"Quando avevo quattordici anni mi capitarono due episodi che ebbero una profonda influenza sulla mia vita. Il primo fu quando mio padre cedette di fronte alle mie insistenze e lascò che mi togliessi la peluria dalle gambe sottili (ma in ogni caso non permise che passassi il Lady Show sopra il ginocchio): ebbi un momento di indipendenza, da sola nel bagno con le piastrelle rosa, che non potrà mai essere eguagliato da nient'altro finché vivrò, lì a spruzzarmi una marea di Jergens sul palmo della mano e impiastrarmi i polpacci senza peli e scintillanti come quelli di Barbie".
Pamela Des Barres, "Sto Con La Band - Confessioni di una groupie", Castelvecchi 2006, pag.12
[Il libro di questa pazza si annuncia interessante e stuzzicante. Credo che avrò ancora modo di tornare a postare qualche breve estratto.]
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 14:02 | 1 Commenti

Mica perché: ma che diavolo di fine avranno fatto i fratelli Ugolino e Vadino Vivaldi?

Dai: non venitemi a raccontare la storia che li ha rapiti il Prete Gianni una volta sbarcati in Etiopia.

Quello c'aveva ben altro da fare, c'aveva.
Cioè, voglio dire: fossi stato il Prete Gianni, di Ugolino e Vadino me ne sarei sbattuto i coglioni. Li avrei rimandati a casa a calci in culo. Avrei detto loro di tornarsene da dove cavolo erano venuti, dal compare Tedisio Doria, altro che romper le scatole a chi c'ha da lavorare, da badare a diecimila persone a pasto, a cinquecento camerieri e a quella marmaglia di nani, giganti, ciclopi, centauri, minotauri, esseri con la testa di cane, creature con la faccia sul petto e senza testa e via elencando. Dimmi tu se uno (anzi due, quei due) può scassare le palle al signore delle Tre Indie bussando al suo porto con nient'altro che due galee semidistrutte. Che, al massimo, da Genova potevano portarli in Corsica, i Vivaldi. Altro che Etiopia. Dove cazzo vai con due galee, è come fare un rally con l'Ape-cross.
Quindi devono per forza aver fatto un'altra fine. Per forza.
Chi ne sa di più?
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 15:19 | 0 Commenti
Oggi ho tenuto la mia prima lezione universitaria. Un seminario su "Gli Effetti Collaterali della Pubblicità". Una cosa davvero molto bella. Di quelle occasioni che non bisognerebbe mai lasciarsi scappare, nella vita, poiché sono utili a due fini: da una parte di offrono opportunità di metterti in gioco, dall'altra ti fanno crescere. E comunque, in un modo o nell'altro, servono.

Al di là della (ovvia e) lusinghiera occasione di fronte ad almeno una sessantina di persone, sono stato oggetto di un fenomeno prima d'ora estraneo.

Mi spiego: sono da sempre dotato di una notevole sicurezza in pubblico. Nota, anzi, per essere affine alla glacialità. Insomma: quasi prendo il confronto e l'eloquio pubblico come una sfida, ciò che mi porta nove volte su dieci all'eccellenza.

Quest'oggi, però, non è capitato. E' capitato qualcosa di ancor più omogeneo, ancora oltre in un certo senso: non ho assolutamente avvertito il passaggio di consegne - nel momento in cui la docente mi ha dato la parola. Voglio dire: ho preso il turno con una scioltezza tale da evitarmi addirittura quello scatto-glaciale che solitamente innesca il mio turno-pubblico.

Insomma: una osmosi dal privato al pubblico che mi ha davvero fatto piacere. Beninteso: non che non abbia sentito il passaggio. Ma - come dire - non è stato necessairo il raffreddamento per affrontarlo.

Boh. Non so se mi sono spiegato. Comunque direi che vi conviene leggervi l'ultima recensione pubblicata su Rockit relativa ai NoHayBandatrio.

Marco Travaglio ha appena finito uno dei pezzi più divertenti cui ho assistito in tv negli ultimi tempi. Ha dimostrato - provocatoriamente ma fondatamente - come in Italia convenga uccidere la propria moglie o il proprio marito (causa l'assurdo gioco dell'oca di sconti, attenuanti e riduzioni di pena) piuttosto che avviare una lunga e noiosa pratica di separazione. Fe-no-me-na-le!
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 22:36 | 4 Commenti
Osservate attentamente il dorso di questo pacchetto di sigarette, capitato sul tavolo della mia cucina ieri sera - ovviamente non era un pacchetto di mia proprietà dal momento che non fumo.

Guardate, in particolare, sotto al codice a barre.

C'è un simbolo - anzi, più propriamente: un'icona, senza addentrarci nelle pur corrette disquisizioni semiotiche - che, davvero, non avevo mai visto prima. Oltretutto ho cercato informazioni in merito, ma non ne ho individuate.

Sostanzialmente è uno sviluppo della famosa icona con l'omino che getta l'oggetto nel cestino, stampata o stampigliata praticamente su ogni genere di prodotto.

Qui, però, come avete modo di verificare, c'è qualcosa in più: l'omino è a bordo di un motorino (!).

Cioè, il messaggio è sempre lo stesso: "Gettare il rifiuto nel cestino". Però, in questo buffissimo caso, il soggetto (e quindi l'oggetto della prescrizione) muta sensibilmente.

Io l'ho letta - questa customizzazione - come un messaggio rivolto ai giovani. Cioè: l'omino sta sul motorino poiché è un giovane. Essendo i giovani fra i più avidi consumatori di tabacco, l'icona sarebbe giustificata.

E al contempo, però, sancirebbe - così, anche a livello simbolico piuttosto minuto - una situazione di enorme preoccupazione.

Se addirittura arriviamo a personalizzare l'iconografia post-industriale e prescrittiva in funzione del consumatore.

O meglio: questa personalizzazione è giusta ed è sempre stata applicata. E' un peccato vedere che sul pacchetto di sigarette sia già, come dire, preso per certo ed ormai definitivo il profilo dell'utenza media: id est, quella giovanile.

 
Scritto e ideato da simone quando erano le 14:04 | 2 Commenti

"La stessa idea di paesaggio si è infitta in questo irrigidimento funzionale delle forme del mondo come una farfalla fissata con uno spillo in una teca da collezione.
Assunto come servizio sociale nel ruolo di verde urbano, ritagliato in parchi protetti, standardizzato in immagini turistiche di maniera, impiegato come fondale per narrazioni cinematografiche o televisive, il paesaggio si è costituito come sistema organizzato di esperienze e di immagini, trasformandosi in spettacolo di massa.
Non che esso sia definitivamente tramontato sull'orizzonte del nostro destino culturale. Al contrario, proprio in questo la sua stessa idea ha trovato conferma del caratere eminentemente storico che lo distingue, del suo darsi come adesione alla natura, irriflessa e ricca di pathos, eppure ogni volta in qualche modo orientata da un imperioso dominio sociale.
Prendere atto della situazione attuale non significa quindi essere giunti al termine di un processo concluso, ma solo descrivere una contemporaneità altrettanto incerta e fluida quanto lo furono tutte le epoche passate. La "tipizzazione" del paesaggio, quale ci è stata lasciata in eredità dal XX secolo, non è che il risultato di energie collettive rispetto alel quali siamo tutti, a un tempo, soggetto e oggetto.
Per superarla, non resta quindi che prenderne criticamente coscienza. La storia, d'ora in avanti, dovrà limitarsi a procedere, più che per il passato, per figure esemplari, emergene pregnanti, caratterizzazioni generali".
Maurizio Vitta, "Il paesaggio. Una storia fra natura e architettura", Einaudi, Torino 2005, pag. 286
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 16:19 | 0 Commenti
"E' Asiago! E' Asiago! E' Asiago!"

Guarda un po' il caso: il pacchettino è arrivato a destinazione.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 12:50 | 1 Commenti
Ordunque. Gradirei mettervi al corrente dell'assurda - o quantomeno sgradevole - vicenda di un piccolo pacco. Un pacco - un "pacchettino" come dice il mio benemerito postino di fiducia nonché sosia ufficiale di Fabrizio Frizzi - che contiene, per la precisione, due libri: uno interessante, l'altro meno (credo, ma non è detto). Il primo è "Il paesaggio. Una storia fra natura e architettura". l'altro "Le biblioteche italiane oggi". Costo totale: 28 euro.

Ho ordinato - e contestualmente pagato con la totipotente PostePay - i due libri su Bol.it lo scorso 27 ottobre. Si, ok, d'accordo: col ponte novembrino in arrivo ordinare qualsiasi cosa (fosse pure due chili di tortelli) il venerdì precedente non è il massimo. Chissene, ho pensato. Intanto mi tolgo il pensiero, poi quando arriva arriva.

Col cazzo: qui non arriva più, 'sto pacco.

Trascorsi - secondo le informazioni a mia disposizione - oltre dieci giorni dalla spedizione mi faccio vivo con Bol: l'intenzione è quella di richiedere una seconda spedizione.
Niente da fare: se torna in resa bene. O se passano 45 giorni: in questi due casi, l'ordine viene dato appunto per "reso" o "smarrito" e viene riaccreditato il denaro. Ma secondi invii - nemmeno a chi ha pagato con Carta di credito - non se ne fanno. Due volte, ho chiamato. Niente. Via. Pussa. Che sie matto. Ho pure fatto amicizia con la centralinista. Niet.

Però (buonanime) mi danno il numero identificativo del collo (per i non-filologi: del pacco), suggerendomi di verificare se - come credono - è in giacenza nel mio ufficio postale di zona. Suggerimento accolto. Qui, tanto, il numero serve a niente: il controllo lo fanno ad occhio, non sono computerizzati. Però nulla da fare, "non c'è nulla in giacenza per Cosimo". "Cosimi", replico. "Vabbè, è uguale: Cosimo, Cosimi. Non c'è nulla".

Allora chiamo il call-center (alt: loro dicono contact center: fors è più politically correct. Boh. Vista l'aria che tira con Athesia) delle Poste, quello super-mega-gigante, e forse lo ritrovo, il pacco: "Si, risulta nell'Agenzia Roma1 in via Corcolle 12/14 (stupore). Ma è in NON consegna (arrrggghh: cosa diavolo vuol dire NON consegna? Non me ne facico nulla della logica aristotelica contro codesti maghi del linguaggio), e non so dirle perché. Vedrà che entro un paio di giorno andrà in consegna. Male che vada va a prenderselo da solo al deposito" (!!!??). Basito.

Richiamo, poiché - dopo ricerca sul sito delle Poste - l'Agenzia in questione non esiste. "Certo che non esiste, si tratta dell'Agenzia della Sda, non di un ufficio postale. Lei ha cercato un Ufficio Postale". Ah, giusto cazzo: la prossima volta studierò a memoria l'intera struttura immobiliare di Poste Italiane e della Sda prima di chiedere informazioni. Sia mai.

Verifico. E - in un lampo di passione, quasi piango - lo ritrovo: il mio pacchetto è nientepopodimenoche a Settecamini, 25,4 km da casa mia. E' lì, cavolo. E' lì per davvero.

Gioia. Tripudio. Due pargoli che credevo perduti sono salvi.

Ma non ancora a casa. Manca l'ultimo, mortale tratto da Settecamini a casa mia.
Una selva oscura. Una forca. Un passaggio delicato, che suggerisce di non avanzare alcuna prospettiva futura in merito all'esito del viaggio.

Ce la farà il nostro prode pacco a farsi trasportare - dopo un lungo ed impervio percorso addirittura da Brescia - per altri 25,4 km?

PS Tanto per farvi fare quattro risate: proprio oggi, fra l'altro, ho ricevuto un disco inviatomi dall'America in data 10 novembre: quattro giorni dopo rispetto alla data d'invio del famigerato pacchetto coi libri. Che però è partito da Brescia.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 21:36 | 0 Commenti
Così: uno scatto fresco fresco. This is rock'n'rolla!
Dunque. In questi giorni avrei voluto scrivere molto, tanto. Avevo un sacco di cose in testa da riversare in questo mio amato blogghetto. Cose serie, mica cavoli. Eppure non sono riuscito, negli ultimi tre giorni, risucchiato dal lavoro e dallo studio, a trovare mezzo minuto per metetrci mano (e testa). Ora, però, eccomi.
*
Per esempio - fra le tante cose che avevo voglia di dirvi - il fatto che il 22 dicembre tornerà nelle sale americane "Rocky Balboa": sesto episodio di una saga che è ormai parodia di se stessa e che, nonostante questo, mantiene sempre una potenza invincibile.
Tutti noi siamo un po' Rocky Balboa, nel nostro piccolissimo spazio quotidiano.
*
Inoltre, in questa monnezza da sottocultura che poco giustificherebbe la seguente notizia (!), un'informazione di servizio per chi si trovasse a passare da viale Marconi domani mattina: terrò la mia prima - e spero non ultima ;) - lezione universitaria.
Si tratta di un seminario di un giorno su "Gli effetti collaterali della pubblicità" e si terrà dalle 12 alle 13,30 presso l'aula 10 della Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università Roma3.
*
Santoro ci mancava. Dai. Annozero andrà pure così così ma se ne sentiva la mancanza di un pezzo di merda come lui.
*
Vi segnalo il nuovo, bellissimo disco dei Virginiana Miller: testi davvero raffinati.
*
E vi segnalo pure il nuovo di Clint Eastwood, "Flags of our Fathers", visto ieri sera: notevolissimo. Fotografia pazzesca.
Livello dell'argomentazione odierna: sottozero.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 11:12 | 0 Commenti
13.11.06
A Ventotene
A Ventotene.

 
Scritto e ideato da simone quando erano le 14:36 | 0 Commenti
"A sinistra vedo un festival di reazioni infantili: hanno perso il Molise e sostengono di aver vinto nel Montana".

Ferdinando Adornato

Etichette:

 
Scritto e ideato da simone quando erano le 18:18 | 0 Commenti

Ho promesso da troppo tempo che avrei postato qualche scatto del mio affascinante viaggio in Scozia - per l'occasione ribattezzato Scozia on the Munji, dove munji sta un po' per quel che volete, termine polisemico.

Quindi - nonostante non siano ancora i miei, di scatti, ma quelli del mio munjiaminji (quello col pigiama rosso, anzi col giacchetto di jeans) - ve li posto di seguito.

Questo fine settimana, pur con portatile sempre alle calcagna per l'ordinaria amministrazione lavorativa, mi assenterò dal contesto cyberidentitario.

Eilean Donan Castle: il castello più fotografato di Scozia

Loch Ness: non ha bisogno di commenti. Un sogno d'infanzia realizzatosi.
Come incontrare i Puffi, uguale.

In a fuckin' dirty vegetarian b&b


Ancora Eilean (ve l'ho detto, no?: è il castello più fotografato delle High Lands)


Ditemi se non sembra la cover di un disco. Fantastica.
In the same fuckin' shady b&b. Tea room.



Loch Lomond



Qualche indefinito luogo nelle Highlands - dove ho lasciato un pezzo di cuore, per l'intensità dei paesaggi che hanno il fascino dell'Unicità

Etichette: ,

 
Scritto e ideato da simone quando erano le 14:59 | 2 Commenti
http://www.youtube.com/watch?v=xn8CZTi5gxE

'Sta gente non c'è più, oggi. Non dico ontologicamente - che pure già sarebbe una assenza lancinante.
Piuttosto, intellettualmente: non ce n'è più.

E allora riascoltiamoli, e rivediamoli, e riascoltiamoli, e rivediamoli.
E magari cerchiamo pure di comprenderli ed assimilarli.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 10:38 | 2 Commenti
Perdità di biodiversità - Dai tardi anni Ottanta si sono intensificati gli studi per accertare gli aspetti che la biodiversità può assumere, e i rischi cui va incontro, per effetto del comportamento umano. Ecco un quadro di dati, dedotti da varie fonti:
  • le specie, vegetali e animali, di cui si stima l'esistenza nell'ecosistema terrestre variano tra 30 e 100 milioni;
  • le specie, vegetali e animali, conosciute e descritte in dettaglio, si aggirano attorno a 5 milioni;
  • le foreste tropicali occupano un'estensione pari al 7% quella terrestre e accolgono una percentuale di specie stimata tra il 50% e l'80% di quella della copertura forestale complessiva del pianeta;
  • la foresta amazzonica accoglie tra 40 e 100 specie di alberi ad alto fusto per ettaro;
  • le foreste delle latitudini temeprate del Nord America accoglono tra 10 e 30 specie di alberi ad alto fusto per ettaro;
  • nelle foreste pluviali del Borneo si possono trovare anche 700 specie arboree in uno spazio di 15 ettari, numero pari a quello totale delle specie arboree che vivono nel Nord America;
  • in una vasta parte del mondo (Stati Uniti, Brasile, Africa equatoriale e la fascia compresa tra la Cina e L'australia) si contano 50mila specie vegetali e 2mila specia animali per stato;
  • l'erosione causata da comportamento umano ha posto a rischio il 15% del patrimonio ecologico della terra;
  • in agricoltura sono state finora usate 80mila piante, di cui almeno 3mila in forme intensive, ma appena 150 di queste sono state usate in coltivazioni;
  • appena 8 tipi di coltivazioni forniscono il 75% del beni alimentari del mondo;
  • nell'ambiente oceanico si suppone vivano 15mila specie di pesci e tra 15mila e 20mila specie di alghe;
  • 100 milioni di abitanti, tra i più poveri della Terra, basano la loro alimentazione soltanto su risorse ittiche;
  • il 60% della popolazione mondiale si cura con medicinali ricavati dalle specie vegetali locali;
  • in India e in Cina, nove abitanti su dieci fanno uso di medicine tradizionali;
  • in Cina si fa uso di 5mila specie vegetali per ricavare medicinali;
  • nelal foresta amazzonica le popolazioni locali usano mille specie vegetali per lo stesso scopo medicinale;
  • in Kenya il 40% dei medicinali usati dalle popolazioni locali proviene dalle foreste.

E noi siamo ancora qui a parlare di Mastella e Schifani.

Ma dai. Cazzo.

Chi volesse approfondire può acquistare il manuale di geografia umana di Adalberto Vallega, da cui è tratto l'elenco ("Geografia umana", Le Monnier università, 31 euro) oppure andare qui.

Etichette:

 
Scritto e ideato da simone quando erano le 10:28 | 1 Commenti
"Ma le valutazioni letterarie, quelle degli specialisti tanto quanto quelle dei dilettanti, hanno, possono avere un fondamento oggettivo? o addirittura razionale? Sono mai qualcosa di diverso da giudizi soggettivi e arbitrari, del tipo "Mi piace, non mi piace"? Per contro, accettare che il giudizio critico sia inesorabilmente soggettivo, condanna fatalmente a uno scetticismo totale e a un tragico solipsismo?"

Ecco: ho trovato il cruccio che mi rovinerà la giornata.
Ci mancava solo questo.

Etichette: ,

 
Scritto e ideato da simone quando erano le 11:09 | 2 Commenti

Antipixel di SocialDust Blog Aggregator Blogarama - The Blog Directory Blog Aggregator 3.3 - The Filter
Add to Technorati Favorites Appello per la Giustizia - Per De Magistris Visibilmedia web BlogItalia.it - La directory italiana dei blog