22.6.07

DIMENTICARE


Comincio a dimenticare. Profondamente.

A dimenticare. Nomi. Volti impressi su quei nomi. E, quindi, persone. Tante persone che hanno popolato - a volte invaso in tackle - la mia vita fino a tre, quattro, cinque anni fa. Anche di più. Anche di meno. Non saprei.

Ripenso e - però, questo il dato essenziale: al contrario di qualche tempo fa - comincio a riportare alla mente solo figure. Momenti velocissimi. Sai quelle foto dei taxi di New York presi in movimento, con le immagini che vengono fuori tutte sfocate e sbiadite? Ecco. La sensazione è esattamente quella. Significa: dimenticare. Significa: il tempo lavora. Significa: servono molti sforzi, più tentativi che in passato, per recuperare una certa informazione, una certa notizia. Un certo nome. Una certa sensazione. E' una questione mnemonica, prima di tutto.

C'è poco da fare. È il tempo. Certo. Ma il tempo da solo non basterebbe. Non basta mai, il tempo. Diciamocelo francamente. Da solo non cancella proprio un cazzo. Sotterra, piuttosto. È che in mezzo ci sono persone. Altre persone. Ci sono tanti progetti. Iniziati, lasciati a metà, portati a termine con successo. Insomma c'è la Vita.

E allora tutto questo per dire che secondo me ogni quattro o cinque anni avviene come un reset parziale. Una cancellazione automatica - chi ha la sventura di non esserci in quel momento, comincia a "farsi dimenticare". Gli altri, restano in barca assieme a te. Poco da fare. È così. La presenza. L'importanza della presenza. Hai voglia ad insistere.

Ed è anche giusto. Perché vuol dire che siamo psicologicamente e geneticamente programmati per andare avanti - e lo so, non scopro mica nulla. Per dimenticare per forza. Beninteso: non parlo di chissà quali esperienze - assolutamente no, sarebbe troppo facile. Parlo anche e in particolare della futilità. Della quotidianità. Di certe abitudini. Di certe frequentazioni. Di certe persone legate a quelle abitudini. Certe immagini, insomma. Le immagini metaforiche della nostra esistenza.

Tutto questo è sottoposto a revisione parziale - se non totale - ogni certo numero di anni. Non saprei quanti, davvero. Però so che facciamo un bollino. Strappiamo un tagliando. Paghiamo dopo aver speso e riscosso. E il carburatorista ci dà il via libera. "Via, avanti, altri cinque anni per Dio". Giustamente, c'è fila e bisogna darsi una scossa.

E questo - non vorrei che qualcuno fraintendesse - è bene.

4 hanno detto la loro:

silvia ha detto...

ricalibrare la propria vita e le proprie frequentazioni ogni tanto non succede a tutti. ma se accade è l'effetto di un nostro personale cambiamento interiore, di un'evoluzione. magari sbaglio, ma sentirmi cambiare in continuazione è ciò che mi fa sentire viva. quindi concordo, tutto ciò è bene.

silvia ha detto...

p.s. bello il nuovo layout del blog, mi piace di più! :-)

simone ha detto...

Già Concordo con quanto dici. Però è anche una dinamica intrinseca. genetica, direi.

Grazie per i complimenti al template. ;)

Buon fine settimana!

silvia ha detto...

buon fine settimana a te! io lo passerò ascoltandomi la discografia dei blonde redhead...così arrivo supercarica lunedì al concerto!