31.5.07
28.5.07
T.A.T.U.

D’altronde il rispetto dei diritti umani in Russia pare essere un vero e proprio optional. E sembra che se qualche diplomatico italiano provi a farlo notare nei G8 e nei vertici internazionali, Putin e i suoi usino rispondere infervorati: “Voi, che non riuscite a smantellare la mafia da cento anni, non potete certo permettervi di dare lezioni”. Non hanno tutti i torti - e poi, se ne intendono di mafie -, sebbene l’ordine dei problemi sia differente. E democrazia significa anche forma. Vedremo cosa accadra nei prossimi giorni in Germania.
Ad ogni modo. Vladimiro Guadagno ha rimediato qualche cazzotto e qualche sassata. Marco Cappato, dei Radicali, è stato addirittura fermato dalle autorità sovietiche – permettetemi di continuare ad utilizzare tale attributo. Brutto. Molto brutto. Inammissibile.
Come sempre, però, anche nelle situazioni più tragiche vi è qualcosa di carnevalesco. Qualche spunto che – come dire – non dovrebbe esserci. Ed invece c’è. Eccome. Salta fuori. Cacchio cacchio.
Per esempio se la riassumete così, la vicenda, non è che suoni proprio bene: “Il parlamentare italiano transgrender Vladimir Luxuria, presente al GayPride di Mosca, è stato aggredito durante la manifestazione da ultranazionalisti russi. Il deputato: 'Fra i giornalisti c’erano alcuni naziskin che all’improvviso sono usciti, mi hanno circondata e mi hanno bersagliata di uova. Mentre ci tiravano le uova e, ad alcuni, anche i sassi, la polizia non faceva nulla e rideva. Un uovo si è rotto dentro la borsetta che era aperta perché stavo tirando fuori la lettera da consegnare al sindaco, e ha reso inutilizzabile il passaporto. Fra i naziskin c’era anche un prete ortodosso che picchiava con violenza. Quando, però, ho visto spuntare un coltello, sono salita sul furgone delle tatu e sono scappata'”.
Ora. Tanto per rimanercene a quelle latitudini, dovreste sapere che circa ottant’anni fa i formalisti russi congegnarono un concetto, quello di ostranenie, di straniamento, che definiano la prospettiva dovuta all’incongruità.
Secondo voi, nel caso dell’onorevole Luxuria – che ripeto: merita condanne ferme da ogni voce significativa, e non sono qui a parlare di questo – dov’è l’ostranenie?
Io una mezza idea ce l’avrei.
24.5.07
Everything In Its Right Place

Giornata triste. Giornata stanca. Piena di caldo. Un caldo che mica va bene, adesso. Voglio dire: state pensando a cosa potrà accadere in agosto? Comunque. Giornata davvero flaccida. Il fatto è che ogni tanto saltano fuori, così. Senza preavviso. Come i nervi nelle salsicce (?). E’ che non te ne tendi conto, nel senso che non sai esattamente il perché. Tutto come al solito. Studio. Lavoro. Scrivi. Manda. Invia. Controlla. Rileggi. Ripeti. Riscrivi. Rispondi. Sollecita. Tutto ok. Molto bene. Eppure – eppure non è lì, il punto. Sarà che c’è qualcosa che mi infastidisce – lo so, lo so. C’è. Eccome. Sarà che non è mica facile sopportare l’immondizia da cui siamo circondati – e non parlo solo di quella di Napoli e Posillipo. Parlo dell’immondizia morale che rosicchia giorno dopo giorno il civismo del nostro paese. Già sui blocchi di partenza di vacanze in larghissima parte immeritate. L’Istat. Ecco. Lo sapevo. Sono stati i dati dell’Istat che mi hanno rovinato la giornata. Stasera non sopporto nemmeno Annozero (una noia mortale. Agnoletto sembra un disco rotto – non lo sopporto sin dai tempi del G8. La Mussolini non ne parliamo nemmeno. Dicevo l’Istat. Ecco. Un Paese che cresce. Meno degli altri. E comunque era il minimo che ci si potesse attendere, dopo cinque anni di stagnazione. E però intanto i poveri sono sempre più poveri. E i ricchi sempre più ricchi. E sempre più vecchi – ci batte solo il Giappone. Dove la situazione è tale per chiare ragioni storico-sociali. E allora? Direte: dai, ti fai rovinare la vita dall’Istat. Ma dove s’è mai visto? Nemmeno Prodi se li incula, quelli lì pieni di numerini e istogrammini colorati. No, infatti. E’ che poi ti chiedi se la gente è scema. T’arrivano mail ridicole. Ascolti imbecillità a ripetizione. Non puoi più azzardarti ad accendere il televisore (se non dopo avere attentamente studiato i palinsesti). E domani è venerdì. Tutto è a posto. Lo ripeto. E ne sono convinto. Ma – per esempio – avete mai ascoltato quel pezzo dei Radiohead, “Everything in its right place”? Mi pare stesse in “Kid A”, l’unico disco che io abbia mai amato dei Radiohead. Ebbene. Tutto è a posto. Eppure la lagnante voce di Thom Yorke ti lascia stranito. Scosso. Fuori posto.
Allora. Rimediate “Everything in its right place” e capirete (io, comunque, oggi ho ascoltato i dischi nuovi di Macy Gray e degli Arctic Monkeys. Quindi non ditemi che me la sono cercata. I Radiohead sono scappati fuori da soli).
23.5.07
Catch me (if you can)!
(Fossi in voi starei attentissimo al secondo 18: rischiereste di perdervi un'indecenza).
Il carissimo estinto

Dato che l'acquisto del giornale cartaceo quotidiano riguarda ormai uno spicchio di popolazione in via di estinzione, non credo sia inutile riportare almeno i dati essenziali del pezzo. Che come tutti gli articoli che trattano l'aspetto economico dell'attività politica fa follemente incazzare.
Ma stavolta riserva una indegna sorpresa finale.
Allora. Iniziamo dalle cifre-base, cioè quelle riservate al "consigliere-rasoterra" - come lo definisce efficacemente Jori -, cioè quello che non abbia alcun altro incarico istituzionale al di fuori della sua carica di consigliere.
12mila euro lordi (7mila 500 netti). A cui c'è da aggiungere la diaria (netta) di 5mila euro. Per un totale di 12mila 500 euro mensili netti.
Questo al più straccione.
A tale folle trattamento - le cui cifre si aggiornano entro una certa percentuale a seconda degli scatti delle indennità parlamentari - va aggiunta tutta una serie di maggiorazioni a seconda degli incarichi rivestiti: +35% al presidente della giunta e presidente del consiglio. +25% ai vicepresidenti. +20% agli assessori. +15% ai presidenti delle commissioni. +10% a vicepresidenti e segretari delle commissioni (che sono 7 fisse e altre temporanee). Insomma, una "carichetta" non si nega a nessuno e alla fine viene da pensare che i consiglieri che debbano "accontentarsi" di soli 12mila 500 euro siano davvero una manciata di sfigati.
Al di là di tutte le altre amenità ed ingiustizie che potete ben immaginare - gratuità assortite e trattamenti pensionistici assurdi, che lasciano davvero pensare con che faccia i politici possano riempirsi la bocca di rassicurazioni a quei pensionati che intascano meno di 500 euro -, c'è anche la beffa finale.
Finale nel vero senso della parola.
E cioè una cifra pari ad una mensilità dell'indennità consigliare "a titolo di contributo spese funerarie". Come minimo, dunque, 7mila 500 euro per sotterrare ed infiocchettare la salma del povero consigliere-defunto.
Se non siamo nella repubblica delle banane... solo che le banane le lasciano mangiare a noi.
Loro si gustano un pranzo completo alla buvette di Palazzo ferro Fini a 12/13 euro.
Fra consiglio regionale siciliano e consiglio regionale veneto, come vedete, siamo intinti nella stessa assurdità italiota.
22.5.07
Scova l'intruso
21.5.07
Recuperi
Poi, girando su MySpace, ho trovato la pagina degli Amici di Angelo.
Dentro, uno testo di Angelo Frammartino dedicato alla Non-Violenza.
E questa frase, a chiusura "enorme" e magnifica:
Quando sono con i compagni di lavoro e di lotta, e capita persino di scoprirsi amici, e la politica che ci abita dentro come un inquilino scomodo e non come una abilità para-impiegatizia.
Quando sono con il mio amore, ieri perduto e oggi ritrovato e domani chissà, perché perdersi e ritrovarsi è un po' il destino degli amori veri.
Quando sono solo con me stesso e mi dico tutte le verità, anche le più spiacevoli, cercando nonostante tutto di volermi bene.
Badate bene che queste cose non escono da tutte le teste.
Anzi. Non escono quasi mai.
18.5.07
X-Ray Project: il terrorismo dalla parte dei sopravvissuti

Il terrorismo visto dalla parte delle vittime. Anzi: dalla parte dei sopravissuti ad esso.
Si dirà: gli artisti si sono spesso mossi su un terreno così sensibile quale quello delle stragi, della violenza, dei bombardamenti - da Goya a Picasso. Senza contare le miriadi di fotografi di guerra, che hanno segnato soprattutto i conflitti della seconda parte del secolo scorso. Ed è vero. E molti lo hanno fatto con una autorevolezza e potenza icastica probabilmente irraggiungibile.
Detto questo, rimane il fatto che rimango sempre enormemente colpito da chi si avvale di mezzi "spuri" - se dopo Duchamp e Basquiat possiamo ancora utilizzare queste categorie - per fare arte.
Che poi, alla fine, significa due cose: illustrare se stessi, o illustrare il proprio tempo. E a chi vi dice che così si pecca di biografismo positivista, prefigurategli un uomo solo in un mondo amorfo: chissà cosa ne uscirebbe fuori. Se è vero che l'uomo è zook politikon, allora l'arte è nient'altro che uno dei mezzi di cui dispone per relazionarsi, per esistere - come il linguaggio. Fermo restando che essa è - e dev'essere, altrimenti è propaganda - priva di fini - come dire - strutturali.
Diane Covert ha raccolto molte radiografie e risonanze magnetiche effettuate in due grandi ospadali di Gerusalemme negli anni passati. Li ha trasferiti sul pellicola e ne ha tratto, sostanzialmente, delle installazioni fotografiche. Il progetto si intitola "Inside Terrorism".
Vi consiglio di visitare il sito internet - molto ben realizzato - per rendervi conto di cosa sto parlando.
Qualcosa, davvero, di raccapricciante. Perché scende all'essenza e ne torna su con un pugno di cenere in mano.
Qui il sito.
15.5.07
La Brambilla e il randagismo
L'imprenditrice Michela Vittoria Brambilla - attualmente presidente di un non-so-bene-cosa-sia Circolo della Libertà - dopo essere stata smentita in diretta dal Presidente della Regione Sardegna e dal conduttore Floris sui dati del lavoro di quella regione, ha virato con un volto fra l'impasticcato e l'assatanato e assalita da una vistosa sudorazione su un grandioso ed annoso problema sardo: il randagismo.
Col palese - ma davvero infantile - desiderio di voltare immediatamente pagina e lasciarsi alle spalle la tematica sulla quale era stata così beceramente smentita, s'è lanciata in una ridicola filippica sui problemi dei "cani randagi in gruppo" e del "randagismo". Così, "per fare una domanda da animalista".
Il pubblico in studio ridacchiava, in bilico fra l'incredulo e il mammonamente comprensivo. Soru - a dire il vero mai brillantissimo in tv - veniva salvato dalla provvidenza. Rideva perfino Gasparri, con quella sua espressione da GI Joe.
Davvero: un pezzo alla Ionesco.
E infatti la domanda finale, come dopo essere usciti da una pièce di teatro dell'assurdo, è: ma è accaduto davvero?
Forse queste tecniche retoriche di bassa lega le insegnano in quel Circolo della Libertà lì. Chissà. Magari c'è una regola: "Quando il tema si mette male, virare immediatamente verso il problema del randagismo con volto accorato e tono compassionevole". Magari quella regola l'ha scritta lei.
O devo andare a dormire?
(Che tristezza).
Digi-centric world
Dimmi perché avete scelto quest’area particolare (distribuzione musicale digitale): pensate sia un ambito artstico ed economico in rapida crescita o cos’altro?
"Non crediamo che i cd possano scomparire nel corso della nostra vita o comunque a breve, ma per quanto possano continuare a vendere, crediamo fortemente che "L’etichetta" debba mutare da un modello economico cd-centrico (col digitale a lato) ad un modello digi-centrico (con i cd di fianco). A questo proposito, quando l’industria digitale sarà cresciuta ancora un po’, iMusicianDigital ha in programma di supportare i musicisti con assistenza e consulenza intorno alla produzione del cd, così recuperare anche il vecchio approccio di una label tradizionale".
Quali specifici obiettivi avete per iMusician? A me pare una eccitante, piccola rivoluzione nell’industria musicale: parte dal magico "do it youself". E cioè non aspettare una classica distribuzione, peraltro in via d’estinzione, ma confrontati immediatamente col mercato digitale. Vediamo cosa riesci a fare, e noi ti aiuteremo a farlo. Sbaglio?
"No, per nulla. Qualche snodo essenziale del genere d’altronde è da sempre nella nostra filosofia. I musicisti devono "prendersi cura" di loro stessi sempre di più, perché è difficile trovare là fuori una label con risorse sufficienti a costruire immagine e musica di un musicista. Dopo alcuni anni di giungla e di autoproduzione, molti musicisti hanno realizzato, infatti, che c’è davvero molto che possono fare da soli ed arrivare quasi a non aver più bisogno di un contratto canonicamente inteso. iMusician Digital è parte di un mercato in rapida evoluzione che tre anni fa, semplicemente, non esisteva".
Riguardo i servizi: spiegaci in quale modo iMusicianDigital gestisce la distribuzione presso i più importanti negozi musicali online come iTunes, Napster, eMusic o Yahoo e agli altri. Ma, soprattutto, dicci dei vantaggi nell’aprire un account su imusiciandigital.com. Le cose sembrano piuttosto semplici.
"Al momento ci sono solo tre compagnie "serie" che danno agli artisti accesso diretto ai negozi musicali digitali: CD Baby (distribuzione fisica e digitale), Tunecore (solo digitale) in America, e noi in Europa. Essendo americani, Cd Baby e Tunecore focalizzano maggiormente sui grandi negozi statunitensi – iTunes, e Music, Napster etc. iMusician, europeo, piazza la sua musica in questi negozi americani così come nei principali shops europei come Musicload, HMV, Virgin, Fnac etc.: in un certo senso, è più internazionale. Tuttavia, c’è un aspetto in più che ci permette di distinguerci. Ad iMusicianDigital spingiamo molto le band ad essere il più possibile "attive" nel mondo reale, poiché è un grosso errore credere che piazzare la propria musica su iTunes e aprire uno spazio MySpace sia sufficiente a vendere in digitale. E’ un sogno. Ed è anche il motivo per cui spingiamo l’elemento live il più possibile, chiedendo alle band di rimanere sempre in contatto coi propri fans, di uscire dalle loro camere. Immagina: avremo anche l’opportunità di organizzare per le band un concerto ogni 150, 300 e 500 downloads nella loro città, paese o all’estero".
Parliamo di una possibilità in particolare che iMusician dà alle band: quella cioè di suonare nelle loro città, nazioni o in altre nazioni se i loro brani raggiungono un certo numero di downloads. Penso siate l’unica compagnia che possa lanciare una band sul palco, grazie all’accordo con Emergenza.
"Assolutamente. Come ho detto prima, la gente pare confondersi quando menzioni iTunes o qualcosa a che fare col mercato digitale. Pensano subito ad internet, il cyberspazio, la promozione digitale etc. Ma il punto è: i musicisti sono reali, la gente spende sempre meno soldi per acquistare cd e sempre più per vedere gruppi dal vivo, e l’elemento live è più importante che mai. Non vogliamo correre il rischio di separarli".
Manda un messaggio a quelle band che continuano ad aspettare - e aspettare, e aspettare – qualcuno che bussi alla porta della loro saletta di registrazione? Forse che c’è un modo più forte e nuovo di promuovere e far conoscere la propria musica?
"Non è un’industria facile, tutti sanno che non ci sono scorciatoie. Il cyber mondo non è ancora al punto che si possa “vivere”, promuovere e vendere senza mai uscirne. Per il momento continuiamo a vivere fuori, e così c’è bisogno di radunare le truppe nella realtà attuale prima di trasportarle in quella virtuale. Il punto è: non aspettare di firmare un contratto, fai da solo, e quando arriveranno le etichette, capirai di non averne mai avuto bisogno. Dunque, sotto questo punto di vista, il nostro suggerimento è: keep it real!"
11.5.07
Mine Assassine
E' ormai divenuto un accadimento insopportabile e pestilenziale. Davvero: è odioso. E sarebbe anche evitabilissimo acquistando un prodotto differente. Lo so. Grazie.
Però - causa pigrizia e convenienza, visto che c'è chi mi porta scatolate di un certo tipo di matite - persiste inossidabile nel suo percorso che la traghetterà, da puro e semplice "fatto irritante", direttamente nella categoria "nevrosi quotidiane". Non c'è scampo.
Si, esatto. Sto parando esattamente di una delle sensazioni più irritanti dell'era moderna: la punta della matita che si spezza mentre la si sta usando. Proprio in quel momento, lì, puntuale come la mosca sul panino con la mortadella nel momento d'addentarlo: stai sottolineando, appuntando, scrivendo, disegnando. Stai pensando a come saresti stato con un basso a tracolla e un muro di Marshall alle spalle sul palco del Coachella Festival. Cose così. Oppure ci stai giocando. Poco importa.
E la punta - che avevi temperato proprio poc'anzi e che fino ad un millesimo di secondo prima sembrava solida come una colonna d'Ercole - cede di schianto, e direi quasi lascivamente, sotto la meschina pressione di un paio di polpastrelli umani sbiaditi e nervosi dall'ennesima ora di studio della sua vita. Tombola.
Penso che questo evento iterato ed asfissiante come in un film di Cronenberg, una vera pestilenza delle punte minate - che accadrà almeno venticinque volte al giorno, quindi come vedete si tratta di un bel problema altro che mazzi - diventerà per me qualcosa di simile alle Petites Madeleines di proustiana memoria. Questo l'unico dato positivo, a pensarci bene: da vecchio brutto e decrepito quale diventerò, mentre starò sottolineando il milionesimo volume passato davanti ai miei occhi, potrò connettere la mina che schianta sotto ai miei occhi e alle mie mani con la mia giovinezza.
E, almeno, sperare che quei pochi grammi di grafite accendano una qualche intermittenza nel mio cuore.
Per ora, la cosa continua solo ed esclusivamente a scassarmi di brutto le palle.
9.5.07
Il mondo nella bocca di Pantagruele
Per cui, tutto stupito, gli domandai: Amico, che fai qui?
Lo vedi - mi disse - pianto cavoli.
Ma come, e perché? - dissi io.
Eh signore - mi fa lui - non possiamo mica aver tutti quattro coglioni! e così non tutti possiamo esser ricchi. Io mi guadagno a questo modo la vita, e li porto a vendere al mercato, in quella città che è lì dietro.
Gesù - esclamai. Ma c'è dunque qui un nuovo mondo?
Certo - disse. Ma non è mica nuovo. però dicono che, fuori di qui, c' una nuova terra, dove c'è il Sole e la Luna, e tutta piena di belle cose; ma questa qui è più antica".
A proposito, e fuori discussione: è in edicola dalla scorsa settimana il mensile di arte e cultura "Inside Italia - The Living Art Magazine" in cui trovate un mio pezzo su un giovanissimo e promettente artista di nome Thomas Ray.
Ed anche il bimestrale musicale "Classix!", nel quale invece troverete la mia rubrica "Reliquie". In questa puntata, si parla dei mitici occhialetti a raggi x!
7.5.07
Ségozy
Ci avevamo creduto - meglio: sperato - tutti. Non nascondiamocelo. Volevamo Ségolène dall'altra parte delle Alpi. C'avevamo messo il cuore anche noi, giovani socialisti (?) senza radici. Giovani disincantati da un passato che non ci appartiene ed un futuro che sappiamo difficilissimo.
Sapevamo però, mica cretini, che sarebbe stata difficilissima. Perché la Sinistra francese è, se possibile, ancor più casinista di quella nostrana. E' strutturalmente minoritaria. E non ha certo dato un esempio di mobilitazione coesa ed univoca a sostegno della propria candidata.
E infatti la vittoria di Sarkozy è stata netta, pulita - non a valanga, certo: ma il 53% in un ballottaggio non lascia dubbi.
Così come, a dirla tutta, non lasciano alcun dubbio gli oltre 17 milioni di voti ricevuti dalla Royal.
Detto questo, mi pare che le due tematiche sulle quali si giocheranno tutte le tornate elettorali dei prossimi anni siano due, molto chiare e quasi pachidermiche per la loro portata in quanto temi d'agenda del nuovo millennio: lavoro (in senso lato: welfare) e sicurezza sociale - sotto tutte le sfumature possibili. Su questo si confronteranno Gordon Brown e Cameron, nel Regno Unito. Su questo si confronterà il Partito Democratico.
Su questo - paradossalmente - ha vinto Nicolas Sarkozy. Parlando chiaramente. Parlando a voce alta. Parlando senza timori. Parlando di contratti precari, di detassazione degli straordinari, di merito e di legalità. Parlando da radicale, quasi. Un radical-gaullista sbiadito. Ora i francesi lo aspettano al varco, questo è ovvio.
Rimane però il cruccio per una Sinistra (francese, ma anche italiana) che, ciclicamente, si fa scippare dalla Destra il monopolio della legalità - anche se Ségolène aveva cercato di non nascondersi il problema sicurezza, per esempio con la proposta sull'inquadramento delle "canaglie" nell'esercito. E su questo ci sarebbe da aprire un dibattito lungo come la storia italiana, che arriva fino ad oggi.
E però - come abbiamo visto - una sinistra che non riesce nemmeno ad articolare proposte-chiave per il mercato del lavoro, tema nel quale dovrebbe vantare un tatto ultra-decennale e che tuttavia le sfugge di mano. Lasciando facili carte alla Destra, sempre tutte da verificare.
Se c'è un dato chiaro che esce dalle elezioni transalpine, con la fine dell'era Mitterand-Chirac, è anche la fine di quelle linee-forti che i due giganti francesi conservavano alle loro spalle.
Da una parte una sinistra spaesata, divisa, attaccata ad un lessico folle cui solo percorsi come quelli del PD e, al contempo, della ricompattazione a Sinistra può ridare chiarezza per il futuro.
Dall'altra una Destra che, a turno, sceglie la ferraglia ideologica - del passato e del presente, addirittura, come ha fatto Sarkozy, anche dal socialismo - più opportuna (per carità: magari in quel momento giusta) da sfruttare e la rimette assieme attorno ad un leader temperatamente populista. (Ho un'idea per quel che accadrà in Italia, ma è meglio la tenga per me quanto è tragicomica).
Queste elezioni hanno premiato chi è uscito dagli stereotipi, ha detto oggi Giuliano Amato.
Credo, molto modestamente, che abbia premiato chi ha mescolato e raffazzonato al meglio - pur con una certa novità argomentativa - stereotipi non scontati ma tutto sommato già sfruttati.
3.5.07
Ma i baroni sono mafiosi?
Non mi interessa la faziosità di Michele Santoro - punto che spesso i suoi detrattori cavalcano forsennatamente tentando, matematicamente, di colpire le sue produzioni. E' argomento limitante. Non me ne può fregare di meno - e condivido anche, ma è affar mio -, se uno poi riesce a portare avanti oltre due ore di programma come quelle di questa sera. Non ha proprio, come dire, importanza "linguistica". Non inceppa la trasmissione. Anzi.
Due ore, dunque, dedicate alle raccomandazioni, al familismo nel mondo universitario e, in particolare, all'agghiacciante pratica - tristemente nota, per altro - di tutto quel marasma di favori, raccomandazioni appunto, segnalazioni etichettato con l'orribile epiteto di parentopoli.
Inutile spaziare in tutta la penisola col rischio di perdere di vista il nocciolo della questione. Stefano Maria Bianchi e compagni sono andati a mettere il dito - un po' a colpo sicuro - al Policlinico di Bari, coacervo dei tumori familistici nostrani. Dove un direttore di dipartimento se non è figlio di un preside non entra. Niente da fare.
Due ore che - considerando l'incarognimento e al contempo la scontatezza del tema - sono state assai scorrevoli. Spesso affidando la parola ai giovani in studio, cervelli in fuga o cervelli esauriti da vessazioni e umiliazioni intellettuali (e no) di ogni genere. Appoggiandosi ad ospiti che hanno saputo, ciascuno, procedere sinfonicamente - Mussi, Marino, Della Vedova principalmente. Ma anche l'attenta Camila Raznovich, pur banalotta. Oltre agli usuali bombardamenti di Marco Travaglio.
Rimane però un'osservazione che nessuno ha fatto. E mi spiace.
Vale a dire: nessuno ha posto in evidenza come questo genere di pattern comportamentale e morale nelle università, nei centri di ricerca, negli impieghi pubblici sia - come dire - niente meno che la controparte "accettabile", presentabile e tacitamente condivisa di un approccio mafioso. E' la mafia dentro casa. E' la mafia dei borghesi.
Cioè: che anche quel comportamento, quel modo di ragionare, la sconfortante omertà e disillusione di tanti giovani e il ritenere che una situazione del genere - bravo Bianchi ad insistere su questo punto - sia una situazione "di natura" debba essere marchiato - culturalmente - come atteggiamento mafioso.
Ecco: nessuno lo ha detto. Ma tutti lo sanno.
2.5.07
Il perdono nella società violenta
Mi ha colpito, dunque, per una ragione semplicissima, e direi di dominio comune: il perdono è la chiave centrale del Cristianesimo. E' proprio nella remissione dei peccati che Gesù Cristo, donando ai suoi Apostoli lo Spirito Santo, concedeva appunto loro il potere divino di perdonare i peccati, istituendo di fatto il "perdono" quale baricentro dell'agire umano.
Il battesimo, se ci si pensa bene, è infatti il primo e principale sacramento per il perdono dei peccati: ci congiunge a Cristo morto e risorto e ci dona lo Spirito Santo. Attraverso lo Spirito Santo, proprio come gli Apostoli al Sepolcro di Gesù, siamo in grado di perdonare.
Si dirà: che insana convinzione poter alludere ad insegnamenti pur imprescindibili ma ormai anni luce dalle nostre violente esistenze quotidiane. Si, perché il nostro è un mondo violento.
Il fatto è che - come spesso accade - gli insegnamenti della dottrina cattolica sono molto molto vicini, se non eguali, ai diritti naturali. Si dà dunque il caso che proprio ed esattamente nella società civile, sostiene la Chiesa, il perdono diviene ancor più fondamentale. Senza di esso, ogni torto richiederebbe una vendetta innescando una spirale che getterebbe l'umanità nel caos dell'homo homini lupus hobbesiano. Di qui il richiamo frequente di preti e frati al perdono.
So che è difficile e rischioso avventurarsi in considerazioni del genere quando fatti come quello della giovane romana sono ancora così vicini. Scaldano i cuori e chiedono giustizia.
Credo però che i preti sbaglino ad invocare il perdono da subito, nelle loro omelie. Anche loro, prima di chiederlo, dovrebbero sentire l'inevitabile incomprensibilità del dramma ancora pulsante nei cuori dei parenti delle vittime.
Credo che il perdono necessiti tempo, riflessione e meditazione profonda. Piuttosto, i preti dovrebbero seguire quelle famiglie ed acocmpagnarle verso un perdono vero, anti-retorico e profondo.

