31.5.06

Ma Dai Basta. Sempre 'Ste Cose Da Pecorari

Perché?

No. Dico, mammasantissima: perché?

Perché l'inno della Nazionale realizzato dai Pooh?

Nauseato dall'ennesima carenza, mancanza, ellissi di stile di noi italiani, vi saluto per un paio di giorni.
Forse qualche connessione volante, chissà, la rimedierò (perché ho un paio di cosette in sospeso che mi obbligheranno almeno ad un controllo-rapido-posta).

Ma due/tre giorni di stop over mi servono. Sennò collasso sulla tastiera.

Ci si risente sabato sera.

Intanto leggetevi l'articoletto scritto per Rockit riguardo il live di Carmen Consoli a Roma, lo scorso 15 maggio. Il link è qui di fianco.
30.5.06

Quando si dice la sincronizzazzione azzeccata

A RaiTre hanno confezionato il promo di "La Meglio Gioventù" (che andrà in onda nei prossimi giorni: lo consiglio vivamente a chi non abbia avuto modo di vederlo perché è un prodotto di altissima qualità) sincronizzando - insomma, mettendo come sfondo musicale - "Glorius", di tale Andreas Johnson (ricordate? uno dei tanti one hit man di qualche anno fa: capata al Festivalbar, 4/5 spot sonorizati e addio alle armi).

Una cosa assurda. Gusto zero. Penso che Paco - il mio gatto - avrebbe scelto con più acume socioestetico (in effetti è un gatto critico, come il padrone, che è un critico gatto).

Con tutto il ben di Dio che offrono gli anni '70 ed '80, dovevano andare a ripescare 'sta canzoncina di cinque anni fa (?): un insulto, per quanto c'è dentro "La Meglio Gioventù".

Io Odio Quelli Che Strappano I Cartelli Che Io attacco Con Tanto Amore Alla Stazione Per Trovare I Bimbi Ai Quali Impartire Allegre Ripetizioni

Sarebbe interessante da studiare, davvero, questa specie di fenomeno "strappatorio".
Ormai la mia esperienza è pluriennale: avrò attaccato migliaia di cartellini - ed assistito con dolore a numerosissime devastazioni.

Dev'esserci un qualche meccanismo diabolico che, appena individuato un cartello contenente annunci relativi a ripetizioni o simili, scatta nella mente di (presumo) giovani "strappatori" esauriti da un anno di scuola o allegramente ciondolanti nell'attesa degli autobus - che, per inciso, non passano mai.

Il punto è che l'atto è di una violenza estrema e, inoltre, rapidissimo.

Oggi pomeriggio ho attaccato diversi cartelli.
Al mio ritorno da Roma ho notato che uno era stato staccato via dal palo su cui era affisso con tanto ardore da portar via la vernice.

Ecchevviulenza.
26.5.06

Non POSSO rispondere


Tommy Bolin Posted by Picasa

Poi dici perché quando ti fermano a via Ottaviano i pinguini incravattati dei sondaggi ad urlarti, bofonchiando in sei nanosecondi, mentre sei mano per mano con la lingua che sta per avvolgere il sudato cono-gelato: "Scusate ragazzi, un sondaggio. Che musica ascoltate?", ti viene da bestemmiare. Sapendo che poi, comunque, domenica andrai a messa.

Vi giuro che l'altro giorno ho risposto al malcapitato, testualmente: "Non posso rispondere".
E quello, poveraccio, con l'aria del comunpensante che fra sé e sé si domanda cosa ci sia di difficile nell'indicare Ramazzotti, Ligabue e, magari per fare i fighi, i Baustelle: "Come non può rispondere? Che significa "non posso"?".

Significa, signor mio, che se ti leggessi la playlist della mia ultimissima compilation per la macchina (si, lo so, devo acquistare il fregnetto-radio per l'i-pod: intanto metto mp3 dentro cd, poi vedremo. Ho tutto, davvero tutto. Dal palmare al depuratore dell'acqua. Mi manca quello, esattamente quello) capiresti perchè non ho potuto rispondere (con tutto che poi, ari-poveraccio, lo rispetto e lo stimo in fondo in fondo):

[avvertenza: la qui presente selezione è senza dubbio alcuno una delle peggiori da me mai operate: fretta, esaurimento, un paio di curiosità, due cagate, poco spazio sul cd. Ma è utile al sol fine di illustrare il perché del mio "Non posso rispondere":]

CALEXICO - Garden Ruin
GRAND FUNK RAILROAD - On Time
JULIE'S HAIRCUT - After Dark, My Sweet
RED HOT CHILI PEPPERS - Stadium Arcadium
SCHNEIDER TM - Skoda Mluvit
STYLOPHONIC - BeatBox Show
TOMMY BOLIN - Private Eyes

Vado a letto, va. [O no?]
24.5.06

Poi dici perché saresti voluto nascere 40/50 anni prima. Del 1983.




Catherine: You said "I love you," I said "wait"; I was going to say "take me", you said "go away."
23.5.06

PROVATE A GUARDARE LE COSE CON OCCHI DIVERSI (MAGARI VERDI). IL MONDO VI SEMBRERA’ PIU’ LIQUIDO CHE MAI.

Cronaca di un esperimento suburbano a cavallo fra tecno-esaltazione ed edonismo post-moderno. Per vedere l’effetto che fa. Scrutare il mondo con due lenti a contatto verdi.

“Profezie e utopie negative si stagliano all'orizzonte. Heidegger, Huxley, Orwell ci hanno parlato del destino dell'uomo affidato alla tecnica: nel titolo del libro di Huxley lo stupore di Miranda, che nel finale della Tempesta incontra le "perfette creature" che popolano il "brave new world", si capovolge nella descrizione di una gelida pianificazione che divide quelle creature in caste biologicamente determinate. Ma gli apologeti della nuova società si liberano di questo retaggio con una scrollata di spalle”. E’ Stefano Rodotà a parlare, un convegno di qualche anno fa. Se a questo tipo di retaggio aggiungete uno zio che fa il rappresentante di lenti a contatto ed un’attitudine ipercritica all’indagine della società capirete perché ho capito che fare cultura è anche e soprattutto indagare nella società. Ho dunque preso la palla al balzo e – con un esperimento metà da antropologo, metà da coglione e metà da comunicatore – ho deciso di trasformarmi in una di quelle perfette creature di cui parla l’insigne giurista. E – su un fisico in perenne crescita palestrata corredato da una dialettica aristotelica – ho innestato un bel paio di lenti a contatto verdi (su due iridi usualmente pigmentate di marrone). Un moro verde. In giro per la città di Roma. Un esperimento: vediamo se è vero, mi dicevo. Se cambia l’approccio, l’impatto, lo smacco e lo stacco. Se tutti vogliono essere quelle “creature pefette”. Se la tecnica – paradossalmente in questo caso una di quelle più vetuste e meno invasive, un pezzettino di plastica colorata poggiata sull’occhio – effettivamente cambia. Se davvero ci avviamo tutti a vivere in una "repubblica delle scelte" dove quanto è deciso geneticamente può essere sovvertito tecno-culturalmente. Senza troppi problemi. Non è un comune “gioco di maschere”, o qualcosa di simile. Molto di più: è stato, in piccolo, usare la tecnica per cambiare. E il risultato ha confermato quel che, in effetti, le più grandi menti del nostro tempo van raccontando: sospinta dall' “orrore della scadenza” di Zygmunt Bauman, la nostra vita e il nostro corpo devono modernizzarsi. O soccombere. Così è sul treno, in metro, in palestra, all’università, in giro. Due lenti a contatto verdi hanno attirato sui miei occhi più occhi di quanti io ne abbia mai attirati e con uno stazionamento attentivo elevatissimo. Dimostrando – una volta di più – come non esistano ostacoli di alcun tipo (biologici, tecnologici, etici) allo scriteriato metamorfismo post-moderno. Ed innescando una mezza rivoluzione della Vita contemporanea. Chissà se Lim e Wichterle, due signorotti cecoslovacchi di mezzo secolo fa, avrebbero mai potuto immaginare che (anche) le loro minute creazioni in gel – un paio di lenti a contatto - avrebbero contribuito a costruire la liquidità del nostro tempo.
18.5.06

Godo


Penélope Cruz Posted by Picasa

Santissima Pazienza Incallita: ditemi voi come si fa - dico c-o-m-e, concretamente - a resistere ad un Volto del genere.

Io esplodo. Mi sminuzzo. Bollo. M'attanaglio. Sfingo.

Dice l'antropologo Alexander Alland che l'arte è un "gioco con la forma che produce una trasformazione-rappresentazione esteticamente felice. [...] Riesce quando ci sono concordanza culturale tra forma e contenuto e perfetta realizzazione tecnica".

Ora: ditemi se, per i miei canoni di italiano, non c'è "concordanza culturale" nel Volto di Penélope Cruz. Altroché, se c'è.
E poi abbiate il coraggio di negare che la realizzazione del suddetto Volto - ad opera di Madre Natura, Dio Santissimo, Manitù, the Big Man o chi volete voi - non sia "tecnicamente perfetta".

Indi (e), per la logica sillogistica occidentale, Penélope Cruz è Arte.

Per mille fantastiliardi di cambiali scadute - eufemizzando quel che mi passa per la testa.

Dimenticavo: se poi aggiungete che Almodòvar sbatte i colori in faccia alle sue attrici come farebbe un arcobaleno invadente durante un pic-nic vi rendete conto da soli che l'accostamento delle due componenti, forse, supera l'Arte e si dirige verso l'Assoluta Perfezione Estetica.
Godo.
16.5.06

Leggete. Questa. Cosa: Ora.

Io non credo al destino. Cioè: credo che noi possiamo dargli una bella curvatura.

Ma queste cose qui ti fanno ragionare, eccheddiavolo.
13.5.06

Ormai è un inferno, ci serve un dio

Ma se si arriva a uccidere così, senza rispetto neppure per una giovane donna incinta, che cosa può significare? Cosa sta succedendo?
«La verità è che è un inferno, soprattutto la condizione della donna sta diventando sempre più infernale. Manca l'educazione, quella che le famiglie non hanno mai dato e la scuola e la società non danno più. Lo si vede girando per le strade, il tormento a cui è sottoposta una donna, anche senza arrivare a violenze fisiche o delitti, è qualcosa di imparagonabile rispetto ad altri soggetti».

Di chi è la colpa? Della tivù? Dei giornali?
«Si, assistiamo ad un imbarbarimento, a un dilagare della pornografia, il messaggio mediatico e pubblicitario dominante è quello della donna oggetto dei piaceri altrui. Serve un mea culpa generale, della scuola, dei gironali, della televisione. per non parlare del web».

La barbarie viaggia in rete?
«Su Internet c'è una montagna di spazzatura a portata di mouse. E la cosa peggiore è che a navigare sono bambini di dieci anni. I miei amici mi raccontano che i loro figli aprono dei siti inauditi, c'è un'invadenza tremenda del web che spara merda a 360 gradi».

E allora qual è la soluzione?
«Speriamo che un dio venga a salvarci».

da un'intervista a Massimo Cacciari,
la Repubblica di oggi, p.31.
12.5.06

Click - Clic? - Clik?


Foto di Paulina Spiechowicz Posted by Picasa

Poi, via, non venitemi a dire che non ho il mio sex appello.

[Si, dunque. Vi spiego perché. Nell'intervallo della interminabile ma insostituibile lezione di critica pascoliana a cura del benemerito professor Leonelli, nello scenario post-moderno-allucinatorio della Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università Roma Tre, io e la mia amica/compara di università Paulina (fotografa o fotomodella? Chissà!?) non avendo un emerito cazzo da fare, abbiamo impiegato, dopo il caffè, la nostra bella pausa a farmi fare le foto stile-modello Calvi Klein. Insomma, questa è una delle foto che sono venute fuori. Realizzate - scherzi a parte - davvero in gran velocità. Molto divertente. Provateci ogni tanto: farsi fotografare fa bene].
10.5.06

Antiprogrammazione

Oggi è stato eletto il nuovo Presidente della Repubblica e Mentana parla del Papa (precedente, fra l'altro). Forse perché pensava che avendone già chiacchierato per due ore Vespa, del Presidente, la gente ne avesse abbastanza e non potesse sopportare altre due ore abbondanti su Canale 5.
Così ha dato a Matrix un contenuto antitetico. Quanto prescrive il manuale del buon comunicatore.

Peccato che da Vespa abbiano parlato di tutt'altro. Nonostane il faccione di Napolitano campeggiasse alle spalle dei convitati. Se ne sono proprio fragati. Han fatto campagna elettorale, in pratica.

Imperdibile poi la scenetta da bar, quasi una gag alla Walter Chiari (mancava che si dessero del sarchiapone), fra Fini - che quando ride è eccezionale, sembra un inetto - e Mastella - il quale suppongo abbia fortissimi problemi comportamentali e a tratti terrorizza: Fini lo punzecchiava sul fatto che è ormai protagonista di un valzer delle poltrone imbarazzante e che, alla fine, sarà sistemato in qualche ministero di serie B visto che ha preso 3 voti. Mastella rispondeva urlando "Lascia stare" bofonchiando sulla poltroncina con gli occhi sbarrati modalità satanasso.

Alla fine, di Giorgio Napolitano non ne ha parlato nessuno.
9.5.06

Ipse dixit

L'immagine pura è fascismo.
6.5.06

Carlona

FARE LE COSE ALLA CARLONAIl significato indica espressioni come alla buona, in modo grossolano, senza cura, in modo trasandato. Il detto risale all’imperatore Carlo Magno, chiamato Carlone e raffigurato nei poemi cavallereschi come uomo semplice e bonario che amava indossare abiti di stoffa rozza. [Giulio Nascimbeni (2004) sul “Corriere della sera”].

La descrizione etimologica riportata sopra l'ho trovata qui . E l'ho trascritta perché, devo dire, la trovo sostanzialmente corretta. Pregnante.

E' un periodo che la gente che fa le cose alla carlona - la società intera, a mio parere, strutturata su una funzionalità imperfetta ed arraffazzonata - mi innervosisce. Di più: mi imbestialisce, nel vero senso della parola. Rischio una mutazione mannara.

E non dipende, beninteso, dal mio modo di essere. Che rasenta il pefezionismo maniacal-compulsivo infarcito di notevolissime dosi di senso di responsabilità di stampo cristian-proletario. No. Davvero. Io non c'entro. Credetemi. Non c'entro davvero.

C'entrano loro. Dice: loro chi? Tutti.
Dal direttore del giornale locale alla segretaria del corso universitario. Dal barista all'impiegato comunale. Da chi chiede, ti chiede tantissimo (colpa tua, ce li abitui, a chiedere tanto) e dà poco, o nulla. Ti chiede - soprattutto - attenzione e impeccabilità rendendoti carlona. Chiunque. Da quello che formatta male un articolo al giornalista che scrive invece di po'. Da quello che non sa nemmeno cosa sia il Presidente della Repubblica alle amministrazioni comunali che lasciano le città marcire nella merda dei cani e nelle buche del maledetto cemento che ci avvolge.

Davvero: magari non ve ne siete accorti, ma siamo circondati dalla carlona.

E la verità è che ci state tutti bene, dentro.

[Dallo stereo escono le note del vinile di Ron Carter, Herbie Hancock e Tony Williams registrate all'Automatt di San Francisco il 13 luglio 1977. L'album si chiama "Third Plane". Ed è un carezza.]
3.5.06

Ready? Steady? Go!

Carlo Aurelio [...ehm...Azeglio] Ciampi ha deciso di non accettare una ricandidatura al Quirinale.

Inizia dunque oggi una delle più sanguinose battaglie della Storia della nostra Repubblica.

Ci sarà da divertirsi.

[...ma una donna presidente, non sarebbe ora...no?...no no, scusate, non volevo dire una castroneria].