Abbiate il potere, la facoltà di inorridire. Almeno oggi. Almeno per piangere la morte di una delle poche voci critiche e libere di quella sottospecie di mastodontico cadavere politico dal puzzo nauseabondo che si chiama Russia. La Russia del judoka di ferro Vladimir Putin. Che ad oggi, con quest'ultimo omicidio di stato, è definitivamente scivolata del regime autoritario. Senza scampo. Ne sono convinto e quanto accade ne è testimonianza.
Mentre il Mondo si occupava - o più propriamente, voleva occuparsi - d'altro, negli ultimi quindici anni, e in particolare dall'inizio della seconda guerra cecena (1999), la Russia svendeva agli ex membri della classe politica comunista la sua infrastruttura industriale, saltava a pié pari lo sviluppo di una opinione pubblica informata perché la censura tornava a farsi pressoché asfissiante e precipitava nell'autoritarismo. Prima per mano di Boris Eltsin, poi del suo delfino di ghiaccio - che gli avrebbe garantito l'impunità: Putin.
Ho un amico che spesso passa in Russia per motivi di lavoro. E le sue cronache, per me che non ci sono mai stato (e non voglio certo andarci, fin quando la Russia sarà questo schifo di corruzione, violenza e criminalità organizzata frammista fra ex-Kgb e intellighenzia proto-finanziaria) risultano sempre enormemente toste da mandar giù: mi parla di un paese fermo, grigio, oscuro. Di una nazione dominata dal denaro, dalla corruzione in ogni suo aspetto. Dell'attenzione che bisogna avere, in qualsiasi cosa si faccia.
Per me che amo la Russia, la sua cultura; che sono sempre stato incuriosito dalla sua tribolata e magnifica storia; che addirittura abbozzai, anni fa, lo studio del cirillico, si tratta di cronache molto tristi.
Anna Politkovskaya è stata amamzzata perché svolgeva il suo lavoro di giornalista come in Russia quel lavoro è vietato svolgerlo. Punto.
Si sa che stava per consegnare l'ennesima inchiesta scottante relativa alla tortura russa in Cecenia. Ne aveva consegnate e pubblicate centinaia. Aveva denunciato le storture più palesi e le più nascoste. Scritto decine di libri. Fatto nomi, cognomi, dati precisi ed inequivocabili. Era stata cinquanta volte in Cecenia, sempre clandestinamente e rischiando di non tornare nella sua modestissima casa nella prima periferia di Mosca. Dove è stata crivellata da quattro colpi di pistola. Uno al cervello, come fanno i sicari della mafia per accertarsi che l'obiettivo muoia, senza scampo.
Il silenzio delle autorità, oggi, rispetto a questo ennesimo assassinio di stato, parla da solo. E d'altronde nessuno si aspettava davvero nulla da una classe dirigente che si può definire quantomeno ambigua.
Queste persone sono da conoscere. Queste persone sono persone importanti. Sono queste che "esportano la democrazia", altro che balle. Queste persone pagano, hanno pagato e pagheranno con la propria vita la sola colpa di aver svolto integralmente e senza timore il proprio lavoro.
Leggere. Informarsi. Pensare. Via dalla tv. Via dalla merda.
Di seguito il comunicato di Amnesty International:
RUSSIA: AMNESTY INTERNATIONAL CONDANNA L’OMICIDIO DI ANNA POLITKOVSKAIA, GIORNALISTA E ATTIVISTA PER I DIRITTI UMANI
Amnesty International si e’ dichiarata scioccata, rattristata e profondamente oltraggiata per l’omicidio di Anna Politkovskaia, giornalista e attivista per i diritti umani, avvenuto sabato 7 ottobre a Mosca.
Anna Politkovskaia e’ stata colpita a causa della sua attivita’ di giornalista e dei suoi reportage sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia e in altre zone della Russia.
‘La Russia ha perso un’attivista per i diritti umani coraggiosa e dedicata alla causa, che non aveva paura di prendere posizione contro la violenza e l’impunita’ e levava sempre la sua voce per chiedere giustizia’ – ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.
L’organizzazione per i diritti umani chiede alle autorita’ russe di avviare indagini complete e imparziali sull’uccisione di Anna Politkovskaia, di renderne pubblici i risultati e di portare di fronte alla giustizia i responsabili.
Amnesty International chiede inoltre al governo di Mosca di prendere misure urgenti per assicurare che tutti i difensori dei diritti umani e i giornalisti indipendenti, compresi coloro che lavorano nel Caucaso del nord, possano svolgere la loro attivita’ in condizioni di sicurezza e senza timore di minacce e intimidazioni.
Anna Politkovskaia denunciava le violazioni dei diritti umani in Cecenia dal 1999, attraverso i suoi articoli sulla Novaia Gazeta. Per questo suo coraggio, aveva ricevuto numerosi premi internazionali, tra cui nel 2001 il Global award for human rights journalism istituito dalla Sezione Britannica di Amnesty International. Si era anche occupata di violenza nell’esercito, corruzione e brutalita’ della polizia.
In passato aveva subito ripetute intimidazioni dalle autorita’ russe e cecene. In varie occasioni, era stata arrestata e minacciata di pesanti conseguenze se non avesse cessato di scrivere. Nel settembre 2004 aveva denunciato di essere stata avvelenata a bordo di un aereo sul quale intendeva raggiungere Beslan, nell’Ossezia del Nord, mentre era in corso il sequestro di centinaia di ostaggi.