28.3.06

Giunte/Giubbe Rosse?



"Giubbe Rosse" di Cecil B. DeMilles Posted by Picasa

Che poi a me 'sta solfa indigeribile delle "giunte rosse" mi riporta sempre alla mente, causa banalissima assonanza dovuta a non so quale contaminazione semantico-lessicale, le "giubbe rosse".

Che, a scelta, è:
  • La Royal Canadian Mounted Police. Cioè, la polizia a cavallo canadese;
  • un film diretto da Cecil B. DeMille nel 1940;
  • un film diretto da Joe D'Amato (id est Aristide Massaccesi) qualche anno più tardi, nel 1974;
  • il titolo di un album del maestro Franco Battiato del 1989;
  • ovviamente, il notissimo caffè fiorentino che per un secolo è stato crocevia di intellettuali, critici, scrittori e giornalisti dall'inizio del secolo, passando per il futurismo e i vociani di Prezzolini, per il gruppo di Bo, Luzi, Pratolini fino a Montale e Dylan Thomas.

...ma perché mai mi sarà venuto in mente giubbe rosse...?

Sarà l'esaurimento di questi tempi aurorali.

24.3.06

Rockit svolta. Viva Rockit!


ROCKIT M.A.G.! PARTY Posted by Picasa

Rockit - la piattaforma trasversale da sempre punto di riferimento della musica indipendente italiana sulla quale scrivo da anni - svolta.

Dal 27 marzo, lunedì prossimo, cambierà il look del portale
www.rockit.it e, in perfetta sintonia, cambierà anche la grafica di ROCKIT'mag, il free press in distribuzione nazionale proprio in questi giorni legato all'Associazione.

Restyling totale, dunque.


Che festeggeremo con due party, a Milano e Roma, nei quali si esibirà il meglio della nostra musica indie, con qualche inaspettata sorpresa.

Ovviamente, aspetto amici, conoscenti, indie rocker ed indie cocker oltre che appassionati che siano capitati per caso sul mio blog, al party di domani sera a Roma, al Circolo degli Artisti.

22.3.06

Dai Borboni alla taroccofilia



"Il motivo più importante della scarsa incisività della Convenzione è dato [...] dalla mancata adesione del regno borbonico, dove operano in maggior numero gli stampatori abusivi. Sono proprio questi tipografi, in maggioranza napoletani, forti di un ormai storico appoggio governativo, a premere sulle autorità per impedire l'adesione al trattato, che avrebbe comportato una crisi gravissima per le fragili imprese meridionali, costrette a misurarsi con una concorrenza finanziariamente più solida e tecnologicamente più avanzata"

Maria Iolanda Palazzolo, Geografia e dinamica degli insediamenti editoriali, in Alberto Cadioli, Giuliano Vigini, Storia dell'editoria italiana, Editrice Bibliografica, Milano 2004.

Ora: non è mio intento quello di rafforzare stereotipi - in tal caso la presunta tendenza alla frode e all'abusivismo che caratterizzerebbe l'Italia del Sud - che ritengo dannosi. E, soprattutto, seppur veri, di certo non esclusivi.

Però, la Storia parla chiaro.

La Convenzione cui allude la citazione è infatti la prima sul diritto d'autore ed è nientemeno che del 1840.

Le centrali in cui si producono cd taroccati smistati poi in tutto lo Stivale hanno dunque degli antesignani ben più anziani.
18.3.06

You say Rete. I say Mente


Internet? Posted by Picasa

Da un lato non conosciamo il confine della nostra mente.
Dall'altro non conosciamo il confine del viaggio in Rete.

Queste due entità indefinite, toccandosi e mischiandosi, non possono che portare euforia, un senso quasi allucinogeno di potenza pura, dilatazione, esaltazione della mente, esattamente ciò che molti cercano nella droga.


Furio Colombo, Confucio nel computer, Rizzoli, Milano 1998 in Paolo Apolito, Internet e la Madonna - Sul visionarismo religioso in Rete, Feltrinelli, Milano 2002
14.3.06

Pronto? Cannelloni e piatto contadino?


Telephono bicolore Posted by Picasa

Avete notato che, ormai, col traffico telefonico importante dirottato sui cellulari (senza contare, ovviamente, chat ed e-mail) il telefono di casa, il numero fisso insomma, sta diventando un ricettacolo di immondizia - o, più pragmaticamente, di 'mmonnezza?

Ormai, su dieci telefonate, almeno sei/sette sono promozionali e pubblicitarie. Addirittura spesso affidate a nastri preregistrati (situazione che, in assoluto, mi innervosisce maggiormente).

Il mio discorso potrebbe sembrare cretino. Ma non lo è.

Rfiletetteci un momento. Qualche anno fa - non molti: cinque o sei - telefonare in casa degli altri comportava un momento di riflessione, di rispetto.
C'era una sorta di - sacrosanto - muro di riservatezza che poteva essere rischioso sfondare. E che solo chi sapeva di poter essere sanzionato positivamente arrischiava a scavalcare.
Telefonare in casa d'altri, insomma, significava quasi sottoporsi ad un esame, ad un confronto, forti di un messaggio ben preciso da comunicare. Per non essere tacciati di prepotenza doppino-telefonica.

Oggi, succede di tutto: trattamenti di bellezza, fanghi, massaggi, abbonamenti telefonici che rischiano di dar vita - nell'utente medio - a incasinamenti complicatissimi della bolletta da sbrogliare fra operatori vari. E poi, ancora: offerte di lavoro (ve lo giuro: c'è chi mi ha offerto pseudo-lavori per telefono), caciotte e salami in offerta, centri commerciali che avvisano sull'avvio i saldi.

Impossibilitati dall'accaparrarsi i numeri cellulari - per i quali, per fortuna, quel muro di riservatezza ancora resiste - aziende, serie e no, grandi o piccole, hanno fatto mambassa degli elenchi telefonici trasformando il telefono di casa (che fra poco, comunque, diverrà un unicum col cellulare: e non so se questa è una bella o pessima notizia) in un centralino commerciale di cui Noi siamo gli ignari ed impotenti addetti.

Così succede che alle 8,45 della mattina - ve lo giuro, è accaduto - l'azienda di surgelati ti svegli per chiederti se "può interessare alla signora (mia madre, ovviamente n.d.b.) la nuova offerta confezione cannelloni settecento grammi più piatto contadino cinquecento grammi a soli 14 euro fino al 13 del prossimo mese".
12.3.06

Sloba e la Storia dei Balcani


Slobodan Milosevic Posted by Picasa

Ora che è morto Sloba - se non è stato ucciso o non si è ucciso, che mefistofelico tempismo! -, torneranno alla ribalta le schifezze compiute nel corso delle guerre jugoslave dall'ex-presidente e dai suoi più stretti collaboratori. E, soprattutto, torneranno alla ribalta le ragioni, le motivazioni, le strategie, le alleanze, i morti, le deportazioni. La pulizia etnica. Nel più oscuro teatro bellico dopo la seconda guerra mondiale - non dimenticherò mai le lettere insudiciate ma, come dire, profondamente eleganti che ci arrivavano dalla Croazia scritte dalla famiglia del bimbo che all'epoca la mia, di famiglia, adottò a distanza.

Insomma: come dopo ogni morte, inizia l'analisi storiografica.

C'è un libro di enorme interesse per l'onestà intellettuale e la chiarezza espositiva. Si intitola "Kosovo. La guerra in Europa. Origini e realtà di un conflitto etnico" di Roberto Morozzo Della Rocca.

Ve lo consiglio: è ormai di qualche anno fa, ma può essere un primo passo verso una comprensione difficile delle intricatissime radici di sangue balcaniche. Rispetto alle quali Milosevic ha rappresentato solo l'ultima, drammatica tappa.

[Si, esatto. Rieccomi qui, dopo sette giorni di intensive-skiing. Sarei rimasto lassù, fra l'Adamello e il Brenta, accampato in una canadese].
3.3.06

E basta con queste chiacchiere sanremesi. Vi dico la mia e me ne vado a sciare


Carlo Verdone nei panni della paleo-cantante Assunta Posted by Picasa

Non potevo partire - eh si, il blog onniculturale si riposerà per una settimana, assieme al suo gestore, a meno di collegamenti volanti dalle piste del Trentino - senza darvi uno spunto su Sanremo.

Ebbene, quest'anno i lembi del volto a formare un sorriso li ho tirati su per la prima volta ieri sera, durante la strepitosa esibizione del fantastico Carlo Verdone nei panni di un personaggio messo in piedi apposta per l'ospitata. La paleo-cantante Assunta, che ha ancora una volta dato l'idea dell'abilità di Verdone quale osservatore di quanto ci circonda e di flaneur delle fobie e dei tic nazionali.

"Qualcosina bisogna pur regalare. Chi viene qui e non fa niente, è un cretino" ha mormorato il comico romano dopo l'esibizione. E che il Dio degli Artisti lo benedica, ancora un minimo di dignità (r)esiste.

Per il resto, credo che Panariello abbia toppato fondamentalmente in un punto (per quanto abnorme): non ha voluto - fortissimamente - essere sé stesso (e lui E' i suoi personaggi) a favore di uno stile sobrio per il quale non ha assolutamente le carte in regola.

Il risultato è stato dar vita a puntata segnate da una vuotezza disarmante, al di là della fumettistica (e frizzante) faccia di Victoria Cabello e della prorompente Ilary Blasi. Loro hanno fatto quanto spettava al ruolo assegnato.

Chi è mancato è stato appunto Panariello che, infatti, facendo ieri sera (nella terza serata), quanto avrebbe dovuto fare sin dalla prima serata (farsi reggere la scena da un protagonista di spessore, come con Pieraccioni) ha recuperato qualcosina. Almeno in temrini di dignità.

Ad ogni modo, i risultati in termini di share stanno sopra l'edizione della Ventura (anche se come ascoltatori assoluti qualcosina sotto). L'edizione è mediocre ma né peggiore né migliore di molte altre - in questo non sono d'accordo con Assante ed altri che sto leggendo in questi giorni. E Panariello ha subito attacchi ingiustificati rispetto all'intero contesto, rispetto al peso insostenibile degli spot, rispetto alla "povera" gamma di ospiti. E' Sanremo ad essere in crisi, ce lo ripetiamo ogni anno ma pare che nessuno voglia capirlo, non chi lo conduce - che certo può fare la differenza, ma proprio in virtù del proprio personaggio, non certo perché abbia dato una sua impronta al Festival [e infatti Panariello non è stato sé stesso, in queste serate, ed ha toppato. Bonolis invece è stato sé stesso, e così Fazio anni fa nell'edizione più interessante degli ultimi anni]. A Sanremo il conduttore vince perché la gente lo segue, segue lui e il suo gruppo di lavoro. Perché porta sé stesso sul palco dell'Ariston. Al di là che stia, appunto, conducendo Sanremo.

Ma se Panariello non fa Merigo, Mario il bagnino o il macellaio pazzo, mi spiegate che cazzo avrebbe dovuto fare, lì sopra?

Presunzione. Forse questo è stato il più grande errore: Panariello, come ho accennato sopra, ha voluto reinventarsi in una veste di sobrio conduttore che non gli appartiene. E ha finito col fare la figura che farei Io ad un convegno di fisica nucleare applicata ai sottomarini (che poi, a pensarci bene, intelligente come sono me la caverei pure in quel contesto. Anche se preferisco di gran lunga i seminari di critica pascoliana).

E poi c'è un paradosso: quest'anno che il trio di conduzione ha lasciato - per sua intrinseca carenza - molto spazio alla musica, a mancare è stata proprio la musica.

A fra una settimana (o poco più).

Ah, giusto: le canzoni! Quest'anno di una pochezza disarmante. Lisce, liscissime. Peraltro non sono nemmeno riuscito ad ascoltarle tutte. Segnalo giusto Ivan Segreto ed Alex Britti. Per il resto, piattume sconfortante (a parte qualcosa che ora, sicuramente, mi sfugge).

2.3.06

Il Baco della Radio

C'è un fenomeno che più di altri mi fa imbestialire: il qualunquismo.

Cioè il non-prendere posizioni precise, distinte, pulite. L'idiosincrasia per l'argomentazione, l'approfondimento. L'affidarsi a stereotipi e ragionamenti preconfezionati in ogni - forzata - presa di posizione.

Il qualunquismo è la vera arma dei potenti, perché mefistofelico coacervo di ignoranza, superficialità ed indifferenza. Se ci penso mi sento male. Comunque.

Ora: si dice che tv e radio, ormai, non offrono più nulla di culturalmente interessante.

Questo è qualunquismo. Perché se pure è vero che l'appiattimento impera, è altrettanto vero che cercando qualcosa esce fuori. E per quanto vado a segnalarvi c'è davvero poco da cercare.

Per esempio, da anni la mattina dalle 10,37 e fino alle 11,45, va in onda su Rai Radio Uno una trasmissione benemerita e di enorme interesse: Il Baco del Millennio, firmata dall'intellettuale Piero Dorfles e condotta a turno, di settimana in settimana, dallo stesso Dorfles, da Carlotta Tedeschi ed altri ottimi speaker, gironalisti ed intellettuali.

E' una di quelle trasmissioni che, senza dubbio, mi piacerebbe caratterizzassero in maniera più pervasiva lo schema orario radiofonico o i palinsesti televisivi. Però questo c'è e questo bisogna ascoltare.

Attraverso una serrata serie di interventi dei più qualificati esperti, docenti, intellettuali o artisti di un certo ambito della nostra vita, il Baco scandaglia a fondo - settimanalmente: cioè ogni giorno si resta sulla stessa tematica pur con lievi switches microtematici - gli snodi più interessanti della contemporaneità, i bachi appunto, cioè le faglie che possono essere riempite.
Sulle quali c'è bisogno di parlare, argomentare, capire qualcosa in più.

Questa settimana, direttamente dall'università di Urbino, sta andando in onda una serie di puntate dedicata a Comunicazione e Scrittura: cercare di capire come i media hanno cambiato la lingua, la testa, come scrivono le nuove generazioni, cosa fruiscono.

Cercate, prima di parlare. E sfruttate queste stimolanti testimonianze di servizio pubblico (e culturale).

PS Si parla anche della querelle avviata da Baricco, ieri, su Repubblica. Ne riparleremo: tanto la storia andrà avanti. Che tristezza, però, che Baricco debba comportarsi coi critici come il bambino che prende il pallone e se ne va a casa seccato piantando in asso i compari. In particolare i tratti del pezzo in cui allude al suo estratto conto e alle copie vendute dai suoi libri: ancora siamo a livello di giudicare la qualità dalle copie vendute? Tristesse, mes coupines et coupins.