29.12.06
Audiospamming

Pare dunque che - Deo agiumus gratias - il Garante per la Privacy stia tentando qualche timidissimo passo anche contro le nefaste ed insopportabili telefonate promozionali che infestano i nostri numeri fissi.

Ormai ci offrono di tutto: si, è vero, i più tenaci rompiscatole sono le medesime compagnie telefoniche, impegnate in un walzer dell'abbonato a dir poco raccapricciante.
Ma a me è capitata una smitragliata di prodotti/servizi da far invidia al più fornito emporio di Damasco: da presunti vini pregiati di dubbia provenienza a trattamenti personalizzati in beauty-farm tirolesi fino al mobilificio sotto casa che ti avverte dei saldi di fine stagione. T-u-t-t-o.
Senza contare l'altro aspetto, quello del marketing telefonico: credo che nessuno più del maledetto sondaggista che ha scietificamente definito il famigerato Cati meriti la condanna a morte più di Saddam Hussein. Comunque.

Che poi, fra l'altro, le gentili teleoperatrici non sono mica più tanto gentili come prima: sono delle emerite stronzette lievemente schizzate - oltre che sotto-pagate - ed insistenti da far rabbia (ci credo, guadagnano praticamente a cottimo a seconda dei contratti portati a buon fine). Insomma: una volta il tono era meno aggressivo, meno roboante, più casereccio - il modello era quello dell'amico che ti dà una dritta sull'affare: ora che invece il malcapitato utente è assuefatto ad assalti/piagnisdei telefonici di ogni genere e che quindi, dopo un nanosecondo, comincia a formulare l'ennesimo "No, grazie" della giornata, pronto a riattaccare, loro sono già pronte alla raffica di argomenti ad alto tasso di convincimento ed al limite dell'insulto gratuito. Lo so per personale esperienza: litigo puntualmente (e sanguinosamente) con chiunque. Una volta un tizio che voleva rifilarmi - mi pare - del vino, alla mia risposta che stava commettendo un reato ha ribattuto - un secondo dopo la sua formalissima e gentilissima presentazione: "Ma tu stai sfasciato aho!". Comunque.

Oltre tutto è innegabile che, con lo "spostamento" massiccio del traffico "importante" (lavorativo, affettivo) dal telefono fisso a quello mobile il primo sia divenuto né più, né meno un ricettacolo di immondizia auditiva. Un po' come il primo indirizzo e-mail che avevate attivato dieci anni fa (era con Tiscali, vero?): oggi che per fortuna ne avete altre cinque (quello dell'azienda, quello per gli amici, quello cretino e così via) il primo indirizzo è ormai ridotto più degli altri ad una pattumiera elettronica. Tornando al telefono. Su dieci telefonate ricevute sul mio telefono fisso, la ripatizione è infatti la seguente: 7 promozionali, 2 mia nonna, 1 anonima (quella anonima c'è sempre e non si sa mai chi è).
Quanto è necessario ricevere, per fortuna, arriva sul cellulare. E lì, di telefonate nefaste, se ne ricevono di meno - sebbene nemmeno il cellulare sia immune da questa pustolosa infezione sonora. Comunque.

Detto questo, ecco un passaggio di enorme acume da un'intervista al presidente dell'Autorità Francesco Pizzetti: "Dopo una serie di interventi è stato stabilito che i gestori telefonici e i call center possono contattare persone solo se queste hanno manifestato un preventivo consenso a ricevere chiamate e comunicazioni promozionale (consenso indicato da appositi simboli sugli elenchi telefonici) e devono sempre spiegare agli interessati da dove sono stati estratti i dati personali che li riguardano".
Questa dei simboli fa ridere - gli italiani non rispettano quelli della strada, figuriamoci quelli dell'elenco telefonico: anche all'Authority si sono dunque accorti che i software pescano random - a seconda di pochi parametri - da sterminati e spietati elenchi e compongono il numero. Sbattendosene dei simboletti. Così come le aziende ormai commerciano non solo in beni e servizi, ma anche in elenchi, data-base, numeri telefonici ed indirizzi e-mail. Quasiasi informazione possa essere utile a tracciarvi ('sto verbo è bellissimo: riassume tanti altri verbi in uno solo).

I nuovi interventi decisi contro telefonate petulanti e marketing alla cornetta sembrano abbastanza convincenti anche se difficilmente spaventeranno chi di questo tipo di attività ne ha fatto un business o chi ci vive in virtù del servizio che offre: si proseguirà sulla strada delle sanzioni amministrative fino a 6mila euro. Si avvieranno accertamenti con la Finanza. Si arriverà anche a vietare l'attività di raccolta e trattamento dati.
Si, ma insomma: alla fine il risultato più consistente è che si sia preso atto del problema.

Resta il fatto che vostra zia 94enne avrà attivato l'internet veloce Adsl tutto compreso Voip film e quel che diavolo volete e non lo saprà mai. Solo perché la badante ha sciaguratamente risposto uno stentato "Si" ad una piratesca chiamata di "direct marketing" da parte dell'ultima compagnia telefonica che, in ordine di tempo, ha infognato la sua linea fissa.
Ci sentiamo fra qualche giorno. Intanto: buon anno.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 23:20 | 1 Commenti
26.12.06
Compromessi

Finalmente ho scoperto chi sono: un blindato e fremente - nonché impossibile - compromesso fra il Vittorio Gassman-Bruno Cortona e il Jean-Louis Trintignant-Roberto Mariani de "Il Sorpasso".
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 20:04 | 1 Commenti
«Morire dev’essere come addormentarsi dopo l’amore, stanchi, tranquilli e con quel senso di stupore che pervade ogni cosa». Piergiorgio Welby
A pochi giorni dal Natale non mi rimane che rinviare alla dilaniante lettera che Piergiorgio Welby aveva inviato al presidente Napolitano nello scorso settembre.

Un modo per convertire questa specie di insulso mercimonio che ci ostiniamo a chiamare appunto Natale in un granello di riflessione e, soprattutto, di preghiera per un uomo la cui esistenza è stata sofferenza e dolore fisico e psicologico allo stato puro.

Credo che nel marasma di chiacchiere - la maggior parte ideologizzate ed inascoltabili, davvero intrise di un perbenismo insostenibile ed irrispettoso - la sola vera ragione di riflessione rimanga preziosamente contenuta in quelle schiettissime, precise e strazianti parole di Piergiorgio Welby.

Che dicono tutto quello che c'è da dire. Che sono essenziali. Che sono l'esatta verità. Che sono un irrinunciabile appello affinché una scelta venga rispettata come tale: come una scelta personale e di diritto di fronte ad una situazione irreversibile ed artificiale. Altro che naturale.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 12:27 | 0 Commenti
A me pare davvero assurdo che si stia ANCORA discutendo dei diritti da riconoscere alle coppie di fatto.

Mi pare assurdo perché - come praticamente per tutte le questioni che sfiorano appena i diritti e i doveri della persona fisica - in Italia si apre sempre ed inevitabilmente un fossato apparentemente invalicabile scatenato da toni da crociata davvero puzzolenti. E frutto oltre tutto di un dibattito che - se fosse sano e scevro da imbarazzanti, ideologizzate e convenienti sterzate di parte - sarebbe senza dubbio di grande utilità anche al fine di individuare gli strumenti legislativamente più adatti a regolamentare situazioni spesso spinose - certo non in questo caso. Ma che, nella corrotta situazione attuale, risulta a dir poco mistificatorio. Oltre che ridicolo.

Nessuno vuole equiparare la famiglia costituzionalmente garantita alle coppie di fatto con l'introduzione dei Pacs o di qualsivoglia altro istituto giuridico architettato per l'occasione. Questo bisogna dirlo forte e chiaro. Anche perché - mi pare davvero tautologico - se le coppie di fatto attualmente presenti in Italia avessero voluto trasformarsi in famiglie giuridicamente intese l'avrebbero già fatto. Insomma: credo che chi scelga di convivere sia il primo a desiderare di poter disporre di altri e differenti strumenti giuridici per "regolamentare" la propria situazione. Strumenti che non siano appunto quelli del matrimonio religioso o civile ma nemmeno quelli - scomodi, costosi e complicati - degli atti notarili.

Quindi non c'è nessuna deriva "zapateriana" in atto. Nulla di nulla. Anzi. Anche perché il tiepidissimo centro-sinistra italiano non potrebbe mai arrivare al punto dell'adozione per le coppie gay - che d'altronde nemmeno le associazioni dei gay rivendicano, quindi è un classico argomento estremizzato da parte delle destre becere o populiste e dallo zelantissimo centro teodem- o all'equiparazione fra matrimonio etero ed omosessuale. Lo ha dichiarato Piero Fassino chiaro e tondo, ma non è che aspettassimo lui per capirlo. Dunque le argomentazioni strumentali dei Casini di turno sono davvero la quintessenza della demagogia: posizioni e dichiarazioni che hanno cioè l'obiettivo fondamentale di banalizzare la questione - che invece andrebbe affrontata col massimo rispetto - in maniera inacettabile, affrontandola in modo volutamente semplicistico e confondendo così le acque.

Detto questo rimane il fatto di fondo, che nessun Casini-sta potrà negare e che prima o dopo sarà destinato a trovare una propria sistemazione legislativa - di questo ne sono fermamente convinto: la società cammina verso forme di questo tipo. La liquidità dei nostri tempi ci disegna sotto gli occhi un Occidente sempre più segnato dai divorzi, da un saldo demografico sostanzialmente fermo allo zero, da doppie-triple-quadruple famiglie (quelle si, che sono più vere delle coppie di fatto?), da mamme-nonne nonne-zie multi-papà, da situazioni complicatissime ed intricate. La forma-famiglia di cui tanti si riempiono la bocca è già sostanzialmente diversa - e forse è già morta - da quella di trenta anni fa e lo sarà sempre di più: sfido, con 1,28 figli a donna. Nello stesso tempo, sotto la facile etichetta di coppia di fatto si raccoglie una varietà infinita di situazioni delle quali lo Stato non potrà non farsi carico, così come combatte la droga (perché si fa carico di combatterne il consumo) o così come combatte e/o regolamenta qualsivoglia fenomeno dopo averne constatato l'esistenza: dai giovani come me che - magari "sperimentando" quella che un domani potrebbe trasformarsi in una famiglia come quella che lorsignori auspicano - tentano un'avventura insieme, a due anziane signore che si uniscono perché rimaste entrambe sole in vecchiaia. Dai gay alle lesbiche che ancora combattono contro una cultura che li emargina e se non li emargina li riduce a macchiette da battuta, da separati con pratiche di divorzio intricate che nel frattempo tentano di ricostruirsi una vita a due conviventi per scelta pura. E via elencando.

Nel contempo chi contesta il Patto di Solidarietà Civile non comprende che, paradossalmente, uno strumento del genere potrebbe rappresentare una sorta di sottile trampolino verso quella che - appunto, di fatto - già si configura come una vita comunque familiare e che, magari, in un secondo tempo potrebbe scelgiere di certificarsi come tale. Insomma: il Pacs potrebbe funzionare da risorsa verso il matrimonio poiché garantirebbe a chi ora già è in questa situazione (per molti motivi, ma magari anche per "provare" la propria vita assieme senza dover per forza arricchire gli avvocati nel qual caso non funzioni) o a chi vorrebbe ma non può una tutela che lascerebbe spazi aperti solo "al di sopra". Cioè verso il matrimonio.

Discutiamone, per carità. Ma con la consapevolezza che queste persone ESISTONO e VIVONO già in questa situazione di fatto per le ragioni più svariate. Uno Stato maturo e laico sento dire che molti non sanno più cosa significhi, laico: io lo so, non ho dubbi) dovrebbe garantire ai proprio concittadini anzitutto la scelta insindacabile. Poi, una scelta che comprenda una gamma dignitosa di strumenti giuridici in cui nessuno debba sentirsi di serie b.

Attualmente, quando ascolto vicende come quella - ormai stra-argomentata eppure sempre toccante - di Adele Parrillo, la compagna del regista Stefano Rolla morto in Iraq e sostanzialmente INESISTENTE per le Istituzioni in ogni occasione finanche in quelle funebri e religiose, allora qualche dubbio che esistano cittadini di serie b mi viene. Eccome. Fra questi ci sono quelli che (vorrebbero) avvalersi di uno strumenti che possa certificare la loro unione di fatto.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 22:41 | 0 Commenti
Qui c'è una cosa bella: Qui , invece, c'è una cosa folle.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 11:54 | 0 Commenti

Dicembre, mese bellobrutto, biancobianconeronero, mese burlone apparentemente lungolungo in realtà cortocorto. Comunque: dicembre, tempo di bilanci.

E' inevitabile, l'attività intima ed estremamente delicata del porsi questioni e, soprattutto, del tentare di tirare le somme.

Sembra qualunquismo da pochi euro: sono le dinamiche della vita di t-u-t-t-i.
Al di là dei bilanci personali - di cui forse parlerò oltre - come ogni anno da tutte le testate per cui collaboro mi arrivano pressanti richieste di top 5, top 10 e cose simili. Che, in buona sostanza, detesto. Ma che editorialmente sono molto apprezzate: i lettori amano sgusciare nei gusti degli scribacchini.

E allora, in tutte quelle che ho stilato fino ad ora, ma proprio fino ad ora ora - che sono sul divano in salotto davanti alla Bignardi - compare sempre un formidabile trio che voglio consigliarvi, sebbene il nome non sia così "felice": NoHayBanda Trio.

Tre musicisti fenomenali - Marcello Allulli, Fabio Recchia, Emanuele Tomasi - danno vita ad un tripudio del jazz-core. Ad un prog-jazz. Ad una cosa che, qualsiasi etichetta gli appiccichi, sbagli.

Perché è una cosa sola: elegante potenza.

Il disco si chiama (tsuzuku). Trovate la recensione di lato. E qualche altra informazione qui.

Se avete un amico-parente-fidanzato-nonno-collega-bambino-figlio-cane-gatto-mucca che apprezza una musica di eccezionale contemporaneità - certo non facile, ma enormemente stimolante - allora avete il materiale giusto davanti.

Lo so, è un post un po' grigio ma di venerdì sera, dopo una settimana di lavoro, di articoli arrivati da mezzo mondo, di titoli e titoletti in cinque lingue diverse, di banner, biografie, siti, e-mail, Skype. Ma anche di palestre, di università e di tantissime altre cose...insomma, dopo tutto questo, uno il venerdì sera spara un disco dei Brand X e si lascia andare. Eccheccazzo.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 22:24 | 0 Commenti
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 11:04 | 0 Commenti

Proprio quest'oggi sono stato nuovamente ospite dei microfoni di Radio Città Aperta (FM 88,9), nella trasmissione condotta dall'amico e collega Emanuele Tamagnini.
Si tratta di un appuntamento mensile, la cui prossima puntata andrà dunque in onda una domenica di gennaio (ancora non so quale) e via a seguire per tutto l'anno.

Qui sotto, per chi volesse ascoltarne anche solo una parte, i due link da cui potete scaricare il podcast della trasmissione, divisa appunto in due mp3 da circa 50 minuti l'uno.

Cliccate QUI per scaricare il Primo Tempo.

Cliccate QUI per scaricare il Secondo Tempo.

Questa qui sotto - che trovate anche qui - è la scaletta del programma:
1) Mark Lanegan - Metamphetamine Blues
2) Damien Rice - Me, My Joke And I
3) New Order - Here To Stay
4) Heloise And The Savoir Faire - Odyle
5) Mudhoney - I Saw The Light
6) Willowtree - You Know It!
7) OMD - Electricity
8) Verdena - Logorrea
9) Neu! - Hero
10)NoHayBanda Trio - Hot Rodeo
11)Garbo - Radioclima
12)Fiery Furnaces - Borneo
13)Big Star - Jesus Christ
14)Mogwai - Friend Of The Night
15)Musetta - Red Star
16)My New Zoo - Sometimes
17)Silverhead - Long Legged Lisa
18)Virginiana Miller - Dispetto
19)Faust - I've Got My Car And My TV
20)Joan As Police Woman - Eternal Flame
21)Rachael Yamagata - Be Your Love
22)Cerys Matthews - Open Roads
23)New Pornographers - Twin Cinema
24)Belle And Sebastian - Sleep The Clock Around
25)Raveonettes - Twilight
Il primo file arriva fino alla canzone "Radioclima" di Garbo.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 18:27 | 0 Commenti

Quello dei Cpt è un problema molto serio, per l’Italia.
E’ un problema serio poiché la necessità di identificare chi arriva in Italia è imprescindibile. E però è anche vero che questo tipo di azione debba essere portata avanti nel rispetto anzitutto del nostro diritto e poi dell’umana dignità. Troppo spesso, infatti, i Centri di Permanenza temporanea assomigliano – nella prassi e finanche nelle forme – a dei piccoli-carceri piuttosto che a luoghi dove poter espletare necessarie quanto difficoltose pratiche burocratiche (“Il sistema è diventato un’estensione del carcere giudiziario” affermava non oltre tre anni fa Medici Senza Frontiere). Anche l’Europa se ne è accorta, e ci ha inviato degli osservatori, tempo addietro.

Ora, senza inoltrarmi nella discussione sul come poter far fronte a questo compito – che, lo ribadisco, mi pare essenziale non tanto politicamente quanto ragionando in punta di diritto – voglio solo sottoporre un paio di osservazioni niente affatto collaterali e che però mi pare vengano spesso sottovalutate.

1) Anzitutto: nei Cpt finiscono in maggioranza coloro che arrivano via mare attraverso le rotte africane e dal Medio Oriente. Tutto il flusso migratorio proveniente dall’Europa dell’Est, dai Balcani o comunque via terra ne rimane praticamente escluso. Basta una macchina, un autobus, addirittura un aereo e si varca la frontiera. E’ come tappare un formicaio con un dito: si apre subito un nuovo buco poco vicino. Mi spiego meglio: in teoria nei Cpt dovrebbero finire tutti gli immigrati intercettati in territorio italiano. Di fatto tutti sappiamo che sono divenuti i dormitori di coloro che sbarcano nelle coste siciliane.
2) Spesso si dimentica l’aspetto velleitario della pratica d’identificazione: sono documentati casi di immigrati clandestini che hanno dichiarato decine di identità e nazionalità differenti, a seconda della convenienza dal punto di vista dell’ottenimento dello status di rifugiato politico. E tutti, ovviamente, arrivano in Italia senza documenti – fermo restando la scarsa affidabilità anche laddove li presentassero.

Questo per dire che, al di là della necessità assoluta di mettere una pezza al più presto alle storture che affliggono quei piccoli carceri, dove una fuga si scambia in soldi, dove sono documentati trattamenti lesivi della dignità umana (stupri, vere e proprie detenzioni, etc.) e dove, soprattutto, si applica una gestione repressiva e non regolamentativa, il medesimo istituto del Cpt è sostanzialmente inutile.
Insomma: i Cpt – che peraltro in Italia sono 17, con una capienza totale che supera di poco i 2mila posti, dati che fanno ridere – partono già sconfitti, rispetto al fenomeno che devono regolamentare.

Personalmente mi trovo in una posizione piuttosto tribolata (come tutti, credo, al di là delle posizioni politiche): da un lato la necessità statuale di rivendicazione dell’autorità, e quindi l’obbligo assoluto di identificare chi entra nel nostro paese. Dall’altra l’oggettiva constatazione dell’inutilità e, non secondariamente, della mutazione drammatica che questi centri hanno vissuto nei pochi anni dalla loro introduzione, nel 1998, a seguito dell’approvazione della cosiddetta legge Turco-Napolitano.

Rimane però il fatto che chi, come il deputato di Rifondazione Comunista Francesco Caruso, si barrica all’interno dei Cpt per protesta, continui da anni a denunciarne le storture ma a non disporre di uno straccio di alternativa in mano. La domanda infatti rimane la seguente: se chiudiamo i Cpt – che si, sono in gran parte inutili, ma come tutti gli snodi identificativi (le dogane, i confini, gli aeroporti) garantiscono quella parvenza di verifica cui uno Stato non può abdicare: equivarrebbe a rinunciare a definire i confini – cosa ci inventiamo per questo difficile compito?

Insomma, cari Carusi che giustamente definite i Cpt “buchi neri della democrazia”: io sono d’accordo con voi. Chiudiamoli. E poi cosa ci mettiamo, al posto dei Cpt?

Un dilemma di diritto, di umanità e poi di politica che – e questo è un male – sta diventando una sorta di tabu con cui la destra martella la sinistra, che d’altronde anni addietro ha introdotto l’istituto. Un tema che meriterebbe un approccio scevro da “ideologizzazioni” e pregiudizi, notoriamente impossibile – da una parte e dall’altra - nel nostro paese (tto).
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 22:30 | 0 Commenti

"Incubo: dial. umbr. enco; fr. incube; p. e port. incubo, = lat. INCUBUS da INCUBARE jiacer sopra (v. Cubicolo e cfr. Covare).
Specie di spirito, secondo la superstiziosa antichità, il quale pigliava la forma d'uomo e giaceva con le donne. Presso il basso popolo di Roma gli Incubi erano anche Genii o Custodi dei tesori nascosti nelle viscere della terra: esis portavano piccoli cappelli, de' quali bisognava prima di goni altra cosa impadronirsi, per costringerli a dichiarare i luoghi dove erano nascosti i tesori.
Oggi l'Incubo è un sogno morboso, il quale ha per suo principale carattere la percezione dolorosa di un peso immaginario sull'epigastrio o sul petto, coll'impossibilità di gridare ed allontanarsi dall'oggetot chimerico, da cui pare essere oppressi. Gli antichi credevano che questa impressione fosse destata da un demonio , che in forma di satiro o di gatto mammone andasse la notte a far quella molestia alle genti".

Detto questo, dice: perché 'sto matto fra 546 cose in cui potrebbe meglio impiegare il suo tempo va trascrivendo glosse e definizioni dei dizionari etimologici?
Perché stamattina mi sono svegliato esattamente come se c'avessi per l'appunto il suddetto gatto mammone o il suddetto satiro malefico appollaiati tutti e due a far colazione sul mio petto, mentre io altro non volevo fare se non terminare al più presto e senza far danni la mia traballante e perigliosa fase Rem.

Un incubo spaventoso, delirante, dionisiaco, folle, pazzesco, da matti esauriti. Come tutti gli incubi, d'altronde: pieno di sangue, con una morte assolutamente ingiustificata e per me inconcepibile (anzi, mi pare addirittura una strage, ma non vorrei andare errato ed aggiungere ulteriore sangue a sangue). Addirittura nell'incubo di stanotte c'era la polizia (negli incubi anche le più assurde pretese della vita reale accadono e si realizzano) arrivata sul luogo del misfatto - compiuto non da me ma nel quale io non ho potuto, al solito, far nulla per salvare il salvabile. Il solito imbecille travolto dagli eventi. E nel quale ho rischiato anche di finire coinvolto. Insomma: una cosa talmente potente, ma talmente invasiva che mi sono svegliato con uno di quei mal di testa mondiali. Mi sembrava d'avere un Ducato Diesel del 1987 messo in moto di prima mattina nell'ipotalamo o dove altro preferiate. Senza contare il sudore che ho dovuto rimuovere con dosi massicce di saponetta Palmolive e deodorante Intesa excitant (!???!).

Se poi aggiungete che qualcosa di messo in moto c'era davvero, sopra la mia testa - e cioè un martello pneumatico o un trapano a tripla punta che ha deliziato i miei recettori udtivi per tutta la mattina, ad iniziare dal risveglio - vi renderete conto di come sia andata la giornata.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 16:12 | 1 Commenti
4.12.06
Falling Water
"Tutta l'opera architettonica di Frank Lloyd Wright ha indugiato su un teso rapporto con la natura ed il paesaggio, risolto non solo nel tentativo di fusione assoluta in realizzazioni come la celebre Falling water (La casa sulla cascata) del 1936, che segna il culmine di una ricerca di adesione totale delle strutture all'ambiente, ma anche in una intensa riflessione su un paesaggio americano, unico nella sua fisionomia naturale, ma segnato dalla mobilità e dal senso di libertà individuale che caratterizza la società statunitense. [...] Nei progetti per complessi residenziali o alberghieri in zone remote o selvagge dell'Ovest americano, eseguiti negli anni Venti, questa preoccupazione appare evidente, segnalata in particolare dal tentativo di immergere l'architettura nel territorio, disseminandola in una serie di episodi costruttivi intesi a esaltare il paesaggio in quanto rispecchiamento di una cultura urbana che su di esso si era storicamente costruita".

M.Vitta, "Il paesaggio. Una storia fra natura e architettura", Einaudi 2005, pag. 313

 
Scritto e ideato da simone quando erano le 22:00 | 0 Commenti
"Luxuria pisciati addosso" (slogan dell'Azione giovani dell'università RomaTre esposto alla manifestazione odierna del Centro-destra)

Che tristezza. Assoluta.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 15:18 | 1 Commenti

Finalmente ce ne andiamo da quel pantano ignobile e criminale chiamato Iraq.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 14:25 | 0 Commenti

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