30.4.06
Si, si: diciamo pure che mantengo la nazionalità italiana solo perché c'è gente così. Ancora.
"Non si può dire se c'è più o meno saggezza. Io certo non ho mandato in pensione il mio cervello. Sto scrivendo un libro "Tempo di revisione" dedicato alla speranza che i giovani con l'informatica possano da spettatori essere attori della scena mondiale. Aumenteremo le borse di studio per l'Africa. E intendo partecipare alla vita politica, non l'ho potuto fare finora troppo impegnata nell'attività scientifica e sociale, ma adesso ci sarò in Senato".
Rita Levi Montalcini, 97 anni, intervistata per la Repubblica da Giovanna Casadio al termine della seduta per l'elezione del Presidente del Senato, sabato 29 aprile 2006.
26.4.06
Ognuno dice la sua
Zia Pompea (detta Adele), 93 anni, votante attiva, si esprime ai parenti riguardo eventuali destinazioni vacanzifere estive.
24.4.06
Annuario della Musica: profuma, è pieno zeppo di informazioni e costa poco. Una goduria!

Emanuele Tamagnini, Alessandro Bonini, "Annuario della Musica", pagg. 318, 18€, Gremese

Quest'oggi post decisamente promozional-culturale.
Vi invito a comprare - il prezzo è imbattibile, considerando il rapporto qualità/quantità e tenendo in conto pubblicaizoni affini - una nuova pubblicazione firmata da mio amico nonché guru musical-autarchico Emanuele Tamagnini.
Si tratta dell'"Annuario della Musica", primo titolo di una nuova collana della Gremese editore di Roma intitolata "Annuari & Guide".
All'interno, con mio immenso piacere, sono stati pubblicati alcuni miei contributi: fra questi, due lunghi saggi dedicati all'Editoria on-line ed un altro dedicato invece all'analisi del panorama televisivo musicale italiano intitolato "Tv-music: o brand, o death". Inoltre, ci sono anche alcune interviste da me realizzate (Negramaro, La Camera Migliore, Matteo Esse).
Nella prima sezione, invece, "l'"Annuario" è davvero pieno zeppo di informazioni fondamentali per chi "ama la musica, lavora in questo mondo o aspira ad entrarvi". Dalle case discografiche agli studi di registrazione, dalle scuole di musica alle fiere passando per le riviste specializzate, i portali web, negozi, teatri, biglietterie. Oltre a fondamentali approfondimenti relativi al contratto discografico, con tanto di schema esemplificativo.
Insomma: utile a chiunque.
La carta profuma. La brossura è elegante. La copertina in cartoncino con bandelle.
Una profonda goduria per noi uomini dalla "typographical mind".
Dai che anche così si fa ripartire il Paese.
Qui si può comprare online.
20.4.06
Pijiamose a cuscinate!

Locandina/flyer del Roman Pillow Fight

Allora. C'è un mio amico nonché già sodale universitario - che però, forza del web, ormai frequento solo ciberneticamente - che evidentemente negli ultimi tempi non ha avuto un cazzo da fare.
Però mi pare che debba laurearsi a breve e quindi auguri.
Ad ogni modo: ha messo su un'iniziativa folle. Decisamente cool, anche se pare che cool non si dica più. Molto indie, insomma. Che merita pubblicità. Perché risponde ad una genuina estetica dell'assenza di fine. E questo - di tanto in tanto - mi piace. Credo che proporrò al mio amico di comporre un manifesto programmatico della questione a metà strada fra Mughini, Ferrara e Adorno.
Insomma: domenica prossima c'è da prendersi a cuscinate a piazza Santa Maria in Trastevere.
Il gestore del quipresente blogghetto probabilmente non potrà esserci.
Ma rilancia il Roman pillow Fight con grande ammirazione per la profonda vena fancazzista che ne connota l'ideazione nonché per la verve anarchico-autarchica che ne ha segnato la promozione.
[Sembra la motivazione di un commendatorato quirinalizio...].
Chapeau per Matan e per il suo myriceo stare al mondo.
19.4.06
Gioco ergo sum

Un momento di gioco

Nella sua ricerca Brian Sutton-Smith sostiene che le attività ludiche sono importanti non perché forniscano alla società una forza socializzante, ma perché danno spazio all'innovazione, tesi avanzata anche da Fagen a proposito del probabile valore del gioco per l'evoluzione di una specie. Helen Schwartzman ha dimostrato come prese in giro e pagliacciate consentano ai bambini di criticare il mondo dei grandi. Anche alcune forme di gioco adulto, come il carnevale e Halloween, servono da commento alla "realtà", sanzionando l'insulto e il dileggio per le figure d'autorità, l'inversione degli status sociali, la buffonata, la parodia, la satira e via dicendo.
La società si difende dalla minaccia definendo il gioco "non serio", "falso", "per finta", "fantastico", "irreale" e cosi via. I politici sanno che il gioco può minare l'ordine costituito e i regimi repressivi sovente censurano l'umorismo che mette alla berlina il potere, con il risultato di trasformarlo in una forma consapevole di resistenza politica.
Emily A. Schultz - Robert H. Lavenda, "Antropologia Culturale", Zanichelli, Bologna 1999, p.129
15.4.06
13.4.06
Tu vuo' fa' l'americano...ma si' nato in italy!

Un'immagine delle ultime parate del "Columbus Day" sulla V strada, a New York

Giuro che poi tornerò a parlare di politica solo quando i tempi saranno maturi per esprimere un giudizio sulla compagine di governo che proporrà il professor Prodi - se il bambino proprietario del pallone permetterà anche al centro-sinistra di giocare.
Intanto, però, un elemento che mi ha molto colpito: è innegabile come gli epici "italiani all'estero" siano stati fondamentali per il risultato di queste sofferte politiche.
Mitizzati, già considerati territorio "facile" della destra più irrazionale ed isintivo-reazionaria alla Tremaglia, hanno espresso un voto maturo ed argomentato. Che è letteralmente sfuggito alle previsioni dei mondo-strateghi della destra.
Segnalo un editoriale di Vittorio Zucconi - anch'egli italiano all'estero - che, al solito, sviscera con grande acume la situazione e la motivazione del voto dei nostri concittadini in (quasi) tutto il globo.
11.4.06
8.4.06
BASTA!

Copertina dell'Economist di questa settimana, edizione europea

Di solito in queste occasioni cruciali sparo, come un mitragliere insaziabile, le mie riflessioni al mondo intero. Motivando le mie posizioni e cercando di convincere chi non dovesse condividerle.
Quest'anno, invece, affido il mio messaggio elettorale, ed il mio invito pressante, alla copertina dell'Economist. Lo affido alla potenza di un'immagine ancorata ad un titolo giornalistico. Ebbene si: delego ad una copertina. Che nella sua ineguagliabile semplicità, ci ricorda un importantissimo punto: è fondamentale non sprecare il voto. E' fondamentale dare la vittoria al centro sinistra.
"Basta", questo è il punto. "Basta" con tutto quel che - dall'economia alla cultura, dalla morale alla finanza, dal mondo del lavoro a quello, esanime, della scuola e dell'università - l'Italia ha dovuto sopportare da parte di un'amministrazione arrogante, segnata da un'ingombrante ed imprescindibile anomala presenza. "Basta" con le leggi la politica concepita come "rifugio" e "riserva" giudiziaria.*
Ecco perché, lascormai stremato, in questa notte di venerdì dopo "Inside Man" di Spike Lee, esangue dal rush finale che ha messo a dura prova le mie capacità di sopportazione psicofisica, invito a non gettare il voto del 2006 alle ortiche, ma a metterlo a frutto.
E barrare uno qualsiasi dei partiti dell'Unione.
*Ne approfitto per aggiungere qualche altro basta.
Basta con le veline in tv elevate a reginette. Basta con le interviste a chi risponde "sono molto contenta". Basta con le fiction riciclate. Basta coi libri di Baricco, che poi fa le polemiche su Repubblica e ci rompe le palle assaje. Basta con gli articoli fiume di Pietro Citati. Basta con gli esami universitari ridotti a raccolta punti Esso. Basta con tre mesi qui due lì. Basta con la mediocritas imperante.
In un'unica formula: Meno dj, più stratocaster!
4.4.06
La Vanna Marchi di Palazzo Grazioli

Vauro da Peacereporter

Ha davvero raggiunto livelli che ci portano a vergognarci di essere italiani.
Che tristezza. Che puzza di paura di perdere il potere, il culo parato, i privilegi del Controllo messi a frutto per fini eminentemente privati.
Spero solo che si sia definitivamente compreso che, solo per una qualche salvifica questione di Fortuna, siamo tuttora ancorati ad un sistema democratico.
I giochi devono finire. La gente deve tornare ad essere intellettualmente rispettata.
L'Italia deve ripartire, con serietà.
Di clown - che non azzeccano mai la battuta e allora s'incazzano per i fischi del pubblico e se ne vanno - ne abbiamo avuti troppi, in questi ultimi cinque anni.
Il Circo ha chiuso. E dentro c'è ancora il pagliaccio stronzo che non ci vuole stare e continua logorroicamente ad esibirsi nei suoi miserevli numeri davanti ai pochi amici rimasti a sopportarlo.


