12.9.07

LEGGIBILITA' CONTRO ILLEGGIBILITA': UNA LEZIONE DAL LEGGIBILE MORAVIA

Questo brano firmato da Alberto Moravia m'ha fatto piegare dalle risate perché - al di là del provocatorio abuso di termini e parole quali leggibilità ed illeggibilità - s'attaglia proprio a tanti orribili fenomeni di massa che si verificano, in particolare in questo periodo storico, nella società dello spettacolo. Di cui la letteratura è, di fatto, parte integrante.

E' tratto da "Nuovi Argomenti", la rivista letteraria di cui Moravia fu a lungo direttore. In particolare, da un articolo intitolato "Illeggibilità e potere", del 1967. Io l'ho ripescato dal libero del 1987, "Il punto su: Moravia", curato da Cristina Benussi, che ho letto ieri tutto d'un fiato per ragioni di ricerca, oltre che di interesse.

Direi che la chiarezza disarmante che Alberto Moravia serbava come un dono di Dio nella sua scrittura e nelle sue modalità di ragionamento bastano da sole ad illustrare la sacrosanta verità di un pezzo come il seguente, che pur datato e pur - come dire - strumentale all'autodifesa di Moravia rispetto alle bordate che gli giungevano d'ogni parte, conservi la sua dirompente Verità.

Per favore, prendetevi due minuti e leggetevelo per bene. Per aiutar(c)i, ho messo in corsivo la copia leggibilità/illeggibilità, di modo che non perdiate nemmeno un passaggio della diabolica argomentazione.


"L'illeggibilità come strumento di potere può essere illuminata da qualche esempio storico. Per esempio l'illeggibilità dei testi letterari scritti con migliaia di ideogrammi di contro all'ignoranza delle plebi cinesi che non ne conoscevano (quando li conoscevano) che poche centinaia. Per esempio l'illeggibilità del latino degli avvocati e dei preti di contro all'ignoranza delle plebi del nostro meridione. Per esempio l'illeggibilità delle formule magiche di contro al terrore dei devoti non iniziati. Ora che cosa si nasconde dietro queste situazioni di potere ottenute grazie all'illeggibilità? Quasi sempre lo spirito di sopraffazione che è implicito nel rifiuto di comunicare: io non comunico con te perché tu mi sei inferiore e devi restare inferiore. Se comunicassi, tu diventeresti mio pari; e io non voglio che questo avvenga.

A questo punto bisognerà aprire una parentesi sulla leggibilità come sinonimo di scarso valore di un testo. Abbiamo detto che l'illeggibilità oggi è sinonimo di modernità e che la modernità è sinonimo di consumo. Ma non abbiamo detto perché la leggibilità che logicamentedovrebbe essere il migliore requisito per un rapido consumo, specie in tempi come questi di lettori di massa (Moravia scriveva questo pezzo nel 1967, in una temperie di scolarizzazione generalizzata, di massificazione universitaria e di rivolta socio-politica. Tuttavia, c'è una punta di sarcasmo nel sottolineare quei tempi come tempi di "lettori di massa" se si considera che nessun decennio come quello degli anni '60 ha prodotto maggiori quantità di carta da macero, e questo Moravia lo prevedeva, ndSimone), è invece considerata come qualche cosa che denota mancanza di modernità e dunque difficoltà di consumo. Perché questo?
Perché nel mondo moderno la civiltà del consumo riesce a trovare delle buone ragioni per far consumare tutto: i lbri commerciali perché sono leggibili, cioè commerciali, e i libri non commerciali perché sono illeggibili cioè non commerciali. In altri termini, tutto si vende e tutto si compera: basta che sia specificato chiaramente il carattere della merce.

Così è avvenuto, infatti, per i testi illeggibili. La loro illeggibilità è appunto garanzia di qualità per le masse, le quali hanno fatto presto a convincersi che oggi un testo letterario valido non deve assolutamente essere leggibile. Quanto dire che le masse hanno adottato la scala di valori proposta dall'avanguardia, tanto più volentieri in quanto questa scala di valori conteneva un'implicita adulazione nei riguardi di chiunque l'adotasse. Così avviene che le masse oggi vogliono il testo letterario di 'qualità', illeggibile; così come vogliono la pittura di 'qualità', astratta o pop.
Ma il criterio dell'illeggibilità non era forse stato elaborato appunto in odio alle masse? Si, certamente. All'apparire delle masse, le avanguardie si erano ritirate nel guscio come lumache che abbiano avvertito il pericolo. L'illeggibilità, nella loro sincera intenzione, avrebbe dovuto mettere una distanza tra i loro testi e le odiate moltitudini. Attraverso l'illeggibilità si sperava, insomma, di evitare l'umiliante e infamante successo di massa.
Senonché, le avanguardie tutto avrebbero potuto prevedere salvo che le masse avrebbero decretato il successo dei loro libri appunto perché erano illeggibili. Da allora si è stabilito un tacito accordo tra le masse e le avanguardie: le masse comprano i libri perché sono illeggibili e le avanguardie hanno trasferito la loro avversione alle masse agli scrittori leggibili. Questi in realtà sono i veri nemici; non le masse ignoranti ed ottuse le quali, però, comprano i testi proprio perché sono illeggibili, ossia, nel senso letterale della parola, li consumano. Mentre gli scrittori leggibili stanno lì a contestare meschinamente la necessità, legittimità e perfino esistenza di un testo che non è possibile leggere. Questo è tanto vero che dai giornali e dalle riviste delle neo-avanguardie (una volta c'erano, oggi direi che il panorama faccia ridere, ndSimone) sono scomparsi gli attacchi alle masse così frequenti nelle riviste dell'avnguardia storica. Essi sono stati sostituiti dagli attacchi contro quei pochi scrittori che ancora riescono ad essere insieme validi e leggibili.

Insomma, attraverso il consumo è avvenuta la riconciliazione tra masse e avanguardia. Che importa che le masse non capiscono un'acca dei testi che tuttavia acquistano? Ciò che più mporta è che esse accettano la moneta dell'illeggibilità; mentre i buoni scrittori leggibili la rifiutano".

6 hanno detto la loro:

Diego D'andrea ha detto...

Potrei essere anche d'accordo(ed in parte, in effetti, lo sono :-) se però gente come Coelho&C non vendesse milioni e milioni di copie (alla faccia del patrimonio neuronico (va bene neuronico?:-) del pianeta!!!)
Insomma, certe volte mi viene il dubbio che in qualche occasione sia meglio non capire... forse si fanno meno danni!
Ciao D

simone ha detto...

AHAHAHAHA...

Beh però se ci pensi bene spessissimo succede proprio quanto dice Moravia: si rischia di snobbare gli scrittori più accessibili (ok, evito Coelho che non ho mai letto, peraltro) per andar dietro a "scritture creative", esperimenti vari ed arzigogolati, avanguardie per modo di dire, solo per il nuovo.

Spesso capita anche nell'élitario ambiente musicale - quello che guarda oltre Rtl, ovviamente.

Cazzo che sonno.

missmidnight ha detto...

Non nominatemi Coelho. La fiera della banalità in persona -_-

simone ha detto...

Diciamo che è davvero TROPPO leggibile... ;)

Anonimo ha detto...

Vabbé, tento di creare il panico in una discussione che andava tanto bene prima che ci mettessi piede.. Tenendo conto che 1) detesto Coelho 2)ha ragione Simone, è davvero troppo leggibile,la situzione si complica parecchio perché 3)gli piacerebbe tanto essere illegibile, fare lo scrittore per "iniziati" (qualsiasi cosa ciò voglia dire...)... ma solo per piacere ancora di più alle masse, cioé per essere leggibile. Insomma, moravia c'ha preso anche stavolta.Che poi alla fine della sua vita M. sia stato con scrittrici davvero TROPPO leggibili (possiamo dire "coelhane"?) come Dacia Maraini o Carmen Llera, la consideriamo una debolezza dovuta all'età, o il massimo dell'ironia di Alberto? :-)

DAVIDE

ps. Simone, gran bel blog!

simone ha detto...

Ciao Davide e benvenuto nel blog. Spero diventerai mio assiduo lettore. ;) Intanto se vuoi o vogliamo linkarci, fammi un fischio.

Dunque. D'accordo col tuo discorso su Coelho. Molto meno d'accordo col tuo discorso su Moravia.

Il suo legame con Dacia Maraini non è, come dire, inquadrabile in un rapporto dell'ultima fase della vita. Nonostante fosse già un uomo ultracinquantenne e la Maraini una giovanissima scrittrice, quel rapporto iniziò intorno alla fine degli anni 50 e proseguì fino al 1978.

Non lo definirei, insomma, un caproccio senile. Proprio no. Anche perché con Dacia Alberto visse la fase direi più intensa della sua vita sotto il profilo intellettuale.

Detto questo, però, mi premuro di copiarti quando dichiara in "Vita di Moravia" ad Alain Elkann Moravia rispetto al suo rapporto con le donne:
"Una volta per tutte, torno a dirtelo, per me gli anni non sono pubblici, sono privati. E in generale i miei anni sono contrassegnati dalla presenza di una donna".

Infatti, se analizzi a fondo la sua biografia, ti accorgerai che fra Elsa Morante, Dacia Maraini e Carmen Llera c'è quasi un passaggio, come dire, in dissolvenza. Necessario, privato ed intenso.

E poi, insomma: Dacia Maraini sarà pure leggibile ma è una grande scrittrice. Carmen Llera è una scrittrice improvvisata.