11.7.07

SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA

Sono nel pieno del mio periodo dedicato a Gian Maria Volonté. Totalmente immerso. Praticamente, in questo periodo, non vedo altro che film nei quali recita l'attore milanese. E' così. E' capitato coi poliziotteschi. Con Cronenberg. ("Io sono uno, e quelli so' tanti" diceva l'indimenticabile Massimo Troisi).

Ne ho moltissimi in fila: da "Banditi a Milano" a "Sacco e Vanzetti". Passando per "Il caso Mattei", "Un ragazzo di Calabria". Ovviamente i primi che ho succhiato sono stati quelli del mitico sodalizio con Elio Petri, a partire da "La classe operaia va in Paradiso".

Ieri sera è stato il turno di "Sbatti il mostro in prima pagina". Al solito, prima e dopo la visione ho approfondito. Ed ho rilevato che la critica ingessata ed ufficiale (difficile reperire opinioni diverse, dopo oltre trent'anni) espresse all'epoca giudizi piuttosto riduttivi sul film di Bellocchio. Direi biasimevoli - e secondo me c'entra quell'annoso ostracismo nei confronti del regista di Bobbio.
"Nel rilevare il film Marco Bellocchio ci ha aggiunto la sua famosa rabbia, oltre a un pizzico di intellettualismo; ma non ha saputo evadere dalle strutture convenzionali del copione, rinunciando a ogni finezza e incappando in un vero infortunio per quel che riguarda lo scioglimento banalissimo del giallo". Questo Tullio Kezich. Che insiste molto sul fatto che la pellicola dovesse originariamente essere diretta dal più popolare Sergio Donati.

E, nella stessa recensione, scrive poco prima che "Sbatti il mostro in prima pagina ha il difetto di sforzare la realtà in senso melodrammatico. Se un redattore capo come Volontè esiste oggi in Italia, certo parla e agisce in modo diverso; e comunque non va in giro a plagiare i testimoni e a schiaffeggiare di persona il vero assassino perché se ne stia zitto".

A parte il fatto che è vero che un redattore capo agisce in modo diverso: ancora peggio di quanto faccia Volonté nel film, casomai. Mi pare che gli sviluppi recenti - si pensi al caso Farina (contatto Betulla degli spioni Telecom), vicedirettore di Libero, solo per citare un tristissimo caso - confermino invece come l'intelaiatura giornalismo-politica-servizi segreti sia sempre più forte. Figuriamoci all'epoca - ed è infatti qui che non comprendo la cecità di Kezich, che appunto mi pare più che altro diretta contro Bellocchio che contro il film. Magari non impeccabile sotto il profilo giallistico, ma proprio per la cifra stessa di Bellocchio, che tende a fare film "tutti suoi", come dire. Fuori dagli schemi. O meglio: solo in parte negli schemi.

"Sbatti il mostro in prima pagina" è, piuttosto, una gran bella lezione di giornalismo. Mi spiego: non di etica giornalistica, ma di prassi giornalistica (più diffusa di quanto si creda). E' un po' come quando all'aspirante medico si chiede di visionare operazioni, organi danneggiati e deformazioni di ogni genere e tipo.

Il film di Bellocchio è consigliabile proprio per questo (al di là della sempre eccellente prestazione di Volonté e dell'imperdibile Laura Betti): non tanto a dirci come non dovrebbe essere un giornalista. Quanto a segnalarci che ne sono esistiti - e ne esisteranno sempre - del tipo del caporedattore de Il Giornale.

E' qui che Bellocchio recupera il vituperato realismo la cui assenza ho visto rimproverargli anche in molti forum: proprio nell'allerta su un tipo di informazione che avrebbe rischiato - con i liquami degli anni 80, gli scandali dei 90 e gli interessi del 2000 - di farsi ancor più organica e collaterale di quanto già non fosse negli anni di piombo. Se poi, al solito, si richiede ad un film un fantomatico valore realistico (?) come preconcetto sul giudizio, allora ogni discorso si chiude - perché mai dovrebbe essere così? Quegli anni si possono affrontare solo con film-documentaristici?

Un film non è solo un documento. E' anche monumento. Altro che chiacchiere sul realismo - che non è mai esistito, peraltro. Su questo punto chi stramazza tanto dovrebbe leggersi immediatamente "L'effetto di reale" di Roland Barthes. E poi venire a riferirmi.

Curiosità. Il film si apre con alcune riprese reali di una manifestazione del Movimento Sociale Italiano. Sul palco, riconoscibilissimo un giovane e capelluto Ignazio La Russa - il naso era già quello.

4 hanno detto la loro:

silvia ha detto...

noo, lo voglio vedere! anche solo per la russa...

simone ha detto...

Ah: quindi non te ne frega un cazzo di tutto il pezzo critico che ho fatto?

;)))

silvia ha detto...

ovviamente no! ;-)
o forse mi aspettavo solo che tu avresti detto esattamente questa frase...e volevo vedere se mi sbagliavo o no...

Anonimo ha detto...

sto scoprendo per la prima volta tutti i film politici italiani degli anni 70 e rabbrividisco pensando alla mediocrità imperante di oggi.. e quanto quei film siano attuali. Al di là di questo, trovo "sbatti il mostro" un film da far vedere a tutti quelli che leggono libero o il giornale (sic!), soprattutto per la scena nella quale volontè dà della stronza ignorante alla moglie..un emblema. Peccato per le scene in cui volontè, nelle vesti di caporedattore, va dove gli pare e picchia chi vuole..scene davvero irreali..

p.s. il giovane larussa-rasputin è l'incubo fatto a persona, per fortuna doppiato..