30.3.07
Terra!
Per dinci sono due ore che sto davanti a Google Earth.

So dal primo giorno della sua esistenza cosa è. Sono stato uno dei primi a consigliarlo. Ne parlavo quando nessuno sapeva cosa fosse. L'ho usato diverse volte per ricerche mirate e specifiche. L'ho visto conquistarsi sempre più spazio addirittura sui Tg Nazionali, che hanno cestinato dopo lustri e lustri le loro ridicole carte bidimensionali per corredare i servizi.

Ma non m'ero mai lasciato prendere la mano in maniera così totalizzante. Mai. Cioè: non c'avevo mai giocato. Che è diverso. Molto diverso.

Sono due ore che seguo irrazionalmente ogni genere di desiderio ed interesse che mi salta in testa.
Ho già visitato Manhattan, Cuba, il Sud Africa e qualche altro centinaio di paesi.

In realtà è rispuntata prepotentemente fuori quell'enorme passione per le carte e le mappe. Passione che avevo da bambino e che mi guidava in infiniti pomeriggi davanti agli atlanti, a studiare a memoria le bandierine dei paesi e a capire dove fosse il Botswana.

Pazzesco. (Che bello!).
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 01:02 | 2 Commenti
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 22:39 | 0 Commenti

Se andate qui fate un tuffo nella Storia. E altro che videodidattica e cazzi vari.

Se siete, che so, professori: stampate una copertina di Life, ingranditela dimensioni poster e presentatevi in classe con quella roba.

La lezione verrà da sé. Altro che telefonini e piattaforme didattiche.
Basta ancora l'arcaica potenza di un'Immagine - per fortuna - a scatenare interrogativi.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 11:57 | 5 Commenti

"...se nessuno al sud si muove, creperemo".
(Per inciso: mai affermazione fu più condivisibile ed attuale).

Se c'è un personaggio che mi perseguita dai tempi delle elementari - ho fatto le elementari, non quella cosa lì con il portfolio -, quel personaggio è nientemeno che Carlo Pisacane - no, non Capannelle, il caratterista reso celebre dai I soliti ignoti. Ma il rivoluzionario napoletano.

Lo sogno di notte. Lo vedo nell'oblò della lavatrice. Lo individuavo sulla plastica delle merendine. (Oggi sul cartone dei 4 salti in padella). Lo scoprivo sotto la pellicola dei Gratta e Vinci. Come le Madonne delle veggenti.

Quella oscura crasi del suo cognome, che unisce la nota città toscana (nota per una torre STORTA) all'animale più fedele all'uomo, generava in me provondi moti di inquietudine.

C'erano anche gli aspetti positivi, però. Un sognatore ma al contempo un abilissimo militare. Un attento ideologo. Un democratico. Uno che sbarca a Sapri al grido di "w l'Italia, w la Repubblica" è super-cool.

Ma anche uno sfigato mondiale. Uno che ha fatto male i conti nell'occasione più importante della sua vita.

Ora. Pensateci un attimo. Questo poveraccio parte da Genova impadronendosi di una nave a vapore: il Cagliari. Già qui: non so se all'epoca fossero già realizzati i Clipper. Ma insomma: è come se i rivoluzionari sardi sequestrassero un traghetto Tirrenia per partire alla riscossa.

Insomma. Piglia sto vaporetto (che prestava servizio fra Cagliari, Tunisi e Genova), scende a Ponza, libera 300 carcerati politici e no. Riparte destinazione Sapri convinto che le sommosse popolari scoppiate nell'entroterra (ovviamente: non era scoppiato un emerito cazzo, nell'entroterra) potessero creare - unitamente, appunto, allo sbarco dei suoi uomini - un efficace effetto-morsa e consentire così ai rivoluzionari di occupare la zona di Sapri e di lì partire, sull'onda di altri moti scoppiati nel frattempo a Firenze, Roma e altrove, alla dichiarazione della Repubblica.

Favole. Velleitarie previsioni.

Anzitutto: a Sapri - il 28 giugno - avrebbe dovuto trovare mille persone promesse dai comitati napoletani. Manco uno, ci stava, ad attenderli. E qualche anno dopo s'è visto che non è che ne servissero tanti di più, per combinare qualcosa di buono. Diavolo di quei napoletani: mille ne servivano. Mica un milione. Niente. Zero.

Il giorno dopo, a Torraca, legge il proprio proclama insurrezionale nel pieno di una festa, in cerca di nuove reclute. Nessuno si aggiunge.

Il 30, a Casalbuono, stesso copione.

A Padula - il primo luglio - Pisacane riesce ad affrontare i Gendarmi nel frattempo inviati dal Governo - che però furono in grado di disperdere il gruppo di rivoluzionari uccidendone 57 - fuggendo verso Sanza. Fra l'altro i gendarmi sequestrano il Cagliari che per quanto malridotto sarebbe potuto tornar utile. A proposito: l'esercito borbonico non era composto da chissà quante unità. Solo 2mila erano i gendarmi inviati sul posto.

La mattina dopo - dulcis in fundo - i reduci vengono assaliti dagli abitanti della zona di Sanza - aizzati dall'arciprete (e te pareva!) e dal capo urbano - col risultato che 29 rivoluzionari vengono arrestati ed altri 28 uccisi dagli indigeni.

Sbarca. E si becca - lui assieme ai suoi trecento amici - le forconate dei contadini.
Sbarca. E si becca - lui assieme ai suoi trecendo amici - le bastonate della plebe
Sbarca. E si becca - lui assieme ai suoi trecento amici - le pistolettate dei rampolli borghesi della zona e dei gendarmi di Ferdinando II.
Sbarca. E si becca - lui assieme ai suoi trecento amici - le giaculatorie dei preti.

Poi s'ammazza. Mentre costoro - barbari e puzzolenti individui sui quali i rivoluzionari non infieriscono per ordine del medesimo, eroico Carlo - cantano vittoria sui corpi carbonizzati di chi è andato a liberarli.

Povero Pisacane: ipse dixit.

(Ditemi voi se questa storia non può interferire nel normale sviluppo psicofisico di un bambino di sette anni).
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 16:46 | 2 Commenti
22.3.07
BorroNeo
A Beatrice Borromeo quelli di annozero - da quando è ripresa la trasmissione - hanno messo un computer davanti.

Però ancora non ho capito a cosa serva la cinerea donzella.

Update: vi prego leggetevi la schedina di presentazione della suddetta sul sito di annozero. Non voglio sparare a zero. Davvero. Però è. E'... Non lo so che è. Decidete voi.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 22:58 | 0 Commenti
Ieri qualcuno mi ha chiesto cosa ne pensassi delle nuove norme approvate dal Governo per contrastare il dilagante cancro delle "stragi del sabato sera" - per inciso: ho sempre trovato questa formula stereotipata del giornalismo nostrano assai spietata. Non foss'altro perché declina con connotato drammatico quello che è uno dei più bei film di gioia e spensieratezza quale "La febbre del sabato sera". Ad ogni modo. Mie turbe psichiche.

Ho risposto che si, certo, condivido le inziative prese dall'Esecutivo.

Ma che, purtroppo, serviranno a ben poco dal momento che la problematica giovanile si inserisce in una "formula" ormai molto chiara dedicata all'organizzazione del sabato sera. In una agenda, dunque, della due giorni sabato-domenica che - per ampie fasce della popolazione adolescente, pre-adolescente e giovanile - dev'essere irrimediabilmente rispettata. Pena - fra l'altro - l'esclusione dal gruppo. Ve ne parla, peraltro, uno che c'è rimasto quasi solo, anni fa, per tirarsi fuori da una cricca consimile.

Dunque la discoteca è in realtà l'ultimo tassello - intendo anzitutto cronologico ma anche profondamente cognitivo, come componente dello sballo - di una serata iniziata alcune ore prima all'insegna di aperitivi, shottini, birre, giri nei bar e nei pub prima dell'approdo, appunto, in sala da ballo. Non è la discoteca la diretta responsabile di quanto accade su strade ed autostrade ogni fine settimana. Semmai, è l'ultima e più potente mazzata - anche perché all'interno si continua a bere, se non a drogarsi come accade in larghissima percentuale ormai anche a causa del generalizzato consumo di cocaina, divenuta lo sballo dell'uomo medio italiano.

Il problema nasce prima. Nasce nelle modalità di divertimento di queste persone. Nasce nella loro testa e nel modo in cui amano impiegare il tempo libero. Nella struttura - all'inglese: nel pattern - che la serata del sabato deve rispettare: pesantissimi aperitivi che stordirebbero un cavallo, ristorante, giri per pub e altri superalcolici, infine approdo in discoteca. Senza contare tutto l'ambito delle soft-drinks che soft non sono proprio.

Dunque, al di là delle discoteche, esiste un problema di fondo sul come spendere e come architettare il proprio fine settimana. Le stragi sono figlie di quel diabolico "pattern del sabato sera". E non delle discoteche.

Accolto l'assenso dal mio interlocutore, ho scoperto stamattina su Repubblica questo servizio notevolissimo di Maria Novella De Luca. Che, purtroppo, conferma molto crudemente la mia riflessione.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 14:29 | 1 Commenti
Ora. Al di là di tutto quello che si è detto - e si è fatto - riguardo la questione della (programmata) costruzione della nuova base americana a Vicenza, nell'area dell'aeroporto Dal Molin, c'è un fatto davvero straniante della presenza statunitense in città. Un fattarello - rispetto a ciò di cui si discute -, una questione collaterale alla presenza della storica base Ederle. Ma di una certa rilevanza. Straniante, appunto. Questa si che, davvero, si inserisce nell'interscambio quotidiano fra residenti e militari.

E cioè le truppe che si allenano in giro per la città - e in particolare per il quartiere San Pio X - tutte le mattine, a partire dall'alba e per l'intera giornata. Soldati attrezzati di tutto punto che si esercitano nelle marce come girassero per Kabul. Altri in tuta e magliettina - la mitica ed ottusa magliettina grigia con su scritto Army - che corrono come fossero in qualche pachidermica base in Kentucky. Tutti in folti gruppi. Per tutto il quartiere. Suppongo poiché la base Ederle è troppo piccola per permetter loro attività di questo tipo.

Le immagini trasmesse da "Annozero" questa sera mi hanno molto colpito, perché appartengono ad un pattern urbano che, per noi e soprattutto noi giovani, è immaginifico, certo potenziale ma lontanissimo. E comunque mai vissuto: quello dei militari che girano per la città in assetto da guerra. Anche solo per un'esercitazione, una marcia o addirittura del jogging. Squadre militari in città: mai viste. Mai concepite. Non appartengono al nostro bagaglio fotografico.

Si vedevano squadre della 175° brigata tagliare la strada ad assonnati pendolari in attesa dell'autobus alle sei del mattino. Plotoni equipaggiati di tutto punto incrociare mamme con bimbi in carrozzina e gente che torna dalla spesa, più tardi. Gruppi di militari sudati in allenamento. "Tutti i giorni - spiegava la gente -, per molti mesi. Poi, ad un certo punto, non si vedono più. Significa che sono partiti, sono in guerra. Dopo qualche tempo si riparte".

Pensate a quali sensazioni possano vivere le persone di Vicenza e di quel quartiere in particolare. Riguardo la loro vita quotidiana, il destino di quei ragazzi che vedono passare sotto le loro finestre ogni giorno che potrebbero non tornare, riguardo le parole da riferire ai propri figli per spiegare "come mai" della gent ein mimetica si allena sotto casa.
Pensate se ogni mattina, mentre uscite di casa e aspettate l'autobus, vi tagliasse la strada un agguerrita squadra dei paracadutisti americani. Pensate al fatto che - per tante ragioni, ed anche guardaunpo' grazie agli americani - in Occidente nessuno vede più militari in giro per le città da sessant'anni.

Rifletto sul dato antropologico-semiotico. Penso al mutamento che Vicenza deve aver subito anche a causa di questo tipo di attività portate avanti sul proprio territorio. In mezzo alla gente comune. Che va al lavoro. A fare la spesa. Al parco. A scuola.

E incrocia, passato il pizzicagnolo dietro l'angolo, nientemeno che la 175° brigata paracadutisti in assetto da guerra.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 22:37 | 0 Commenti
In pratica è successo che stamattina trovo in casella postale una mail in cui quelli di Libero mi dicono che hanno selezionato il mio post di ieri - per altro niente di eccezionale: poco più che uno sfogo privo di qualsivoglia peso specifico che vada oltre, appunto, lo sfogo minimamente argomentato - e l'hanno piazzato nella loro home-page. Lo trovate sia in varie home-page sia qui.

Mica perché - non preoccupatevi, non ho da ridire anche stavolta. A me fa piacere. Un sacco. M'ha portato tanti contatti, quella pubblicazione.

Però se andate di là a dare un'occhiata a che marasma s'è scatenato nello spazio riservato ai commenti - che al momento sono circa 400 - quattro risate ve le fate di sicuro. Altroché.

Ci sono etero che si dichiarano fieri di prenderlo nel culo. Radical-gay e radical-chic. Gay di destra e gay di sinistra. Signorine spaventate. Signorine sventrate. Persone per bene. Puttane e ladri. Bisex e travestiti. Frati e suorine. Lesbiche imbizzarrite ed isteriche. Idioti che riaprirebbero domattina i Gulag e i i Lager. Moderati del caso che tantano ridicole analisi socioreligiose in due righe. Insulti, sputi, rivendicazioni stentoree e manichee, anatemi e minacce. Forse ha commentato anche il Papa in persona. Rivelazioni così intime e personali che mai e poi mai ci si sognerebbe persino di pensare in ascensore, imbottigliati in un cassone, temendo che i vicini possano leggerci nella mente. I famosi cani e i famosi porci. Davvero di tutto.

Qui, qui su popimmersion: zero commenti.

E' proprio il mezzo che fa il messaggio. Riposa in pace, Marshall.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 14:22 | 1 Commenti
Ecco. Tanto perché i toni dovevano distendersi, farsi pacati. Proprio perché Monsignor Bagnasco aveva esordito con fermezza ma diplomazia - ma ci crediamo davvero che la strada possa poi divergere così tanto da quella dell' eminence di littizzettiana memoria? Dal momento che con la dipartita di Ruini dalla presidenza della CEI si sperava comunque in un avvio di dibattito meno aspro e più "realista". Che prendesse atto della situazione, dunque, quale è nella vita reale delle persone.

Ecco, dicevo. Tanto per rinforzare tutto questo l'Osservatore Romano definisce oggi la manifestazione di sabato scorso a Roma come una "carnevalata isterica".

"Una manifestazione nella quale - ha commentato il giornale vaticano - al di là dell'immagine borghese e rassicurante che si voleva dare, hanno trovato posto discutibili mascherate e carnascialate varie. Ironie e isteriche esibizioni da parte di chi invoca riconoscimenti e non esprime rispetto".

Ma dove andiamo, con una Chiesa che dall'apertura - pure condizionata dall'ombra di Ratzinger - delle porte di stampo woitiliano passa in tutta fretta alla inequivocabile e non rinviabile serrata dell'uscio prima della fantomatica tempesta?

Il messaggio che il pontificato di Benedetto XVI tende a spedire è un sonoro e ottuso si salvi chi può.
 
Scritto e ideato da simone quando erano le 14:38 | 3 Commenti
Finalmente quel che tutti noi che viviamo (letteralmente) di rete e nella rete sapevamo molto bene è certificato: due e-mail su tre, fra quelle che riceviamo, sono merda. E non è mai male certificarle, le cose.

Sessantuno miliardi di messaggi eufemisticamente definiti, nei pezzi che ho letto, “non desiderati”. Sessantuno miliardi ogni sacrosanto giorno in tutta Europa. Un numero davvero folle, anche per chi appunto ormai da anni non si stupisce più di alcuna “novità” sulla rete.

Pare che il Registro del ccTld – quelli, insomma, che assegnano i domini .it – abbia condotto uno studio attraverso i propri computer monitorando statisticamente i vari server di posta elettronica. Risultato: 66% è il numero da tenere a mente. E cioè il tasso medio di spam in Italia. A fronte di 2 milioni 846mila 282 messaggi di posta ricevuti, solo poco meno di 970mila sono stati classificati come “puliti”. Gli altri? Merda, appunto.

Pare inoltre che le ragioni che spingerebbero i “non più di 600” professionisti che alimentano questa rogna mondiale - a parte che ci diventano ricchi - stiano radicalmente mutando obiettivi: dalla diffusione dei virus, infatti, ormai la scommessa è quella del phishing. Rapinare la gente ingannandola attraverso link che dirigono a false pagine bancarie o falsi shop online al solo scopo di carpire password e nomi utente.

Ora. Dice: come mai ci scassi i coglioni con tutte queste belle notiziette che sembra più il blog di Zambardino che non il tuo, sempre pieno di tante belle cose artistiche canzonilibrimostrefilm?

Risposta: dato che da domenica mattina latiterò per una settimana, sto iniziando ad espellere dal mio fisico la dose di smadonnamenti assortiti comprendenti santi ed esseri sacro-divini da ogni religione del mondo rispetto alla quantità di immondizia che scaricherò al mio rientro.

Tutto qui. Trattasi di pratica affine al training autogeno.

Ci rivediamo fra una settimana – salvo connessioni volanti, ma la Vodafone secondo me spaccia cifre fasulle sulla copertura UMTS.

Curate, ut valeatis!

 
Scritto e ideato da simone quando erano le 21:19 | 3 Commenti

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