9.2.07

Tagliati fuori

Ezio Mauro ha pubblicato, l’altro giorno su Repubblica, un editoriale che mi sento di condividere e sottoscrivere riga per riga. D’altronde un nome come il suo non ha bisogno della mia sottoscrizione. Un editoriale che è stato fra l’altro alla base del dibattito di questa sera ad “Otto e Mezzo”, col medesimo direttore di Repubblica ospite assieme al Vescovo Luigi Negri e a Piero Ostellino.

Alla tesi di Mauro, abilmente e provocatoriamente sintetizzata da un titolo volutamente scorretto: “Se il Dio di Ruini diventa di destra” mi sento di aggiungere solo una riflessione che è peraltro dettata dalla prassi sociale. Che è poi assai semplice.

La Chiesa risponde ad una logica che procede ad excludendum: che cioè prevede scelte assolutamente nette, intransigenti e che non permettono alcuna, come dire, possibilità di manovra su certe, grandi questioni (famiglia, giovani, procreazione e via elencando). Il “non possumus” dell’Avvenire dell’altro giorno è lì, chiarissimo, a confermarlo. Come si sintetizzava questa sera ad “Otto e Mezzo”: o la famiglia, o i diritti generalizzati ed accessibili a chiunque.

A questo punto mi ricollego alla sostanza dell’editoriale del direttore di Repubblica: Mauro sostiene che, dopo una prima fase di assoluta egemonia culturale ritenuta finanche spontanea e scontata ed espressa dalla DC, in cui la Chiesa poteva coscientemente presumere di essere il tutto, essa stessa si sia ritrovata in una seconda, contemporanea fase di minoranza. Sia cioè, ad oggi, divenuta una parte fra le altre incastonata nel dialogo/conflitto sociale, per di più in un paese che si, sarà antropologicamente sensibile al Cristianesimo, ma secolarizzato nei fatti – ecco, nei fatti: tenete bene a mente questa formula. E che dunque tenda, pur in minoranza, a “reagire”: ad attuare una sorta di contrattacco in parte anche violento dettato dal recupero (peraltro abilmente sottolineato da Negri questa sera) di una forte identità che, paradossalmente, nel periodo antecedente la guida di Ruini della CEI, risultava quasi sbiadita.
Insomma: il Dio appagato, totipotente ma un po’ sfocato della Prima Repubblica contro il Dio in minoranza ma riscopertosi guerriero dell’attuale situazione. Dice Mauro che, in una terza fase, quando la Chiesa si rende dunque conto di poter intervenire su campi alle altre parti vietati, rischiamo che – poste le sue offerte sul mercato – la Chiesa rischi di fornire in generale alla politica ma in particolare alla Destra quell’ombra ideologica dalla cui cronica carenza quella stessa parte politica – ma in realtà tutto l’ambito politico - è affetta. E che anzi “la Chiesa corre il rischio mondano di diventare parte, se non addirittura un soggetto politico diretto, e si amputa a sinistra la cultura politica cattolica, per la prima volta nella storia della Repubblica”.

Mi riattacco esattamente a questo punto solo per osservare che la logica ad excludendum della Chiesa Cattolica rischia infatti, trovando un letto lobbistico in quasi tutta la Destra, di lasciare fuori dall’ambito ecumenico tutta una larga porzione di fedeli – fra i quali rientro io stesso – che, molto semplicemente, non vuole nella propria mente ma soprattutto non può - scontrandosi con la realtà -praticare scelte così nette, dogmatiche.
Quei sta il punto. Nel progressivo arroccamento in difesa di una posizione dalla quale non può muoversi – senz’altro non può avanzare, almeno nella situazione attuale – la Chiesa rischia di ridurre la propria azione a quella di una qualsiasi lobby che, più che incrementare i proprio spazio, tiene il picchetto, protegge la posizione. Arroccandosi –anche etimologicamente – la Chiesa riuscirà a custodire le sue ovvie linee di pensiero ma diminuisce e riduce drasticamente la superficie lasciata a disposizione dei fedeli: come se (ci) togliesse il tappeto da sotto i piedi.
Una vicenda che, per quanto distante nella sostanza, ricorda assai da vicino – per chi le conosce bene – le vicende dell’Index librorum prohibitorum e il suo sostanziale ridimensionamento finale al solo fortino italico.
Insomma: c’è una larga parte della cittadinanza italiana – restiamo in Italia – che pur volendo e potenzialmente rientrando nel popolo di Dio rischia di vedersi, suo malgrado!, estromesso per quanto teoricamente non può accettare ma, più importante, concretamente non può evitare.
E’ proprio come in una battaglia: chi si arrocca, magari riuscirà a tenere la posizione, a resistere e confermare la propria presenza. Ma a costo di ridurre i propri feudi, a costo di lasciar fuori dal proprio steccato una serie di rinunce forzate.

Ecco: la cosa peggiore di questo asfissiante clima che la CEI ha instaurato con questa decisa azione di arroccamento/rilancio battagliero disteso sul letto di “quella destra che si accontenta della prassi di potere e di consenso berlusconiana e prende a prestito le idee forti, che non ha, nel deposito di tradizione della Chiesa italiana” è solo una: rimanere, proprio malgrado, tagliati fuori.

3 hanno detto la loro:

Marco ha detto...

E' una questione complessa. Ma non si riesce a capire molto le problematiche della posizione della Chiesa se non si capisce che la distinzione ottimistica, spacciata per buona, tra potere temporale e potere spirituale non sta in piedi, e da qui sorgono le magagne.

Anonimo ha detto...

non credo che la chiesa sia in minoranza, pure se è sparita la DC.
anzi...
(FulviaLeopardi anonima)

simone ha detto...

FulviAnonima cosa dici? I fatti quotidiani, la prassi, gli atteggiamenti, il medesimo atteggiamento della Chiesa conferma il fatto che essa è ormai "solo" una delle parti che popolano il sistema sociale (certo: che parte).
Questo è un dato incontrovertibile.
Non è più il Tutto.