Ditemi che sono fascista. Ditemi che lo sto divendando. Senza scampo. Ditemi che mi faccio travolgere/sconvolgere dell'emozione di una notizia. Ditemelo. Perché tanto io lo so che non è vero. Ho il pelo sullo stomaco, io. Me lo disse un professore, qualche anno fa. Ma 'sto pelo, prima o dopo, s'esaurisce. S'assottiglia. Sparisce. Ne serve di una specie nuova. Più ruvida. Più tosta. Più resistente.
Ditemi che ho votato alle primarie del PD. Ma di questo passo finirò col mettere un segno sul simbolo del più xenofobo dei partiti in circolazione. Sapendo di sprecarlo. Pur avendo trascorso anni e anni a studiare, approfondire, capire le ragioni di certi gesti, capire la Storia, l'immigrazione, le persone e le culture. A scrivere, a riflettere. A far l'intellettuale dei miei coglioni.
Ditemi pure che i problemi "sono sempre più complessi". Sono sempre il primo, in realtà, ad affermarlo. Ovunque. Davanti a una pizza o in un'aula universitaria o ancora in una redazione. Lo affermo da anni. Lo ribadisco quando mi chiedono: "sei con noi o contro di noi?". Quando mi intimano di scegliere rosso o nero, vero o falso, pro o contro. Parto sempre con premesse del genere. Sono il barboso della situazione: quello che bisogna star lì ad ascoltare. Mi attrezzo di ogni dato disponibile, di ogni informazione utile e di ogni riflessione preziosa per capire al meglio. Per sintetizzare. Per poi poter dare un mio parere. Argomentato. Argomentando.
Ho studiato con Giacomo Marramao, non con vostro nonno. Mi sono laureato in Semiotica della scrittura. Che è una disciplina che studia come decodificare i "testi". E la realtà. Cioè: come non parlare a vanvera. Mi sono spaccato la schiena piegandomi sui libri. Sapendo che prima di deliberare bisogna assolutamente conoscere. E che non si possono sputare fuori giudizi incontrollati. E allora: sono anni che conosco.
Ditemi, ancora, che le ragioni non vanno mai ricercate nel caso singolo, nella fattispecie, come dicono i togati. Ma nella situazione generale, nella temperie socio-culturale. E vi dirò che avete rotto il cazzo. Il termine socio-culturale, io che ci sto dentro e che dovrei scriverne, parlarne, analizzare il "socio-culturale", comincio a odiarlo.
Ditemi che non si possono affrontare certe emergenze in preda al furore. E vi risponderò che se sono emergenze, vanno affrontate in preda al furore. Altrimenti non si affrontano più.
Infine, non mi rimarrà che appellarmi a un dato essenziale, l'unico grazie al quale evito la pazzia quando leggo queste notizie: il principio della responsabilità penale personale, dall'avvento della Repubblica, è stato elevato al rango di norma costituzionale (art.27 c.1 cost.).
In Italia, chiunque deve rispondere delle proprie azioni. Che sia romeno, sardo, veneto o afgano.
La magistratura deve tagliare le polemiche alla base. E applicare le leggi. Stavolta, mai più che in passato, ad personam.
31.10.07
30.10.07
CENTRO DI IGIENE MENTALE: LETTERE DALLA CREATIVITA'
Qualche giorno fa sono andato al Parioli a sentire/vedere lo stettacolo del capelluto qui affianco, Simone Cristicchi. E, come potete leggere qui sotto, non m'è dispiaciuto. Proprio per nulla. Il report è stato pubblicato quest'oggi su Rockit. Per il resto, rientrato da tre splendidi giorni on the road in Umbria, navigo fra testi di storia dell'arte pesanti come la Basilica di San Pietro ma affascinanti come il Mondo. Ieri, per la cronaca, ho compiuto nientepopodimenoche 24 anni.*
Schivare attentamente la retorica. Perché sul tema – pur straziante – s’è già detto tanto. Non che aggiungere particolari al dramma di quei gulag della modernità che erano i manicomi sia proibito. Anzi. Solo che uno spettacolo in forma di teatro-canzone, secondo il finto-disimpegnato spirito anni ‘70 marchiato Gaber e Luporini, richiede un netto surplus di sensibilità ed attenzione per conquistarsi dignità artistica. Altrimenti, come amano dire i filosofi, non è.
Simone Cristicchi ha pensato e messo in scena le sue idee con grande umiltà. Ha costruito uno spettacolo intenso, del tutto originale. E alla fine ha prodotto quel valore aggiunto che merita, con un lavoro messo in piedi a dispetto di ogni aspettativa.Anzitutto perché ha l’ingrediente essenziale per il teatro-canzone: la capacità del verseggiare leggero, che sfiora e sfrutta gli stratagemmi umoristici del contrasto e dell’ossimòro. Ma profondissimo. Sia nei pezzi che recupera dal disco d’esordio “Fabbricante di canzoni” (“Senza”, “Angelo custode”, “L’autistico” e altri). Sia nel guizzo geniale di far parlare le lettere dei ricoverati (meglio: confinati) del manicomio di San Girolamo, a Volterra. Ritrovate allegate alle loro cartelle cliniche. Parole vecchie, dei primi del ‘900. E parole più recenti, poco prima della legge Basaglia. Dentro: una realtà parallela che nessuno si è curato non tanto di considerare come alternativa, e non malata. Ma nemmeno di spedire ai legittimi – e spesso fantasiosi – destinatari.
Proprio su questo snodo, grazie al lavoro eccellente di due attori, in particolare di Tommaso Taddei, lo spettacolo innesca una giravolta tragicomica dentro la quale, a turno, i protagonisti sono matti e sono medici e sono narratori onniscienti e sono cavie e sono vittime. Tutto, però, rivolto a mettere a fuoco l’aspetto che sembra stare più a cuore all’occhialuto cantautore romano: la creatività dei matti.
E’ stata quella, spesso, a legar loro mani, polsi e ad infilarli in una vita di forza: una fantasia quasi sempre straripante – e però occhiuta e chirurgica - soffocata dal conformismo, dalla paura, dall’ignoranza, da famiglie troppo attente a quel che avrebbero pensato vicini ed amici. Lettere che sembrano litografie di Escher: contorte, paradossali, stimolanti e martoriate da una censura che ha evitato divenissero pubbliche.
In fondo è qui che Cristicchi vuole arrivare: la censura non è solo politica o ideologica. Ma anche medico-scientifica. E il manicomio, al pari del carcere e di altre strutture di micro-potere, fino al '78 ha partecipato appieno di quel sistema coercitivo di foucaultiana memoria. Che in un certo senso continua a censurare anche la nostra, di creatività.
24.10.07
HAI VOGLIA A SLOW-FOOD: IN CHIMICA SIAMO DEI SOMARI
No ma, in effetti, è una cosa abbastanza grave. La mia amica – giustamente, direi – non c’aveva mai riflettuto sopra a dovere. Anche perché la tesi grazie alla quale si è laureata in Ingegneria Ambiente e Territorio con 110 non affrontava esattamente questo problema. Anzi. Direi proprio che, come in tutte le trattazioni rigide, lo sfiorasse appena. Lasciandolo deliberatamente a lato. E poi, con quella magnifica sensazione che trasmettono gli ingegneri, la mia amica aveva inconsciamente realizzato la questione. Quasi senza sentire il dovere di esplicitarla – e magari senza sapere come confezionare la faccenda, visto che si occupa di Analisi e Chimica 4 e nel tempo libero di gatti cani e ciambelloni, mica di semiotica della scrittura. Al di là di tutto questo, vado al sodo: è chiaro che non abbiamo un quadro oggettivo, autorevole e credibile della situazione dei suoli italiani - si, i suoli: la terraferma. Lo so, l’avete dimenticata perché sono decenni che al suo posto vedete sterminate distese di Nero-Nulla. In particolare, della situazione di metalli pesanti e metalloidi e degli agenti inquinanti. Le loro quantità, la loro incidenza, la loro pericolosità. E questo non perché non esistano Enti preposti alla verifica e al trattamento di questa tematica. Ma perché questi Enti – Arpa e Apat, principalmente – lavorano quasi esclusivamente sulla base di studi, informazioni e rapporti di rilevazione effettuati, certamente, da esperti del settore. Ma commissionati nella stragrande maggioranza dei casi – visto che la stragrande maggioranza dei terreni è proprietà privata – da privati. I quali, per evitare il rischio di doversi accollare le spese di bonifica di un eventuale suolo iper-arsenicizzato (?) o ridotto in chissà quale altro stato da cadmio, cromo, tallio, piombo, mercurio – ma anche perché la legge li obbliga - depositano quanto prima possibile un rapporto pagato a proprie spese. Che, come dire, salva loro il culo garantendoli da eventuali, successive rivalse statali.
Va bene, si. Le questioni non sono sempre tutte così sciolte. Soprattutto in questo ambito. Questo è un blog non è “Nature”. Che volete. C’è infatti una serie di altri aspetti dirimenti tipo il fatto che i suoli possano vantare naturalmente abbondanza di certi elementi (tipo: pare che i suoli sudafricani siano pieni di arsenico. Hai voglia a far pozzi). E non so nemmeno se la questione, posta in questi termini, sia corretta. Credo di si.
Però mi pare essenziale ed allarmante un fatto. E cioè che se per i mari, per le catene montuose e per i vulcani abbiamo la situazione abbastanza chiara sotto il profilo geo-morfologico, lo stesso non si possa affermare con altrettanta sicurezza per la qualità chimica dei suoi.
E attenzione. Attenzione a rubricare la cosa come scrupolo da cronista rompi-cazzi ecco il nuovo Erin Brockovich de noantri. Questo perché quei metalli pesanti poi tornano a noi – che pure ne abbiamo bisogno ma in quantità infinitesimali, non come Litvinenko che forse ha alzato un po’ il gomito. Fanno il percorso inverso: inesorabilmente. Finendo col sistemarsi dentro di noi. Andando a rimpolpare le loro tracce già presenti nel nostro organismo. Attraverso l’acqua, prima di tutto, e tutto il suo ciclo. E quindi attraverso i prodotti agricoli. E dunque anche attraverso gli allevamenti mediante i mangimi vegetali di cui si nutrono bovini ed ovini. Andando a sconquassare i nostri già sufficientemente disastrati equilibri chimici. Intaccati già in abbondanza da quella specie di immondizia invisibile che è l’aria che respiriamo tutti i giorni - dove pure risiedono i medesimi metalli pesanti.
"I metalli pesanti sono pericolosi perché tendono a bioaccumularsi.
Bioaccumulazione significa un aumento nella concentrazione di un prodotto chimico in un organismo biologico col tempo, confrontata alla concentrazione del prodotto chimico nell'ambiente. I residui si accumulano negli esseri viventi ogni volta che sono assimilati ed immagazzinati più velocemente di quanto sono scomposti (metabolizzati) o espulsi.
I metalli pesanti possono entrare nei rifornimenti idrici da scarti derivanti da consumi o industrie, o persino per effetto della pioggia acida che penetra nei terreni e porta i metalli pesanti nei corsi d'acqua, nei laghi, nei fiumi e nell'acqua freatica".
Qui, forse, potrete approfondite un po’, tanto per semplificare. Sono questioni note, direte – anche se credo non quanto dovrebbero esserlo.
A me premeva solo fare un salto in avanti. E sottolineare come in questo ambito ci sia addirittua preclusa la possibilità di disporre di una diapositiva attendibile ed oggettiva della situazione chimica dell’elemento centrale di quasi tutti i clicli chimico-biologici che coinvolgono l’essere vivente: la terra.
Hai voglia a Slow Food…
20.10.07
L'IRRAGGIUNGIBILE ASTICELLA DELLA TRASGRESSIONE
Qualche ora fa ero in un locale a chiacchierare con una persona. Partite dal presupposto che amo immensamente chiacchierare. Certo, sempre e comunque con un sostrato di serietà e fondatezza. Non direi, dunque, chatting. Piuttosto, un sano ed approfondito discussing. Io, un tiramisù. L’altra persona, un Bayleis con ghiaccio. E il discorso è che – c’è poco da fare – tutto ruota attorno alla (sbrecciata) categoria della trasgressione. L’asticella, per i ragazzini odierni (i famigerati pre-teen ma anche i temutissimi adolescenti), s’è alzata a dismisura. Ciò che prima rientrava nella pur confusionaria ed ambigua sfera dell’agire-trasgredendo ha ormai subito una trasmutatio – come Dante che dal IX Cielo Primo mobile passa nell’Empireo – nella sfera del pacifico (usuale, non-tragressivo, standardizzato quando non addirittura s-c-o-n-t-a-t-o).
Quel che dunque appariva (lo era poi davvero? E' un altro discorso) trasgressivo trenta, venti o dieci anni fa (la sigaretta, la canna, il primo rapporto sessuale in semi-clandestinità, la sega a scuola et similia) non lo è più, oggi. Insomma: l’insieme s’è allargato finendo giocoforza con l’etichettare come totalmente “regolari” certe azioni/categorie/possibilità/atteggiamenti. E con l’alzare a dismisura la posta in gioco – a livelli quasi insostenibili.
Di qui, il passo verso il disastrato panorama che si scorge su YouTube e compagnia videante, è stato brevissimo – alludo a tutta la questione del bullismo ormai a livelli mafiogeni, degli episodi di sfruttamento minorile fra coetanei per finire con le ripetute azioni delle gang di adolescenti.
Il sostantivo “trasgressore” è infatti legato etimologicamente al campo semantico del diritto penale. Cioè, il trasgressore è anzitutto colui che non rispetta le leggi. Traslato all’ambito socio-culturale, ciò ha indicato per anni chi “andasse al di là” dei comuni diaframmi posti fra genitori e figli, costume ed habitus individuale, orizzonte d’attesa ed azione espressa.
Però – e qui sta l’aspetto fondamentale – la trasgressione dei nostri genitori era decisamente una trasgressione fisiologica, programmata. In parte, finanche necessaria. Era cioè previsto il superamento di certi limiti, per atterrare però in un campo tutto sommato ben definito, chiaro e per questo, infine, innocuo. Risultava dunque anche “formativo” – come pensavano varie scuole - che certi limiti venissero sorpassati. O quantomeno, quando questo accadeva il trasgressore non partecipava di un allarme sociale, ma semmai di una pur importante esplosione individuale. Trasgrediva per sé ed era ben cosciente di farlo. Se ne assumeva le responsabilità, sotto tutti i punti di vista. E quindi, pur sparandosi una canna, in un certo senso cresceva. Il loro, era il tempo del Bildungsroman.
Saltata del tutto una dialettica del genere, il tempo, l’impegno, le speranze, le trame, le bugie, le scuse, le coperture, la crescita collegata a tutto ciò non hanno improvvisamente più avuto materia sulla quale fare pressione. Su cui premere. Semplicemente: non c’era più la trasgressione perché era saltato il complesso socio-culturale di regole e sanzioni che aveva regolato il gioco nei decenni precedenti.
Si è così verificata la situazione per cui un ladro, attrezzato di tutto punto per scassinare una cassaforte che sa piuttosto difficile da aprire, si ritrovi nello studio dell’avvocato con lo sportello della cassaforte accostato. E il lavoro già bello e fatto.
A quel punto, quella che in precedenza era l’area delimitata della trasgressione si è trasformata nella semplice, innocua e scontata base di partenza verso il superamento di un’asticella posta sempre più in alto. Ritrovatisi – in parte, forse, con loro stesso stupore? – senza sanzioni efficaci e addirittura senza nemmeno l’aura di trasgressione dalla quale certi atteggiamenti erano circonfusi, le generazioni più giovani hanno semplicemente rimodulato la questione sulla base della temperie in cui sono immersi. L’hanno riorchestrata come, che so, una società improvvisamente caduta in pieno stato d’anarchia debba obbligatoriamente elevare il discrimine di tolleranza rispetto ai reati in essa perpetrati - anche perché non avrebbe né modi né mezzi per punire una certa fascia di fattispecie penali.
Nessuno mi dice nulla perché fumo tre pacchetti di sigarette al giorno? (Piattaforma standard di partenza). Bene: ne fumo un quarto. Provo altro. Mi lascio convincere. I miei tre pacchetti – che per mio padre erano trasgressione – per me quattordicenne del 2007, sono la più normale delle regolarità.
Quindi, sul piano teorico, è sbagliato asserire addirittura che sia la medesima categoria di trasgressione ad aver ceduto di schianto. Ma di fatto è come se fosse così. Partendo infatti da una “usuale piattaforma trasgressiva” già di per sé estretamente larga, onnicomprensiva e cosparsa di questioni complicate, tutto ciò che può risultare da rilanci (quasi sempre tribali, di gruppo) continui ed insistiti vola automaticamente di gran lunga verso una gamma di azioni prima sconosciute. Per rincorrere l’asticella della trasgressione, si finisce con lo sconfinare pericolosamente in quella della pura violenza.
Il fatto è che spesso analisti ed esperti, pedagogisti, nani e ballerine dimenticano che i ragazzi di oggi si lanciano da trampolini posti ad un’altezza assai considerevole senza poter disporre di altri trampolini quali termini di paragone, visto che di misura ne hanno conosciuta una soltanto. E da quella partono, per i loro tuffi quotidiani alla ricerca di qualcosa di “stimolante” per riempire un campo d'azione, quello della trasgressione, che li sfida continuamente perché continuamente li appaga.
Inutile dire, secondo questa lettura, sulle spalle di chi ricada una buona percentuale delle responsabilità per non aver rimesso al proprio posto – una volta superata – l’asticella della (propria e generazionale) trasgressione ed aver lasciato la faccenda in confusione.
14.10.07
IL PICCONATORE DI ETICHETTE
Elettori tutt'altro che generosi, invece, nel dichiarare per chi hanno votato, di fatto nessuno lo dice. Francesco Cossiga, invece, al gazebo di via Cola di Rienzo, nel quartiere Prati, spiega che ha votato per Enrico Letta, "vecchio-giovane democristiano", per "evitare il plebiscito per Veltroni" e perché "non sono né marilynmonroeiano né levinskiano".
L'arcigno e militarista picconatore rimane una spanna sopra a tutti, quando c'è da trovare le etichette giuste. C'è poco da fare.
[Io, comunque, ho votato stamattina. L'ho deciso, come annunciato, mentre rientravo alle tre di notte, in pieno Raccordo Anulare, con la radio sintonizzata su Stereonotte, che non è che mi faccia impazzire. Sono andato al gazebo prima di andare a far visita a mia nonna paterna ed a molti altri parenti al cimitero: oggi sarebbe stato il suo compleanno. E' morta 23 anni fa).
L'arcigno e militarista picconatore rimane una spanna sopra a tutti, quando c'è da trovare le etichette giuste. C'è poco da fare.
[Io, comunque, ho votato stamattina. L'ho deciso, come annunciato, mentre rientravo alle tre di notte, in pieno Raccordo Anulare, con la radio sintonizzata su Stereonotte, che non è che mi faccia impazzire. Sono andato al gazebo prima di andare a far visita a mia nonna paterna ed a molti altri parenti al cimitero: oggi sarebbe stato il suo compleanno. E' morta 23 anni fa).
13.10.07
PAMPERS: MOSTRUOSITA' DAL PAESE DELLE BANANE
Oggi la mia ragazza mi ha raccontato qualcosa di socialmente raccapricciante. Un fatto che magari, a primo impatto, parrà trascurabile. Ma che m’ha fatto un’impressione direi epifanica – vale a dire, simbolicamente rivelatrice. Ouch!Intanto, in direzione Sud-Sud Est rispetto al mio glande, Gianni Riotta sta conducendo un Tv7 inguardabile, fresco come un crisantemo d’agosto. Farfugliano all’unisono – ai suoi fianchi c’è un certo Tobia Zevi, che suppongo nel giro di due settimane si infilerà in ogni trasmissione politica, e una tizia di Libero – sentenze qualunquiste infarcite di nauseabondi luoghi comuni. Manco a dirlo, la puntata è in parte dedicata ai bamboccioni – maledetto Padoa-Schioppa e le sue asburgiche definizioni. Sono davvero stufo dei vecchi che parlano dei giovani giustificandosi del fatto che lo fanno parlando con dei giovani (che in realtà sono più vecchi dei vecchi). Uff!
Dicevo dell’aneddoto che mi ha raccontato la mia ragazza. Mi ha riferito che la sorella di una sua amica, laureata 110 e lode in Giurisprudenza a 24 anni – ora ne ha 28 – ha sostenuto pochi giorni fa l’esame per accedere alla magistratura. E fin qui, diciamo, non mi pare ci sia nulla di particolarmente strano. Il brutto, semmai, sarebbe che non si tenessero concorsi per la magistratura – anche se ad analizzare come vengono sostenuti, qualche dubbio viene…
Ora. Dato che viviamo nel Paese delle banane (Travaglio docet), nella patria dei quaquaraquà e nella nazione dei morti viventi pare fossero in vigore delle regole di stampo nazifascista. O meglio – tanto perché se ne parla da quando Cristicchi ha vinto Sanremo: da centro d’igiene mentale – si, per i garanti, però, non per i candidati.
Un fatto, in particolare, m’ha provocato profonde ed immediate eruzioni cutanee con relativo riversamento di pus giallo ocra sulla poltrona rossa. Tobia Zevi sta parlando del Partito Democratico. Cioè: non è questo il fatto che mi ha provocato le eruzioni, volevo dire altro. Però non posso sorvolare su quanto accade a Sud-Sud Est. Dice delle cose di cui mi sfugge il senso – il che, per un amante di Nietzsche, non è poi così frequente. Sembra di sentire un incrocio fra Prodi, Alain Elkann ed Eta Beta. Io non so se andare a votare domenica. Lo giuro. Deciderò sul Raccordo Anulare, stanotte, mentre torno a casa alle quattro. Alterno sentimenti contrastanti. Vorrei votare e, all’uscita, buttare una molotov nel seggio che sarà sicuramente allestito in uno squallido gazebo, lo stesso usato per la sagra dell’arrosticino di pecora l’estate scorsa. Che vita.
Torno al concorso per la magistratura. Insomma, la faccio breve che sembro Paolo Zanardi: bisognava scrivere un lungo elaborato giuridico. Il tempo a disposizione era di circa 14 ore, se non ho capito male. Insomma: dalla mattina alla sera. Can’t stop.
Ecco il dato raccapricciante: pare che fosse vietato recarsi alla toilette. E che, di conseguenza, molte persone – ivi compresa la malcapitata sorella dell’amica della mia ragazza – abbiano provveduto a recarsi all’esame con indosso un pannolone Pampers nel quale hanno rigettato per tutta la giornata i propri liquidi corporei.
Ora. A parte il fatto che a questo punto mi rendo conto di aver fatto bene a scegliere Scienze della Comunicazione, visto che non sarei mai stato in grado di sostenere un esame di tale durata visto che piscio tre volte ogni mezz’ora. Ma, insomma, ho trovato questa proibizione – e l’automatico provvedimento che i candidati si sono visti giocoforza obbligati ad attuare – di una bassezza davvero disarmante. Un’umiliazione profonda e ai limiti dell’incostituzionalità.
Vi starete domandando che fine abbiano fatto le candidate incinte – considerate che a questi concorsi partecipano anche persone di oltre 40 anni – oppure coloro che si siano sentite molto male. O ancora coloro che debbono allattare e simili. Ebbene. Pare che per chi avesse assoluto bisogno di recarsi al bagno, fosse prevista una sorta di perquisizione. Per chi fosse incinta, fosse stato predisposto un ticket orario, con turni prestabiliti per recarsi ai servizi. Provvedimenti alla Birkenau, di questo tipo. Mi viene in mente Mussi vestito da Veltroni (è evidente che i miei rapporti col Partito Democratico partono distorti).
Io non so se queste notizie sono vere. Al contempo, non ho motivo di dubitare che siano false. Ma se effettivamente si costringe un candidato ad indossare un Pampers poiché non gli sarà consentito recarsi in bagno per 14 ore di fila. Bhè, allora hanno davvero ragione i miei amici a Parigi e Londra: è ora di a-n-d-a-r-s-e-n-e.
Fra l’altro, poi, la tizia di Libero, sempre e comunque a Sud-Sud Est, sta parlando di Gawronski. Fate un po’ voi.
11.10.07
ROMA-TORINO, ESORDI DA GRANDI
Vi propongo solo una notizia, questa mattina. Ma una notizia-bomba: ieri sera sono capitato in un posto. Ed ho scoperto di NON essere un radical-chic. E devo dire che mi sento sollevato. Molto. La vita mi sorride. *
Dietro all’altro disco, quello degli Armstrong? da Torino, c’è invece un “sound engineer” da forchetta d’oro: Maurice Andiloro (Pecksniff, Perturbazione, So:Ho, Bugo, Jovanotti in varie vesti). E qui siamo dalle parti di un indie-pop soffice soffice che non disdegna qualche stilosa incursione nell’electro-lounge o nello strumentale dreamy, sognante.Ma che come cifra principale tiene ben stretto l’amore per le trame curate che dipingono delicate melodie, i crescendo coinvolgenti e le voci soffuse, quasi sussurrate con gentilezza e fascino. Una sorpresa spuntata da un cilindro. Di
Dietro entrambi i progetti c’è lo stesso sangue: sono infatti due esordi (anche se i Marilù hanno un ep alle spalle) di una maturità impressionante. Cose nate già grandi. Cose da grandi.
I GRUPPI - Marilù Lorèn e Armstrong?, quando l’Italia fa ben sperare
Sulla scena da dieci anni, i romani Marilù Lorèn hanno alle spalle un ep del 2001, “Inespansione”, che è valso l’attenzione della Stout music – da lì il legame artistico con Paolo Benvegnù – etichetta di “Respiri”, il loro primo disco in cantiere dal 2004, masterizzato al Nautilus di Milano. Nella line up: Luca Novelli, chitarre, fender rhodes, effetti; Lorenzo Monaco, voci; Cristian Marras, basso; Cristiano Spadoni, batteria; Francesco Mecozzi, chitarre.
Anche loro da Rivoli, come i Perturbazione, gli Armstrong? hanno sfornato un esordio morbidissimo: “Me, you and our mutual alibi”. Prima, il trio aveva all’attivo un promo del 2006. In studio, prodotti da Maurice Andiloro, Roberto Pizzichetta alle chitarre, voci, piano e rhodes; Stefano Schiavon, basso e synth e Marco Schiavon, batteria e synth. C’è da sperare.
[Pubblicati sul numero di ottobre di "Inside Italia - The Living Art Magazine" in tutte le edicole. © 2007 Guido Talarico Editore]
7.10.07
PER LA SERIE, "RELIQUIE": I GELATI TOSERONI
E allora. Un articolo "dolce" per questa stramba domenica estivo-autunnale - non so voi, ma io vado ancora in giro come in agosto. Senza contare che un tamarro sotto casa mia s'è comprato una Ferrari vecchia di dieci anni che scarbura come una Ritmo. Pubblicato sull'ultimo numero del bimestrale musicale Classix!, che trovate in tutte le edicole. Enjoy! Eh?! Gustatevelo!
*
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5.10.07
PS3, NUOVO TOTEM DEL MONDO DI PLASTICA
L’enigmatica notizia è che nelle carceri inglesi quegli altri ipnotizzatori cibernetici della contemporaneità – Playstation 3, Nintendo Ds, Wii, Xbox 360 e compagnia giocante – sono stati vietati non più di qualche settimana fa. Motivo della polizia d’Oltremanica: “La loro multimedialità e abilità di inviare e ricevere segnali radio”. Detto che l’argomentazione è ridicola, rimane da chiedersi con allarme: siamo dentro “Killzone” o in un vero carcere?
Prima è stato il design spaziale e super-minimal delle varie console che hanno invaso migliaia di case a farne dei veri e propri pezzi d’arredamento: c’è chi, giuro, ce l’ha e la usa solo per spolverarla. E quindi a mutarne (tragicamente?) funzioni e destinazioni.
Dopo, le proprietà di connettività hanno “totipotentizzato” l’oggetto-console, tanto che in conclusione non si sa davvero bene a cosa serva: ci si gioca ad “Half Life”? Ci si organizzano – come dicono gli inglesi – attentati all’interno del carcere? Ci si arreda la cameretta del bimbo (o, più probabilmente, lo studio del papà)?
Totem, ecco cosa sono. Milioni di persone dall’Ogliastra al Tanganica, ormai, custodiscono sopra la tv uno spietato ed economico generatore di miti “quattro salti in padella”. Animando un totemismo post-cyberpunk dalle mire soporifere e stordenti. Pronto uso per la massaia e il carcerato, passando per il moccioso.
Ma un revival del buon vecchio, squadrato Commodore 64, proprio no?
[Pubblicato sul numero di questo mese di Inside Italia. Lo trovate anche qui].
3.10.07
OTTO PER OTTO
Allora. Debbo farmi carico di questa maledettissima prassi delle catene, tanto in voga fra i blogger. Sotto, in play, ho i Pinback, col disco Summer in Abaddon e il boss col nuovo, Magic. Caterina e MissMidnight mi hanno nominato. Obbedisco. Otto fatti miei - ma che mi legge sa che ne ho esposti ben più di otto. E poi nominerò altri otto blogger a cui passare la patata.
Ossessivo-compulsivo. Ebbene si. Lo sono. Sebbene la sindrome vada scemando da qualche anno, rimangono ancora oggi i residui della mitica fobia del gas chiuso, l’interruttore acceso-spento (con rapido gioco dito indice<>dito medio per accendere e spegnere a ripetizione), le luci della macchina come saranno? In passato mi alzavo in piena notte. Oggi sistemo tutto prima di addormentarmi.
Innamoramenti en plein air. Si, m’innamoro almeno dieci-quindici volte al giorno. Quando frequentavo la triennale (frequenza quotidiana ed obbligatoria id est mezzi pubblici per almeno tre ore al giorno) tornavo a casa col cuore infranto almeno una dozzina di volte da donne di ogni genere e tipo. Dalle adolescenti (oggi, dopo 50 esami e una specialistica in via di conclusione, sembro il nonno) alle mamme. Non c’entra nulla la fidanzata, la ragazza (che ho sempre avuto). E’ proprio una questione estetica. Una, per esempio, che incontravo sempre alla stazione Ostiense, mi faceva impazzire per l’abbigliamento, elegante e classico ma essential. Avrà avuto 35 anni. Vabbò. E’ così.
La nnà. La prima parola che ho detto – che di per sé non vuol dire nulla ma i miei avevano imparato che la utilizzavo associandola alla pizza quindi significava eccome chiedete ad uno psicologo della comunicazione - è questa – al di là dei classici mamma e papà. Dimenticavo: ho parlato a meno di un anno.
Sfogatoi della post-modernità. Detesto le discoteche. Le considero l’emblema della nostra strozzata post-modernità: scatoloni in pieno deserto urbano. Sfogatoi indegni di una gioventù matura che spreca la vita a “ballare”, ignorando il vero significato del termine ballare. Parteciperei solo in due casi: 1) nell’eventualità di una forzata astinenza sessuale oltre i 20/24 mesi (mai capitata, per altro); 2) nel caso un mio amico dj mi invitasse o qualora “mettesse i dischi” un dj che stimo; 3) nel caso un meteorite abbia risparmiato solo il Goa dalla distruzione planetaria. Quindi: sempre in funzione artistica, e mai strumentale.
Papà Gambalunga. Il primo libro che ho letto è stato Papà Gambalunga di Jean Webster. Me lo comprò papà ad un mercatino del libro organizzato nell’atrio della mia scuola elementare. Lo sanno tutti (?). Non sanno, però, che non l’ho mai finito. Così come L’ultimo papiro – sempre papà, qualche anno dopo.
Imbecillità allo stato puro. Ebbene si. Questa è davvero la stronzata del secolo. Mi sono spaccato gli incisivi da solo, con una sonora racchettata in faccia. Conseguenza del pessimo stile tennistico degli esordi, quando effettuavo un dritto alla Moya (come si diceva all’epoca; non so nemmeno se Moya, che ho visto qualche tempo fa piuttosto appesantito, giochi ancora). Il giorno dopo avrei avuto un test d’inglese per il Trinity College. Amici dentisti!
Aereofobia. Ho una paura fottuta di volare. Ho preso spesso l’aereo. Ho fatto diversi viaggi. Ma ogni volta che salgo perdo tre chili in liquidi. Non riesco a far nulla. Passo quarti d’ora in bagno, immobile. La compagnia di persone conosciute non serve a nulla. L’unica salvezza è subissare di cazzi miei il vicino di poltrona. E scoprire in lui un briciolo di fifa. Così da unire la comunità umana nel ventre della macchina.
Formattazione. Uso solo parentesi quadre, quando scrivo. I miei libri sono piene di parentesi quadre. Questo davvero non me lo spiego.
Nomino Silvia e basta perché tutti i miei blogger preferiti hanno già dato.
Ossessivo-compulsivo. Ebbene si. Lo sono. Sebbene la sindrome vada scemando da qualche anno, rimangono ancora oggi i residui della mitica fobia del gas chiuso, l’interruttore acceso-spento (con rapido gioco dito indice<>dito medio per accendere e spegnere a ripetizione), le luci della macchina come saranno? In passato mi alzavo in piena notte. Oggi sistemo tutto prima di addormentarmi.
Innamoramenti en plein air. Si, m’innamoro almeno dieci-quindici volte al giorno. Quando frequentavo la triennale (frequenza quotidiana ed obbligatoria id est mezzi pubblici per almeno tre ore al giorno) tornavo a casa col cuore infranto almeno una dozzina di volte da donne di ogni genere e tipo. Dalle adolescenti (oggi, dopo 50 esami e una specialistica in via di conclusione, sembro il nonno) alle mamme. Non c’entra nulla la fidanzata, la ragazza (che ho sempre avuto). E’ proprio una questione estetica. Una, per esempio, che incontravo sempre alla stazione Ostiense, mi faceva impazzire per l’abbigliamento, elegante e classico ma essential. Avrà avuto 35 anni. Vabbò. E’ così.
La nnà. La prima parola che ho detto – che di per sé non vuol dire nulla ma i miei avevano imparato che la utilizzavo associandola alla pizza quindi significava eccome chiedete ad uno psicologo della comunicazione - è questa – al di là dei classici mamma e papà. Dimenticavo: ho parlato a meno di un anno.
Sfogatoi della post-modernità. Detesto le discoteche. Le considero l’emblema della nostra strozzata post-modernità: scatoloni in pieno deserto urbano. Sfogatoi indegni di una gioventù matura che spreca la vita a “ballare”, ignorando il vero significato del termine ballare. Parteciperei solo in due casi: 1) nell’eventualità di una forzata astinenza sessuale oltre i 20/24 mesi (mai capitata, per altro); 2) nel caso un mio amico dj mi invitasse o qualora “mettesse i dischi” un dj che stimo; 3) nel caso un meteorite abbia risparmiato solo il Goa dalla distruzione planetaria. Quindi: sempre in funzione artistica, e mai strumentale.
Papà Gambalunga. Il primo libro che ho letto è stato Papà Gambalunga di Jean Webster. Me lo comprò papà ad un mercatino del libro organizzato nell’atrio della mia scuola elementare. Lo sanno tutti (?). Non sanno, però, che non l’ho mai finito. Così come L’ultimo papiro – sempre papà, qualche anno dopo.
Imbecillità allo stato puro. Ebbene si. Questa è davvero la stronzata del secolo. Mi sono spaccato gli incisivi da solo, con una sonora racchettata in faccia. Conseguenza del pessimo stile tennistico degli esordi, quando effettuavo un dritto alla Moya (come si diceva all’epoca; non so nemmeno se Moya, che ho visto qualche tempo fa piuttosto appesantito, giochi ancora). Il giorno dopo avrei avuto un test d’inglese per il Trinity College. Amici dentisti!
Aereofobia. Ho una paura fottuta di volare. Ho preso spesso l’aereo. Ho fatto diversi viaggi. Ma ogni volta che salgo perdo tre chili in liquidi. Non riesco a far nulla. Passo quarti d’ora in bagno, immobile. La compagnia di persone conosciute non serve a nulla. L’unica salvezza è subissare di cazzi miei il vicino di poltrona. E scoprire in lui un briciolo di fifa. Così da unire la comunità umana nel ventre della macchina.
Formattazione. Uso solo parentesi quadre, quando scrivo. I miei libri sono piene di parentesi quadre. Questo davvero non me lo spiego.
Nomino Silvia e basta perché tutti i miei blogger preferiti hanno già dato.
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