12.4.07

Una moglie giapponese

Stanotte non ho dormito molto. Anzi: molto poco. Forse cinque ore. A scatti, sussulti, sprazzi. Cosa stranissima, fra l'altro: il mio sonno è solitamente monolitico. Comunque.

Risvegliato da uno squillo al cellulare arrivato alle due di notte (ecco l'inghippo!), proprio non riuscivo a trovare un compromesso fra la mente e il fisico. Niente. Niet. Occhi sgranati.
Ho preso dei salatini ed un bicchiere di spremuta (anzi: Frutti Rossi, c'è pure il melograno, dentro).

Ed ho scoperto un film che non avrei mai avuto modo di scoprire.

(Questa è un'esperienza fra quelle che più segnano la mia passione per il cinema, credo legata ad una certa passione per il passato, più che per il presente: amo alla follia - quando rientro tardi o quando, raramente, mi sveglio in piena notte - soffermarmi a scoprire quelle pelllicole dimenticate che passano solo a notte fonda. E' fantastico. Al di là dei vari "Heimat" su Rai Tre. Anche Rete4 e qualche altra emittente non scherza, a portafoglio-film).

E allora mi sono imbattuto nientemeno che in "Una moglie giapponese", film datato 1968 e firmato dalla regia di Gian Maria Polidoro (la cui filmografia è piuttosto ridotta, almeno quella ufficiale) e dalla sceneggiatura di Rodolfo Sonego. Film sul quale - in rete - scarseggiano le notizie. Purtroppo, causa l'ora e gli impegni di questa mattina, ho dovuto interrompere dopo circa mezz'ora. Poco importa: l'importante è sapere che un film esiste. Ci sarà sempre modo di recuperarlo. Il brutto è ignorarne l'esistenza.

Fra l'altro sono molto sensibile al mood del film, che fondamentalmente mi arriva attraverso la fotografia e alcune ambientazioni, oltre che da certe interpretazioni - in questo caso Gastone Moschin, la cui filmografia è davvero una salita a tornanti. Quindi, come dire: spesso mezz'ora basta e avanza per valutare se quel film - al di là dle mio onnivoro intento macrofagico - vale l'attenzione.

Insomma. Qui quello che ne dice Tullio Kezich ne Il Mille film. Dieci anni al cinema 1967-1977, Edizioni Il Formichiere:

Il week-end perduto di un ragioniere novarese che il caso strappa per quattro giorni alla noia della vita di provincia con un fulmineo viaggio a Tokio, Hong Kong, Saigon e Calcutta. È una corsa in jet attraverso mondi lontani, fra linguaggi e costumi incomprensibili, e una sommaria presa di coscienza dei problemi che travagliano l’Asia. Il protagonista viaggia al posto di un collega e da una tappa all’altra ne scopre la vera fisionomia, quella dell’europeo avido e cinico in terra di conquista. Solo a prezzo di una programmatica insensibilità un individuo può reggere orrori come la guerra del Vietnam e la fame dell’India; ma il ragioniere non ha la tempra del colonialista: le ragazze che si vendono per miseria e gli affaristi che si ingrassano finiscono per procurargli un salutare disgusto. Con questo nuovo carnet di viaggio, Polidoro (40 anni, nato a Bassano del Grappa, ex documentarista) continua il discorso tra sentimentale e sociologico dei suoi film precedenti, tutti sceneggiati da Rodolfo Sonego. Dopo Le svedesi (1961), Il diavolo (1963) e Una moglie americana (1965), il regista conferma la sua vocazione di cosmopolita curioso. Anche La moglie giapponese è caratterizzato da finezza di osservazioni, da un misurato umorismo e da qualche languore: i brani di reportage da Saigon e dall’India, lucidi e inequivocabili, sono tuttavia le cose migliori finora girate da Polidoro. Al disegno della regia si intona felicemente l’ottimo Gastone Moschin.

Direi che è il caso di recuperarlo. E spararselo per intero.

5 hanno detto la loro:

Anonimo ha detto...

Il film era bellissimo, peccato che Morfeo mi abbia giocato un brutto scherzo e così mi sono addormentato senza vedere la fine... Che fastidio, anche perché non è roba che si trova in dvd...
Ciao e in bocca al lupo!
Eddy

Diego D'andrea ha detto...

Mai visto...
Sul fascino dei film della notte, però, concordo appieno... anche se, per lungo tempo, mi sono convinto che buona parte del piacere stesse proprio nel silenzio delle ore piccole e nell'atmosfera inconsueta del doposonno... insomma, come se più che il film fosse il modo di assistervi a fare la differenza.
Ciao D

Anonimo ha detto...

Salve per caso sapete dove recuperare il film? Ho provato anche ad acquistarlo ma sembra non esistere grazie attendo notizie.

Anonimo ha detto...

Mi è capitato di vederlo gia iniziato, quando il protagonista si trova ancora in Cina, e come spesso accade questi film, dalla fotografia affascinante mi ha catturato e sono andato alla ricerca di recensioni e trame per recuperare le parti che nn ero riuscito a vedere. Per quanto riguarda i film notturni, queli che x davvero nn avresti mai potuto vedere si, sono affascinanti e per qualche ragione ti rimangono in testa, ricordo un film visto alle 4 di notte mentre cucinavo del cioccolato che raccontava la storia di un villaggio sperduto irlandese che metteva un annuncio su un giornale americano per far venire delle moglie, la piccola storia di una trentina di persone, niente di speciale eppure mi torna spesso in mente...

Anonimo ha detto...

Qualcuno ha notizie sul dvd? Non riesco neanche io a trovarlo.. mi accontenterei anche di un torrent o Link grazie!!