Ma voi non siete convinti di vivere in un Mondo di Mediocrità?

No. Davvero. Non voglio fare il solito pessimistoide sciacallo rompiscatole: è che questa è la pura, semplice realtà. Basta guardarsi attorno cum grano salis (eh lo so, lo so che mica è facile...).

E l'elemento peggiore - che conferma questa tesi e sconforta al contempo - è che prova oggettiva di questa puzzolente situazione la troviamo ovunque. In ogni sacrosanto contesto nel quale la socialità - cioè il fatto di non essere (purtroppo?) delle monadi - ci costringe (o ci induce, o ci seduce) ad immergerci.

L'Università, per dire: ormai è un esamificio. Per decidere quali esami sostenere bisogna perdersi nei meandri della formalità. La burocrazia si-sta-mangiando l'Università. La sostanza, la polpa stanno scomparendo. Devi essere tu, e il tuo senso di responsabilità, a cercarle, a volerle, a coltivarle. Altrimenti, si viaggia ben bene anche accomodati nel seggiolone della mediocrità. Col risultato che chi ha talenti e voglia soffre, si esaurisce, fatica e in cambio ottiene solo docenti fissati che vogliono la "malattia". Gli altri se ne fregano, e campano.

Il mondo del lavoro: ho sempre lavorato, nelle maniere più diverse e, certo, mi manca la grande esperienza. Quindi non dovrei parlare. Ma da quando ho 16 anni mi confronto con contesti lavorativi. Ebbene: la spinta a dare il meglio - nemmeno in mestieri come quelli umanistici - non paga. Assolutamente. Si rischia, anzi, di venir guardati storto per qualche iniziativa, per delle critiche (io critico tutto, sempre, e soprattutto me stesso quindi state zitti ho la coscienza a posto), per delle osservazioni. Per non parlare della ricerca del lavoro: c'è gente che mette annunci specificando che "non è prevista alcuna retribuzione". Siamo alla frutta. Siamo alla follia più pura. Potevi metterlo nel sito volontariato.it, quell'anuncio, imbecille: avresti fatto prima. Schifo. Schifo. Schifo.

Gente: una merda. E non parlo da nerds occhialuto. No. No. Parlo da uno che ha sempre avuto qualche (non molti: rifuggo a gambe levate il gruppo, preferisco la più intima dimensione della cricca) buon amico, che ha la ragazza, e che insomma di certo non gli mancano i contatti - e, anzi, col suo lavoro di contatti ne ha fin troppi. La gente ormai è intontita, sedata, spenta. Non si riesce più a parlare: di nulla. Il calcio invade la mente, i telefonini la spengono, la tv resetta tutto col suo spazzolone intinto di schifezze. La cultura è aliena. La gente non legge. I qutidiani vendono le stesse copie da trent'anni. Forse pure di meno. E comunque un numero (6 milioni scarsi su 60 milioni di italiani) davvero deprimente. I ragazzi - li vedo, sono laureato e sto finendo la laurea specialistica, ormai se permettete mi concedo almeno un minimo di sguardo dall'alto - si iscrivono alle università senza progetti di medio-lungo periodo, senza sapere cosa diavolo vogliono combinare della propria vita (non tutti, non tutti, sia ben chiaro ma è ovvio). Perdono tempo, prendono una triennale in cinque anni, se va bene. Bivaccano, sono vuoti. Non sanno (e tutti, la gente) cosa accade dietro casa. Non sa cosa accade dentro casa. L'80% delle persone vegeta in attesa di scaricare la prossima suoneria per il cellulare.

Dei rapporti interpersonali, non parliamone: "E se la chiamo? Dopo pensa che...", "Ma se io chiamo lui, magari poi...", "Ma no, quella stronza non si merita nemmeno una visita...". Calcoli, conti, matematica dell'amicizia, gemoetria del sentimento. Gente che rinfaccia, che fugge, che intrattiene rapporti di plastica. Amici che scompaiono d aun giorno all'altro, che non salutano, che tu - ne sei sicuro - hai fatot mica nulla. Poi li trovi all'angolo con lo spacciatore, con quel cogliono, con quell'altro idiota. Del tipo Tu Che Hai Fatto Per Me. Bravo Nicolò. Bravo Nicolò La Rocca, tu si che sei forte, che hai dato ad un libro l'unico cazzo di titolo che è giusto dare ad un libro in questo merdoso frangente storico: Tu Che Hai Fatto Per Me. Così, senza interrogativo.

Ovunque ti giri, quel che guardi si sarebbe potuto fare meglio con pochissimo sforzo, anzi senza sforzo: la pizzeria è malandata e sporca, la strada di casa non ci passano le pulizie comunali perché (burocrazia) non si sa di chi sia, i giovani son dimenticati e questo innesca un circolo vizioso che si ricollega a quanto scritto sopra, i prezzi volano, internet continua ad essere ignorato, l'università non sa gli orari e tu li sai perché li hai già scaricati dal sito senza che loro lo sapessero, le opere pubbliche stagnano e la gente si svuota, fa pena e fa il proprio lavoro al 50% (se va bene) di come lo dovrebbe fare. Senza contare - per carità, dovrei scrivere altri 45 post - dei 50 raccomandati assunti a Palermo per contare i tombini e degli altri 20 (sempre amici degli amici, parenti, nipoti, cognate, scagnozzi) assunti per contare quelli che contano i tombini. Lasciamo stare. Lasciamo stare tutto il resto: le veline di merda, la gente che appena vede mezza tetta eiacula, i matti, gli stipendi dei calciatori e il resto dello schifo di merda. Stop.

Che tristezza. Oggi - con stile, non prendetevela d'altronde per me siete numeri sul counter (a parte quei fedelissimi ai quali rivolgo lo stesso invito), e con grande affetto, con l'intento di coinvolgermi in questo mio caloroso appello - vi mando tutti affanculo. Con affetto immenso.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 10:25 | 5 Commenti
26.9.06
China-Coke

Posted by Picasa Enjoy your Coke, guy!


-"Un thè, una Coca-Cola, cosa..?"

-"Nooo, ma che si' matta! Io la Coca-Cola l'ho bevuta una volta sola in vita mia: 'n Cina nell'87!"

-"In Cina? E ci sei arrivato fin laggiù per una Coca-Cola?"

-"Era un pomeriggio de quelli caldissimi, da quaranta gradi all'ombra. C'era da sceje fra l'acqua calla e la Coca-Cola fresca, ghiacciata. Non c'era alternativa".

-"E poi perché non l'hai più bevuta?"

-"Quando rifeci le tubazioni del bagno, prima di sostituire le vecchie con le nuove chiesi allo stagnaro de spurgà quelle che c'erano. Je dissi: "Buttace un po' d'acido, vedi tu insomma".
Mi disse: "Tu sei arretrato, sei. Damme diecimila lire, che manno il ragazzo dall'alimentari".

Je detti ste diecimila lire senza capì granché, e il ragazzo torno co' du' barili de Coca-Cola.

Aho, nun potete capì che venne fori da quelle tubature co' 'sta scarica de Coca-Cola".


Abbiamo presentato la prima puntata de: Vicende di vita vissuta.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 10:58 | 0 Commenti
Signori miei, amici, amici degli amici, conoscenti, addetti ai lavori (stradali), parenti, stimabili compagni, detestabili strozzini, indefessi lavoratori, stravaccati di mestiere nullafacenti (anzi no: voi no, 'fanculo!), giornalisti, giornalai, sozzoni e puritani, mignotte e perbeniste, ladri e poliziotti, avventori, surfers, maniaci, sosia dei sosia dei sosia, appassionati, nerds, finti-nerds, gatti, cani e passerotti e bestie varie:

MA CHE DISCO HANNO TIRATO FUORI I MARS VOLTA (qui di lato Omar Rodriguez-Lopez e Cedric Bixler-Zavala)?

Unico imperativo per le prossime quattro settimane:

ASCOLTARE ricorsivamente, almeno due volte al giorno per tre volte alla settimana, "AMPUTECHTURE" (si, si: in streaming, per intero, su My Space).

Divino e diabolico al contempo. Cazzo, si, esistono ancora 'sti dischi abbasso la plastica.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 23:04 | 3 Commenti
Pare che Veltroni e compagnia assortita si siano improvvisamente accorti dell'indegnità che invade da anni - e negli ultimi tempi in maniera assai più prorompente, davvero oltre ogni limite - le strade romane.

Nei mesi scorsi mi è capitato spessissimo di arrivare a Roma Centro attraverso la Salaria - anche perché il mio sterile comune di affaccia su codesta arteria stradale. Appena all'interno del Raccordo Anulare, inizia la "sfilata".

Uno spettacolo a dir poco raccapricciante: rallentamenti continui, incidenti e tamponamenti a raffica ma soprattutto quintali e quintali di carne viva esposta senza ritegno come in un'orrida macelleria del sesso in ogni momento della giornata, dalle sei di mattina alle sei della mattina successiva, anche il pomeriggio, anche al rientro dal lavoro. Sempre.
E, a quanto pare - ma non servivano certo i dati della questura a confermarcelo -, oltre la metà delle prostitute fermate nel corso delle sporadiche retate è minorenne.

A proposito. Da qualche tempo, per permettere ai porci clienti di individuare senza il minimo problema la ragazza minorenne, sono saltati furi i bambolotti: basta individuare una giovanissima con bambolotto in braccio e zac, state certi che quella è un'autentica minore di diciotto anni.

Ora parlano di telecamere. Poi ritireranno fuori il quartiere a luci rosse - anzi, l'ha già ritirato fuori un tizio di An. Scenderanno in campo politici affamati di carta stampata e benemeriti ma inconcludenti preti-coraggio. I cittadini, intanto, sono già scesi in campo nel vero senso della parola, con tutti i rischi che una giustizia o quantomeno un "controllo fai-da-te" può comportare - considerando che in zona non è difficile scorgere i papponi in ronda continua per tenere sotto controllo le proprie ragazze.

Insomma: il solito, momentaneo ed ipocrita cataclisma. Magari qualche retata. Qualche misero risultato. E tutto sarà come prima.

La soluzione sta solo ed unicamente nel controllo pervasivo.
In quelle strade - non sono poi moltissime, a Roma, basta volerlo fare: Salaria, Togliatti, Colombo, Villaggio Olimpico già sarebbe qualcosa - devono passare ogni dieci minuti le ronde della polizia.

Farsi vedere in continuazione, bloccare i loschi tizi che fanno la spola fra una ragazza e l'altra, perché se li vedo io in macchina li vedono anche loro, effettuare continue verifiche sulle prostitute, scortare chi ha intenzione - come le associazioni di volontariato - di scendere in strada a spiegare alle giovani le risorse (ci sono, ci sono, si pensi al permesso di soggiorno) che hanno per uscire da un contesto del genere: rendere la vita impossibile a chi di quei pezzi d'asfalto ha fatto dei feudi che è intollerabile lasciare sotto il loro controllo.

Punto e basta. Il resto sono cazzate totali. E se non sarà così ci sacapperanno pure i morti, ve lo assicuro.

Ma le ronde non possono passare, lo so lo so, perché fra un po' le caserme dei Carabinieri e le stazioni di Polizia non avranno più nemmeno i soldi per fare il pieno alle pochissime auto di cui dispongono. Perché le situazioni da tenere sotto controllo sono migliaia etc. etc.

E allora ogni iniziativa è impossibile, palliativa e, francamente, questi articoli mi fanno ridere. Di sconforto.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 11:52 | 1 Commenti

Posted by Picasa Ieri pomeriggio negli studi romani di Radio Città Aperta

Ed ecco la succosa scaletta, per chi non fosse stato all'ascolto ieri pomeriggio, della trasmissione "La Macchina del Tempo" condotta da Emanuele Tamagnini sugli 88,9 di Radio Città Aperta, nella quale sono intervenuto.

1) OUT HUD - "So Long"
2) dEUS - "Bad Timing"
3) MODEST MOUSE - "Dig Your Grave"
4) ROOM WITH A VIEW - "Friction"
5) RIVAL SCHOOLS - "Used For Gue"
6) MY MORNING JACKET - "What A Wonderful Man"
7) DECEMBERISTS - "O Valencia!"
8) STUDIO DAVOLI - "Optical Love"
9) EARLY DAY MINERS - "Deserter"
10)FUMISTERIE - "Morning"
11)JULIE'S HAIRCUT - "Afterdark"
12)THE EVENS - "All These Governors"
13)TOMMY BOLIN - "Shake The Devil"
14)MOUNTAIN GOATS - "Broom People"
15)NEW YORK DOLLS - "Lonel Planet Boy"
16)LISA GERMANO - "After Monday"
17)PAOLO BENVEGNU' - "Suggestionabili"
18)ELVIS COSTELLO - "Almost Blue"
19)ULTRAVOX - "While I'm Still Alive"
20)WILLY DE VILLE - "Could You Would You"
21)YELLOW JACKETS - "Les Is Mo"
22)BLACK GRAPE - "Reverend Black Grape"
23)PSYCHEDELIC FURS - "The Ghost In You"

Molto probabilmente l'appuntamento con l'amico e collega Emanuele diventerà mensile.
E quindi potrete ascoltarmi una volta ogni trenta giorni sia sugli 88,9 che, in streaming, sul sito dell'emittente romana.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 10:54 | 4 Commenti
Oggi on-air sugli 88,9 di Radio Città Aperta, ospite dela tramissione "La Macchina Del Tempo" dell'amico e collega Emanuele Tamagnini. Dalle 15 alle 17.

Fuori dalla Capitale e dal Lazio, invece, potete ascoltare la trasmissione in streaming sul sito dell'emittente.

Si parla, si cazzeggia, si passa un po' di buona musica, si discute, si fa gli (indie) pendenti - fino ad un certo punto.

Stay tuned!
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 11:31 | 1 Commenti
Ditemi che non è vero. Che mi sto (adesso, in questo momento, si, proprio ora...) sbagliando.
Che ho bevuto (ma non bevo, santocielo!). Che ho fumato (ma non fumo, santiddio!).
Inventate qualsiasi fandonia, siate cialtroni, buffoni e falsi. Ve ne prego.

Ma ditemi che NON è lei: Monica Leofreddi. Ancora. Sempre e per sempre. Anche a mezzanotte. Non solo a mezzogiorno.
(Tengo a precisare che la mia idiosincrasia non è da riferirsi al personaggio Leofreddi in quanto entità sessuata femminile, in compagnia della quale mi aggirerei volentieri per le sponde della Senna, a conclusione di una romantica serata francese; piuttosto, trattasi di detestabilità riservata al personaggio Leofreddi in quanto entità televisivo-fagocitante).

Che ci fa, lei, nell'ultimo lembo di televisione accettabile e guardabile? Perché deve infestarmi anche la notte provocandomi un disorientamento spazio-temporal-semiotico illudendomi, con la sua voce e le sue vuote argomentazioni, che siano le due del pomeriggio quando invece è notte fonda - l'unica differenza, infatti, è la luminosità esterna alla mia sinistra: per il resto tutto è al proprio posto: io, la poltrona, il computer e la tv? Perché? Ma che t'ho fatto io, dico, porco Giudaccio...

Dulcis in fundo, non avevano altro da recuperare se non la mamma-killer Annamaria Franzoni architettando così l'ennesima, noiosissima puntata dell'ennesimo, noiosissimo finto-talk dedicato al delitto di Cogne.

Non credo riuscirò a sopportare ancora a lungo questo regime di spazzatura televisiva.

Almeno Vespa c'aveva il plastico coi mini-zoccoli sporchi di sangue: uno si divertiva, immaginava di giocarci coi pupazzetti del lego, colorava lo studio.

A domani per un commento ponderato su "Anno Zero", il ritorno di Michele Santoro in tv.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 00:01 | 3 Commenti
Palermo, un giovane commerciante rifiuta di pagare il pizzo
Ora soffocato dai debiti lancia una provocazione sul web
Racket, l'annuncio su internet

"Vendo un rene per non fallire"

PALERMO - "Vittima del racket, esasperata, mette in vendita al maggiore offerente un rene per pagare tutti i debiti". E' la drammatica provocazione lanciata su internet da un commerciante di abbigliamento del centro di Palermo, che ha sempre resistito alle richieste dei "signori" del pizzo. Ora però è in gravi difficoltà economiche. Un anno fa gli hanno rubato merce per 15mila euro ed è stato avvicinato da una persona che voleva dargli "consigli" per riavere tutto. Ha detto no, così come ha respinto altre richieste. Tre settimane fa, sulla vetrina del suo negozio, spostato nel frattempo in un'altra zona, hanno segnato una croce. Lui ha sempre denunciato tutto a polizia e carabinieri. Poi ha chiesto aiuto per accedere ai fondi antiracket, allo sportello della legalità della Camera di commercio e allo sportello antiestorsione della Provincia. Ma l'esito è stato scoraggiante: gli hanno detto che, per avere diritto al sostegno economico, è necessario che l'estortore sia individuato e arrestato. Il giovane palermitano (36 anni) non si è arreso. Si è rivolto a Prefettura e Regione, ma intanto sono arrivati i protesti e quei 15mila euro di debiti rischiano di strangolarlo. Il negoziante, un ex militare del battaglione San Marco impegnato nella guerra del Golfo, dice di "avere ancora fiducia nello Stato", ma chiede di non essere lasciato solo: "Non pagherò mai il pizzo, non cederò mai agli estortori. Voglio continuare a fare il commerciante". (12 settembre 2006)

Fonte: Repubblica.it
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 18:35 | 0 Commenti

Posted by Picasa

"E' questo lo spirito del terrorismo. [...] Non attaccare mai il sistema in termini di rapporti di forze. [...] Spostare invece la lotta nella sfera simbolica, dove la regola è quella della sfida, della reversione, del rilancio. Una lotta tale che alla morte si possa rispondere solo con una morte uguale o superiore".

Jean Baudrillard, "Lo Spirito Del Terrorismo", Milano 2002, Raffaello Cortina Editore, pagg. 45, euro 6,50

Oggi sono cinque anni.

Di tutte le analisi che ho letto, ascoltato e guardato - purtroppo l'unico modo che ho di spiegarmi le cose è leggere, leggere, leggere e poi pensare e parlare -, solo una mi pare ormai da anni adeguata ad inscatolare un evento di per sé non incorniciabile. Una tragedia davvero mostruosa che, in quanto tale, ha posto fine allo "sciopero degli eventi".

Ed è proprio l'autore di questa formula, lo "sciopero degli eventi" che aveva preceduto l'11 settembre 2001, a rimanere a tutt'oggi l'unico ad aver fornito una chiave di interpretazione certo contraddittoria e difficile da mandar giù quanto volete, ma intellettualmente condivisibile e, soprattutto, per nulla rassicurante. E dunque onesta, come chiave di lettura - le spiegazioni a posteriori sono sempre "facili" e sanguigne perché debbono essere rassicuranti. Questa non lo è, e qui sta uno dei suoi punti di forza.

E' per questo che, anche se forse l'ho già fatto, vi consiglio un libriccino piccolo piccolo ma grande grande, intitolato "Lo Spirito Del Terrorismo".

L'autore è Jean Baudrillard, teorico dell' "estasi della comunicazione", il sociologo della modernità, insieme solo a Zigmunt Bauman.
Per chi non lo conoscesse: si tratta di un autore "complicato", geniale e però - paradossalmente - quasi mai totalmente condivisibile. Anche nel libro - che poi è un articolo uscito in prima pubblicazione su Le Monde del 3 novembre 2001 - ci sono passaggi particolarmente duri da sottoscrivere.
Ma nell'economia generale, poi, tutto torna. Davvero.

Sarebbe un atto di superbia trattarne qui, in un misero post.

Rimane però un fatto, incontrovertibile: che la "quarta guerra mondiale è altrove. E' ciò che incombe su ogni ordine mondiale, su ogni dominio egemonico - se a dominare il mondo fosse l'islam, il terrorismo prenderebbe l'islam a bersaglio. Perché è il mondo stesso che resiste alla mondializzazione".
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 14:32 | 0 Commenti
Adesso. Uno non è che voglia sempre fare l'anti-social, quello che-non-gli-va-mai-di-fare-nulla, il rompicoglioni e bla bla bla.

Ma certo 'sta Notte Bianca a noi non è che poi ci garbi da morire. Mica perché. Però se uno deve prendersi un esaurimento nervoso per decidere cosa fare, intenagliato da seimila esigenze diverse, allora resta a casa a bersi una scatola intera di selezione Twinings che in Scozia l'ha pagata 0.99 pences mentre qui da noi, soliti ladri, costa quasi 4 euro.

L'evento musicale di punta sarà Vinicio Capossela tipo alle 5 del mattino. Sticazzi, l'ho sentito venti volte. Per il resto, un omaggio a Miles Davis dei "soliti noti" alla Casa del Jazz e pochissimo altro. Se non ci credete leggete questo articolo: parte in pompa magna e chiude coi soliti Ascanio Celestini e Caparezza. Dai. Su. Siamo seri. Io Celestini l'ho visto l'anno scorso, basta. Magari passo a salutare i tetes de Bois, che quelli si che son bravi.

Le mostre, sono quelle che finiranno fra due mesi, quindi non vedo per quale motivo debba sorbirmi (come lo scorso anno per la bella mostra di Paz) tre ore di fila fra americani caciaroni e romani puzzolenti con ascelle pezzate per sfrecciare a tutta birra nei saloni soffermandomi 5 nanosecondi ad opera solo perché stanotte è la Notte Bianca. Sticazzi. Ci vado domani, ci vado, a vedermi la mostra, rinfrancato dall'usuale attenzione che l'italiano-medio ha per la cultura: zero spaccato. Scommetto che domani pomeriggio quelle medesime mostre saranno come steppe asiatiche: deserte. Ipocriti.

Che poi 'sta smania di partecipare, proprio mi sta come un muflone in mezzo al Raccordo: c'è gente che s'è fatta le tabelle di marcia, s'è fatta. "Alle otto e mezzo siamo ai Fori, alle nove a cena e però poi tocca sbrigarsi che alle 10 inizia Ambrogio Sparagna chissà dove. Dopodiché trasferimento in blocco, modalità sardine pressate in metropolitana, verso il Gazometro che s'illumina". Però. Fiuuuu! AH! Poi c'è la Coppa del Mondo in esposizione, sai che spettacolo: ci sarà un picchetto di imbecillissimi "po-po-po-po-po-po-po" davanti al Vittoriano. Pussa via. Voi e Pupo. Mannaggia a Jack White e quando gli è venuta in mente quella cagata di canzone.

Ma perché, porcaccio Giuda? Perché - diciamocelo chiaramente, l'unico motivo che può spingerti ad uscire sono quei "due milioni" previsti di persone - tocca sempre buttarsi in mezzo?
Per me è inconcepibile: l'anno scorso l'ho fatto, perché c'era una mostra che non avrei perso per nulla al mondo e che avrebbe chiuso battenti il giorno dopo. Ma 'sta volta non c'è un cazzo. E allora sono un reietto se non partecipo con la t-shirt con su stampato il volto sornione di Walter (Veltroni, n.d.r.)?

Non parliamo poi dei media: Repubblica che pompa i 400 eventi (come se la quantità facessa qualità, e infatti c'è poco o nulla di "seguibile"), i 2000 uomini delle forze dell'ordine, i 1000 vigili urbani. Quando poi non sa che raccontare.

Stasera, insomma, che fare? Io ho trovato una via di mezzo: cena e poi visita ai Cinecittà Studios (anzi: agli Studi di Cinecittà, eccheccazzo).
Ma avrei preferito il dvd di, che so, "Hamburger Hill" o anche di "Silent Hill" (!) piuttosto che 'sta lagna.

Quantomeno, rimanendo poi a casa della mia ragazza, la Notte Bianca la passerò in Bianco. Ma questa è un'altra storia.

Buona fortuna.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 11:20 | 2 Commenti
Nonostante un terrificante volo Ryanair Glasgow Prestwick - Roma Ciampino, sono di nuovo qui.

Dopo una settimana di Scozia, che significa una settimana di Highlands, che significa una settimana di quei viaggi che: 1) fai una volta nella vita, perché li fai da giovane girando per ostelli con un amico pazzo; 2) ti resteranno nel cuore finché morte non ci separi; 3) ci lasci un pezzettino di cuore, lassù.

A presto una bella galleria fotografica.

Intanto, un solo ed incontrastabile dato:
ho passeggiato sulle sponde di Loch Ness cercando di fare conoscenza con Nessie.

Che, per quelli della mia generazione, è un po' come conoscere un puffo o avere Doraemon come gatto.
Un miracolo. Un sogno. Un'esperienza rigeneratrice.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 15:44 | 3 Commenti

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