19.7.08

INTERVISTA A GIOVANNI ALLEVI, UNA BACCHETTA STREGATA

C’è la gioia incontenibile di un poppante smanioso di ficcare le dita ovunque e la tigna granitica di un navigato compositore, nei sussurri di Giovanni Allevi. Che fioccano spumosi come i riccioli che popolano la sua capoccia imbottigliata di semiminime. Navigato, d’altronde, comincia a esserlo: “Evolution” è il sesto lavoro, il primo sinfonico dopo cinque dischi di piano solo. «È una specie di download ammaliante: la musica è una strega portentosa che non mi ha mai lasciato scampo. Prendere o lasciare».
Parto dal titolo: è l’Allevi compositore o l’esecutore il protagonista dell’evoluzione?
«Assolutamente il compositore, che spicca in tutto il suo splendore. Non ho dubbi».
Spesso insisti sulla categoria della “contemporaneità” per illustrare il tuo lavoro: dopo la musica atonale, sei il fondatore della nuova musica classica contemporanea?
«Intanto, dopo la stagione atonale c’è stato il minimalismo statunitense, negli anni ’60. Detto questo, non saprei dire se sono fondatore o esponente di un nuovo approccio alla classica, non estremizzo alcun aspetto. La mia è musica punto e basta, immediata e complessa, di stampo europeo».
E invece l’arte contemporanea, così trasversale e liquida, riesce a stimolarti?
«Dell’arte contemporanea mi entusiasma l’enorme dinamismo, più che la contaminazione. E il fatto che goda di immediata considerazione, soprattutto dal pubblico. Cosa che non avviene quasi mai, con le nuove idee musicali. Io sono un’eccezione».
Sei il musicista classico più pop: un grimaldello per avvicinare i giovani all’universo della classica? «Pensavo fosse una battaglia persa. E invece ho scoperto che anzitutto la musica, e poi l’immagine, sono riuscite a stabilire una connessione con tantissimi ragazzi. Ma il problema della popolarità della classica è solo novecentesco: prima era per tutti».
La tua storia ricalca le vicende dei predestinati. Ma anche di una volontà rigorosa di fare della musica la propria vita: quanto destino e quanta volontà coesistono a oggi, luglio 2008?
«La volontà è tutto. La mia è ferrea, ai limiti dell’extraterrestre. Se pensi a tutta la fatica e il lavoro notturno per registrare “Evolution”, nel corso dello scorso tour. No, non ci credo, alla fortuna».
Forse una ce n’è, però: quella di nascere con una grande passione che ci guidi per la vita?
«Certo: quello è l’ingrediente fondamentale. E infatti se quella stregaccia che è la musica non mi avesse accalappiato e costretto a immolarle l’intera mia esistenza, non ci sarebbe stata volontà di sorta».


*

L'ARTISTA
Un rivoluzionario in tour per tutta l'estate
Giovanni Allevi, protagonista indiscusso di un’inedita stagione della musica classica segnata dall’affermazione di una nuova intensità ritmica e melodica europea, nasce il 9 aprile 1969 ad Ascoli Piceno. Doppiamente diplomato al conservatorio (pianoforte a Perugia e composizione a Milano) e laureato in filosofia a Macerata, viene notato nel 1997 da Jovanotti che gli pubblica il primo disco, “13 dita”, e lo fa suonare nei suoi tour. Sei anni dopo arriva il secondo disco, “Composizioni”. Nel frattempo riceve infiniti riconoscimenti e suona in mezzo mondo, da Hong Kong agli Usa. Il terzo album, “No concept”, nasce appunto a New York e viene pubblicato nel 2005. L’ultimo disco piano solo – a parte il doppio “Allevilive” – è “Joy”, del settembre 2006: clamoroso successo che sfonda le 100mila copie. Di quest’anno è il primo libro, “La musica in testa”: filosofia della musica. “Evolution” (Bollettino/Ricordi-Sony Bmg) è il sesto lavoro, realizzato con un’orchestra sinfonica di trenta elementi, “I virtuosi italiani”. Con loro, Allevi sarà in tour per tutta l’estate: da Lignano (12 luglio) a Ostia Antica (16 luglio), passando per molte altre tappe fra cui Alessandria (27 luglio), Lecce (3 agosto) con chiusura a Palermo e Taormina (28 e 29 agosto).


© 2007 Guido Talarico Editore - Inside Art

6 hanno detto la loro:

claudio e giovanni baglioni ha detto...

Direi che artista, giornalista, musica ed articolo...si commentano da soli...ogni parola in piu' sarebbe superflua:
GRANDI!!!!

Serenella Firenze

FulviaLeopardi ha detto...

sentito ad assisi...stupendo

simone ha detto...

@ Serenella: ma grazie! ;)

@ Fulvia: ci credo, in quella cornice poi...

silvia ha detto...

allevi non mi fa impazzire (come personaggio dico). però sentirlo a taormina deve essere affascinante, beati coloro che ci andranno...

Diego ha detto...

Simone, magari avevi appena qualche manciata di minuti, ma un paio di domande un po' più interessanti gliele potevi pure fare, o no? :-)
Ciao D
p.s.
Simone, ho una curiosità. Tu scrivi di musica, ma sai suonare anche qualche strumento? Hai studiato musica? Perché ciò che (secondo me... da leggersi sottolineato) manca in quello che scrivi, certe volte, è un filino di base tecnica (se poi ce l'hai, magari, io la proporrei un po' di più, magari in modo facilmente intellegibile! Ripeto, è solo la mia opinione ;-)
Buone cose!

simone ha detto...

Diego, non ho avuto una manciata di minuti ma una bella chiacchierata con Giovanni. A me le domande paiono interessanti: altre non ho potuto aggiungerne per questioni di spazio (una scelta bisogna pur farla). Ad ogni modo, il giudizio ce l'ha senz'altro il lettore: ma considera che un servizio non va mai in pagina senza che ci mettano gli occhi caporedattore e direttore. Quindi, insomma, saresti già in minoranza. ;)

Quanto alla questione "tecnica": un buon giornalista deve sapere come/dove/cosa scrivere. Ai lettori di Inside Art - come quasi a tutti i lettori che non siano di riviste specializzate - troppi ghirigori tecnici e osservazioni strettamente musicali non interessano e rubano spazio a questioni più generali ma altresì importanti. Non siamo su Musica Jazz, per capirci. Quanto a me, suono il basso elettrico ormai da anni e ho studiato musica non a lungo ma con profitto da maestri privati piuttosto noti in lezioni frontali. Ho inoltre un padre che ha suonato il contrabbasso e una sterminata discografia a disposizione (per dirti che respiro musica sin da piccino). Infine ho davvero molti amici nel settore (produttori, arrangiatori, musicisti, colleghi giornalisti) da cui succhio spesso preziose dritte e consigli e con cui condivido lavoro e tempo libero. Senza contare il mio percorso di studio che, pur non specifico, mi consente di avvicinarmi a molti ambiti col dovuto rispetto e la dovuta competenza.
E' sufficiente per un'intervista?

Cari saluti a te e buone vacanze.